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L'appello

«Giovani obbligatori, fallimento totale! Gioca chi non è in grado, altro che valorizzazione»

Fabrizio Alandi, referente regionale AIC, ai presidenti che voteranno: «L’obbligatorietà, nei fatti e nei numeri, un disastro»

«Giovani obbligatori, fallimento totale! Gioca chi non è in grado, altro che valorizzazione»

Sabato 14 maggio il Consiglio Direttivo del Piemonte e Valle d’Aosta ha fissato la riunione con le società di Eccellenza, Promozione e Prima categoria per definire numero e annate dei giovani obbligatori nei vari campionati per la stagione 2022-2023.

Un voto su cui interviene senza mezze parole il referente dell’Associazione Calciatori del Piemonte e Valle d’Aosta, Fabrizio Alandi: «Dopo oltre 15 anni la regola dei giovani obbligatori ha dimostrato nei numeri e sul campo di essere un fallimento totale! Dover far giocare i giovani per ‘decreto’ e non per i propri meriti non è valorizzare i ragazzi ma far giocare chi non è in grado! Basta vedere poi quanti di loro, usciti dall’età protetta da fuoriquota, vadano poi a giocare in Seconda categoria dall’Eccellenza!».

Fabrizio Alandi, AIC Piemonte Valle d'Aosta

Come rappresentante dell’associazione calciatori, di tutte le età, Alandi precisa e sottolinea con forza che la sua non è una posizione ‘contro’ i giovani, anzi. «Come associazione calciatori siamo assolutamente a favore di una giusta e corretta valorizzazione dei giovani con qualità e che meritano di giocare. Siamo contro una norma che secondo noi va addirittura contro lo spirito con cui era stata introdotta. Un obbligo che vede assolutamente contrarie tutte le componenti tecniche, dai calciatori agli allenatori ai direttori sportivi. Solo che poi a votare vanno i presidenti… L’ultima volta che la riunione per i fuoriquota si tenne in presenza (come avverrà anche sabato 14 maggio, ndr), si votò per due soli fuoriquota mentre lo scorso anno, con votazione online, si arrivò addirittura a quattro! Un obbligo che penalizza i giocatori, tutti: i più anziani che non trovano spazio perchè bisogna schierare i fuoriquota e i giovani bravi perchè in un contesto simile difficilmente possono crescere ed essere valorizzati. Non piace agli allenatori, perchè tra titolari e sostituti bisogna avere in rosa un numero spropositato di ragazzi, al di là delle loro qualità e magari ‘adattati’ in ruoli nemmeno loro. Ai Direttori Sportivi, perchè complica notevolmente la costruzione delle squadre, soprattutto di quelle che non hanno un settore giovanile sia per numero che per qualità. Poi però a votare va il presidente che guarda a logiche diverse, salvo però poi lamentarsi col suo Direttore Sportivo o allenatore perchè i giovani in squadra sono scarsi…».


Posizione assolutamente non contro i giovani e le società ma per la tutela dei giocatori giovani bravi e delle stesse società: «Non sono e non siamo contro i giovani! Ma chi fa giocare i giovani e in particolare quelli cresciuti nel proprio vivaio deve essere premiato e incentivato, non obbligato. Un po’ come avviene in Serie C dove il meccanismo premiante ha invece dato risultati ben diversi dall’obbligo nei dilettanti. Che differenza c’è tra obbligo e volontà? Semplice, se ho un giocatore giovane bravo lo faccio giocare ma perchè devo far giocare uno che non è in grado? L’obbligo ha portato più problemi a chi non ha un proprio vivaio ed è stato ed è un modo per alcune realtà di piazzare e ‘vendere’ al meglio invece i propri talenti? E’ il momento di dirci e dirsi le cose come stanno… Anche perchè, anche in Eccellenza, il massimo campionato regionale dilettantistico, vede realtà che anche per difficoltà logistiche e di bacino, non hanno e non possono avere un vivaio come altre realtà. E allora poi cosa succede? Succede che per avere il numero di giovani adeguato alle norme, si prendano i giovani in uscita dalle Professioniste o ragazzi che arrivano da chissà dove, che magari nemmeno l’allenatore conosce. E questo sarebbe valorizzare i propri giovani?».


Per un discorso più ampio, di sistema e profondo: «Anche a livello nazionale si sta pensando, alla luce del fallimento nei numeri e sul campo, di abolire una regola che si è dimostrata dopo oltre 15 anni sbagliata e che non ha assolutamente raggiunto gli obiettivi prefissati. La strada della valorizzazione passa dai contributi per chi fa giocare i propri giovani. Anche perchè evidenzia un paradosso clamoroso. In Eccellenza ci sono realtà che non hanno nemmeno una squadra di settore giovanile o scuola calcioEppure per fare i campionati regionali giovanili devi avere la filiera, giustamente, per tutelare e valorizzare il lavoro delle società. Poi invece puoi fare l’Eccellenza senza avere nemmeno la Juniores… Un po’ come se in Serie A ci arrivasse una squadra che magari ha un presidente con tante risorse ma senza un vivaio, senza uno stadio, senza strutture e condizioni per poterla fare. Per fare la Serie A, giustamente, devi avere e rispettare caratteristiche, parametri e paletti che vanno proprio a tutela e non contro le stesse società. Per noi dilettanti è e deve essere la stessa cosa: chi fa un certo tipo di lavoro sui propri giovani deve essere premiato. Chi non ce li ha deve essere incentivato ma l’obbligo e l’obbligatorietà è ed è stata un fallimento totale! Anche perchè poi, gli stessi presidenti, quando poi vedono in campo certi giovani, che magari arrivano da fuori e ‘costano’ come o più di un giocatore esperto, si arrabbiano e si lamentano».


Un appello verso il voto dunque e u contributo prezioso a un dibattito che deve e dovrà esserci durante la riunione di sabato 14 maggio ma anche prima e nei giorni che precedono e precederanno l’incontro che determinerà le regole per Eccellenza, Promozione e Prima categoria del prossimo anno.

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