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Calcio estero, zero aiuti in Bulgaria dai professionisti alla culla di Stoičkov

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La consueta indagine sullo stato del calcio estero questa volta approda in Bulgaria, paese che sfiderà l'Italia nel girone di qualificazione a Qatar 2022 e ricordato per l'incredibile cavalcata ai Mondiali del 1994 terminata in semifinale proprio contro gli azzurri.   [caption id="attachment_245602" align="aligncenter" width="561"] L'undici iniziale per la semifinale del '94[/caption]   Ad accomunarci con questa repubblica di quasi 7 milioni di abitanti, dal 2007 membro UE, non sono soltanto i colori della bandiera ma anche alcuni aspetti che riguardano la gravità della situazione a cui devono far fronte le società calcistiche. Tra tutti spicca sicuramente il fatto che anche i club bulgari non hanno potuto usufruire di alcun aiuto economico né da parte della federazione né di provenienza governativa. Questo vale tanto per i dilettanti quanto per professionisti (che come accade in gran parte d'Europa sono tenuti a sottoporsi periodicamente a test diagnostici i cui costi sono a carico delle stesse società). A differenza di quanto avvenuto in Italia però, è stata questa seconda ondata di contagi a colpire fortemente il paese e in particolare la situazione è andata peggiorando in novembre, mentre i mesi da marzo a settembre non avevano fatto registrare particolari emergenze (situazione peraltro comune in Europa orientale: basti pensare che nelle prime partite di Champions League, es. Dinamo Kyiv-Juventus e Shakhtar Donetsk-Inter, erano presenti allo stadio più di 10mila persone). Molte delle restrizioni in Bulgaria, come la totale interdizione al pubblico dell'ingresso agli stadi, sono dunque entrate in vigore con la fine di ottobre. Solo a fine novembre invece lo stop assoluto di tornei, campionati e allenamenti per tutte le categorie del calcio giovanile. Interruzione che ha impattato in maniera molto meno significativa rispetto a quanto stiamo vedendo in Italia, se si pensa che il calendario bulgaro prevede di norma una lunga sospensione delle attività (generalmente dalla metà di dicembre alla metà di febbraio) dovuta alla rigidità della stagione invernale. Soprattutto per questo motivo la federcalcio e il governo hanno deciso di far svolgere le due giornate ancora da disputarsi, consentendo dunque a tutte le leghe il completamento della prima metà di campionato come da calendario stilato a inizio stagione (solo u-19 e u-17 dovranno recuperare a marzo le tre giornate non disputatesi). Le uniche buone notizie provengono dal fronte delle iscrizioni alla Scuola Calcio: tutte le società che hanno partecipato al nostro sondaggio infatti, hanno fatto sapere di come i numeri siano rimasti pressoché invariati se non addirittura cresciuti. È il caso in particolare del FK Kariana, club di un piccolissimo paese del nord-ovest (Erden) che, fondato soltanto nel 2012, si trova ora al primo posto della Vtora Liga (secondo livello del calcio bulgaro e unica lega professionistica oltre alla massima serie). Proprio i recenti successi hanno fatto crescere anche nei più piccoli l'interesse per il club. Il virus ha però frenato bruscamente l'entusiasmo, scatenandosi con veemenza proprio nella parte nord-occidentale del paese.   [caption id="attachment_245607" align="alignnone" width="1400"] Gli attuali capolisti della serie cadetta bulgara (foto Fb)[/caption]   Situazione relativamente migliore nel sud, dove sia le zone più orientali che quelle occidentali stanno sentendo meno le conseguenze della pandemia. In questo senso le informazioni provengono da tre società, tutte appartenenti alla Treta Liga, massimo campionato dilettantistico (che insieme ai due campionati professionistici e ad altre due leghe dilettantistiche completa il sistema a cinque livelli del calcio bulgaro), suddiviso in quattro gironi per collocazione geografica. A rappresentare il sud-ovest il Pirin Razlog e soprattutto il Belasica Petrič, club che detiene un record molto particolare. Nel 1980 infatti, in occasione della prima storica promozione nella Serie A bulgara, ben 12mila persone si spostarono dalla piccola città di Petrich (allora 28 mila abitanti) alla capitale Sofia per il match contro il CSKA. I circa 11.800 tifosi del Petrich che invasero lo Stadion Balgarska Armija rappresentano il primato europeo nel rapporto popolazione cittadina/presenze in un impianto sportivo.   [caption id="attachment_245609" align="aligncenter" width="623"] La pagina del giornale sportivo "Start" del 27 agosto 1980 dedicata al Belasica[/caption]   Per quanto riguarda il sud-est invece, altra rappresentanza di prestigio. A darci gentilmente notizie è stato infatti il Maritsa Plovdiv, società che ha visto dare i primi calci a un pallone niente popò di meno che Hristo Stoichkov, ex-Barcellona nonché miglior marcatore proprio di quei Mondiali USA '94 e senza alcun dubbio miglior calciatore bulgaro della storia.   [caption id="attachment_245611" align="aligncenter" width="493"] Foto di repertorio con Stoichkov bambino (secondo in basso da sinistra)[/caption]   [caption id="attachment_245614" align="aligncenter" width="533"] 2006: Stoichkov (numero 8 a destra) in occasione della festa per gli 85 anni del Maritsa Plovdiv 1921[/caption]     Il Maritsa, che attualmente vanta più di 300 tesserati tra Scuola Calcio e Settore giovanile, è conosciuto in patria per essere da sempre una delle migliori fucine di talenti, tra i quali, negli anni '90, ha cresciuto anche Krasimir Čomakov, in Italia dal 2000 al 2009 e con un passato nel calcio lombardo tra Pizzighettone, Cremonese e Lecco. Qualche lettore sicuramente lo ricorderà!   [caption id="attachment_245616" align="aligncenter" width="517"] Krasimir Chomakhov con la divisa del Maritsa Plovdiv[/caption]  
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