Tennis
20 Febbraio 2026
È notte a Doha, il cemento riflette le luci e il tabellone racconta una piccola crepa nel racconto dell’invincibilità. Il 19 febbraio 2026 Jannik Sinner, numero 2 del mondo, si ferma ai quarti contro Jakub Mensik: 7-6, 2-6, 6-3. Più che un inciampo, è un punto d’osservazione. Perché se si allarga lo sguardo al biennio 2024-2025, i numeri raccontano una delle fasi più dominanti del tennis recente. E allora la domanda diventa: cosa dicono le statistiche sui suoi picchi e sulle sue flessioni?
Il 2024 è l’anno del salto definitivo. Sinner chiude 73-6, con un impressionante 53-3 sul cemento (94,6%). Conquista gli Australian Open e lo US Open, certificando una superiorità strutturale sull’hard. A Melbourne tiene il 97% dei turni di battuta e salva il 93% delle palle break: non è solo potenza, è gestione. La prima viaggia veloce, ma è la qualità della seconda a fare la differenza, perché gli frutta tempo e campo. A New York ribadisce il copione: pochi errori gratuiti, altissima resa con la prima, pressione costante in risposta. Il servizio diventa piattaforma tattica, non semplice colpo d’inizio scambio.
Nel 2025 la crescita si fa storica. Sinner è il primo, da quando esistono le rilevazioni moderne (1991), a chiudere l’anno da leader sia per percentuale di giochi vinti al servizio sia per quelli conquistati in risposta. Il dato chiave è doppio: 92% di turni tenuti e 32,63% di game strappati al ritorno. In pratica, un break ogni tre turni avversari. Significa trasformare la pressione in statistica. Difende il titolo agli Australian Open, vince Wimbledon superando Carlos Alcaraz in finale e trionfa alle ATP Finals senza perdere un set. Chiude 58-6, ancora oltre il 90% di vittorie. Il miglioramento contro i Top 10 conferma che non è un dominio costruito contro seconde linee: è trasferibile ai massimi livelli.
Il 2026 si apre con due segnali diversi. A Melbourne si ferma in semifinale contro Novak Djokovic dopo cinque set tiratissimi. Non è un calo atletico, ma una questione di micro-percentuali nei momenti chiave: prime palle, scelte sul 30-30, gestione delle palle break nei finali lunghi. A Doha arriva un altro stop prima della finale. Mensik gioca una partita quasi perfetta con la prima, oltre l’80% di punti vinti, e nel terzo set non concede spiragli. Per Sinner è un’anomalia statistica — due tornei di fila senza finale non accadevano da metà 2024 — ma il record stagionale resta solido.
Dove nasce l’egemonia? Dal servizio come sistema. Tenere il 92% dei game significa ridurre il carico mentale e giocare la risposta con lucidità. E proprio la risposta sopra il 32% è la soglia che altera l’equilibrio del tennis moderno: quando ogni turno può girare, l’avversario sente la pressione e abbassa le percentuali. Il miglioramento nei grandi palcoscenici, indoor e Slam, completa il quadro.
Le flessioni, invece, emergono in due situazioni precise. La prima è contro server in giornata, capaci di accorciare gli scambi e ridurre le finestre di ingresso in risposta, come accaduto a Doha. La seconda è nei cinque set contro maestri della gestione, dove quattro punti nei tie-break o nei game sul 4-4 possono cambiare inerzia e percezione. Non sono crepe strutturali, ma zone a varianza alta.
Il contesto di classifica aggiunge pressione: Alcaraz è avanti e i Masters 1000 americani pesano. Ma se il biennio 2024-2025 ha definito un’identità numerica — servizio sopra il 90% di hold e risposta aggressiva — le prime settimane del 2026 non la smentiscono, la mettono alla prova. I dati suggeriscono che, quando quel binomio funziona nei punti brevi e nei primi scambi dei tie-break, Sinner torna a dettare legge.
In fondo è questo il senso delle cifre: ricordare che anche chi viaggia oltre il 90% di vittorie può imbattersi in giornate perfette dell’avversario o in set decisi da quattro punti. L’eccezione non cancella la tendenza, la illumina. E i numeri, fin qui, continuano a raccontare un progetto tecnico tra i più completi del circuito.