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Rovato Calcio Under 15, parola a Luca Scuri: «Essere capitano non è facile»

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Rovato Calcio Under 15

Dopo le interviste all'allenatore  Salvatore Lefons ( clicca qui per leggerla) e al portiere  Aldo Xsahysa ( clicca qui per leggerla) del  Rovato Calcio Under 15, ecco qui la bellissima storia del capitano della squadra:  Luca Scuri. Il ragazzo gioca a calcio da circa 8 anni, dei quali tutti passati in questa società. Non si può dire, quindi, che il capitano non sia di casa. Parlando del suo team, il giovane 2006 racconta: « La mia squadra è unica perché le esperienze passate con alcuni di loro sono tante e molto belle ma anche i nuovi arrivati di 2 anni fa circa già si sono inseriti nel gruppo, un gruppo che posso definire “un gruppo di fratelli” con doti e tecniche diverse». Fratelli, quindi, più che compagni di squadra. Luca occupa il reparto centrale del campo, e proprio parlando del suo ruolo spiega: « Il mio ruolo è quello del terzino destro e mi piace anche se ripenso continuamente di essere come incatenato nella fascia difensiva e di poter dare molo di più nella parte offensiva anche se la mia tecnica non è delle migliori». Oltre ad essere un terzino destro, Luca è il capitano di questa giovane squadra. Proprio parlando di questa grande responsabilità, il ragazzo spiega: « Essere il vero capitano di una squadra è una responsabilità per pochi o meglio per determinate persone. Il capitano è quello che in sconfitta incita e incoraggia sempre la sua squadra. Il capitano è quello che sa mantenere il legame fraterno della squadra. Il capitano è capitano sia fuori che dentro al campo. Il capitano è quello che apprezza anche i cattivi giudizi delle persone esterne all’ambiente. Essere un capitano non è facile ma quando lo diventi o lo sei devi anche sapere che la chiave della partita è nascosta sempre in te». Luca è ben conscio di quali siano i suoi limiti e i suoi punti di forza. Partendo proprio dalle qualità su cui il ragazzo fa più leva, dichiara: « Quando gioco a calcio la cosa più importante per me è lo spirito, la voglia di squadra e personale di poter giocare al massimo delle nostre possibilità. A livello personale io quando mi alleno punto sul tiro, per migliorare sui calci piazzati, e sulla corsa che, come ho detto, vengono in secondo piano quando gioco». Parlando, invece, di ciò che si potrebbe migliorare con un po' di esercizio, Luca spiega: « Io a tutti i costi voglio poter migliorare la mia tecnica individuale perché è una delle cose che mi penalizza a mio parere». Luca non è tifoso di nessuna squadra, ma il suo idolo è uno su tutti, anzi due: « Ho un idolo che mi porta avanti, per precisare due: Paolo Maldini, per le sue doti da capitano e Juninho Permabucano, ex centrocampista del Lione, uno dei calciatori migliori sui calci piazzati». Ogni giocatore si porta dentro di sé ricordi di partite giocate, qualcuna più importante di altre. Anche Luca ne ha una, e racconta: « La partita migliore e che mi ricorderò sempre si è svolta al campo sportivo della Pavoniana, giocata sul campo in sassi. Era contro il nostro avversario più temibile, il Breno, dove competevamo per il passaggio alla fase successiva di un torneo. Quella è stata la partita dove dei veri guerrieri sono scesi in campo al massimo. Una partita dove l’anima e il piacere per questo gioco erano trasmessi da tutti i miei compagni di squadra. Una sconfitta ai rigori che non dava nell’occhio anzi, i vittoriosi da quella partita eravamo noi perché la felicità nel fare questo sport era maggiore in noi che nei nostri avversari». Focalizzandosi, purtroppo, sulla situazione pandemica attuale e il consecutivo stop calcistico, Luca si apre e si racconta: « In questo periodo bruttissimo io cerco ogni giorno di calciare il pallone per un’ora perché non resisterei senza nemmeno per una settimana cosi anche i miei compagni di squadra che sento via chat ogni tanto e che si lamentano delle condizioni imposte. Entrare in campo, riallacciare i miei scarpini e prendere a calci una palla che emana emozioni mi manca molto e ne sto sentendo la mancanza». Ma con un occhio più speranzoso verso il futuro, il capitano del Rovato Calcio Under 15 conclude così: « Il mio sogno è quello di tutti i calciatori, arrivare nella massima serie ma, se cosi non fosse, il mio sogno è trasmettere alle persone l’amore del calcio e dello sport che è realmente. Mi auguro di rimanere il capitano della mia squadra, anche se a me non piace dirlo in giro perché un capitano si riconosce per il carattere e per come influenza sulla squadra non perché è chiamato cosi».

ROVATO CALCIO UNDER 15

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