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Lys Gomis, dall'inferno al paradiso: «Ho sofferto di depressione, sono pronto a rinascere»

Da talento in rampa di lancio al Torino alle difficoltà emotive della carriera da professionista: «Ho pianto tanto, allenare i bambini è la mia nuova ragione di vita»

LYS GOMIS MORETTA

Lys Gomis: l'ex portiere classe 1989 si presenta al Moretta con il DS Giuseppe Macchi

Conta prima l'uomo e poi lo sportivo. Quante volte avete sentito questa frase nel calcio, nel basket o in qualsiasi altra disciplina che vi viene in mente? Una moltitudine sconfinata di volte, rendendo quasi banale il concetto. Ma quante volte ci siamo fermati a pensare davvero che cosa passa nella mente di un ragazzo in rampa di lancio nel mondo dello sport professionistico? Adrenalina pura, portata dalla ventata di novità e dalla possibilità di toccare il cielo con un dito, e la possibilità di crollare come una foglia di fronte alla durezza di un'ambiente che può diventare crudele.

Di esempi ne possiamo portare tanti, ma questa volta racconteremo la storia di Lys Gomis, un ragazzo ormai diventato grande che nel calcio si è fatto conoscere soprattutto con la maglia del Toro addosso: tante avventure in Italia e all'estero, con tanto di esordio in nazionale senegalese, fino al ritorno in terra cuneese (dove è cresciuto) da pochi anni a questa parte. L'ultimo capitolo della storia di Gomis è il Moretta, dove svolgerà per la prima volta solamente il ruolo di guida tecnica (allenatore dei portieri, ndr), ma questa volta la notizia di mercato è diversa: per Lys, ragazzone che ha deciso di dedicarsi completamente alla carriera di allenatore, si tratta di un vero e proprio cambio di vita

LYS, IL SOGNO GRANATA E LE CRITICHE

La lunga storia di Lys, portiere talentuoso cresciuto nelle giovanili del Toro, parte proprio dai primi ricordi in granata. Un sogno ad occhi aperti, vissuto da un ragazzo a malapena maggiorenne, arrivato da Cuneo con un borsone pieno di sogni e speranze. Ma come tanti ragazzi di quell’età Lys aveva delle fragilità, emerse dopo alcuni episodi avvenuti in campo e fuori.  «Quando ero in Primavera con il Toro ho rischiato di andare in depressione – racconta LysTutto nasce dal famoso episodio del derby contro la Juve: la gente che mi incrociava per strada mi indicava come quello che era scappato nel derby, un codardo. Mi vergognavo ad uscire e quando andavo al campo tremavo: è stato terribile. La gente però aveva dimenticato quanto di buono fatto prima: avevo vinto il premio di miglior giocatore al Viareggio del 2007, ma contavano solo i miei errori. Come fanno ad accusarmi o a definirmi in malo modo senza conoscermi?».

Quel bambino, come si è definito Lys riferendosi agli anni nella Primavera granata, stava già affrontando dei problemi grandi, enormi, quando si interagisce con il calcio a certi livelli: il giudizio delle persone. L’ancora di salvezza risiede nei tifosi del Toro, gli ultras con cui Lys passava qualche serata a parlare di calcio, quei supporters che hanno scoperto la persona che è Gomis.

Per Lys arriva l’occasione di mettersi in mostra altrove, in prestito. Alle porte del Toro bussa la Spal, ma dopo il suo passaggio a Ferrara qualcosa va storto. «Non volevo andarci, anche se era la soluzione migliore per tutti – racconta Lys – Avrei preferito andare alla Pro Patria con Franco Lerda, ma con il mio procuratore di allora Claudio Sclosa capiamo che la Spal è la soluzione migliore. Ai tempi ero innamorato di una ragazza di Cuneo e avrei preferito rimanere più vicino al Piemonte: nonostante ciò ho provato a iniziare, ma la sofferenza era troppa. Ho chiamato Antonio Comi (allora Responsabile del Settore Giovanile del Toro, ndr) pregandolo di farmi tornare, ho poi parlato con il tecnico della Spal e gli ho spiegato le mie difficoltà, a quel punto il DG della Spal di allora Bortolo Pozzi mi ha portato a Brescia in macchina, ho preso il treno e sono tornato».

«Ho poi aperto il giornale la mattina dopo e leggo l’impossibile: Lys Gomis è scappato ancora una volta, questa volta dal ritiro della Spal. Mi è crollato ancora una volta il mondo addosso, sono peggiorate le accuse nei miei confronti per strada e la gente continuava a deridermi. I giornali non sapevano la verità, mi hanno solo distrutto ulteriormente».

IL GRAVE INFORTUNIO E LA SVOLTA

Tornato al Toro Lys potrebbe avere la possibilità di essere aggregato finalmente con la prima squadra, ma il tecnico della prima squadra granata Gianni De Biasi non vede Gomis sufficientemente pronto per i grandi. Il portiere scende quindi ancora in Primavera, ma durante un Cagliari-Torino nel 2010 Gomis va in contro a un grave infortunio al ginocchio, con il distaccamento del tendine rotuleo. «È stato un momento tragico - racconta Lys - Ho fatto per tanti mesi su e giù da Cuneo a Torino per la riabilitazione, il dolore era tanto. Sono riuscito a recuperare lentamente, poi è arrivata l'occasione di farsi le ossa al Foggia di Zeman, al Lega Pro Prima Divisione. Non è andata come speravo: ancora troppo dolore, l'infortunio non era superato e non ho praticamente mai giocato. In molti in quel periodo mi dicevano di smettere di giocare, che non ne valeva la pena: un altro duro colpo che ho fatto fatica a digerire».

«Grazie a Dio ho incontrato Gianluca Petrachi - spiega Lys - Nel gennaio del 2011, dopo il ritorno al Toro, mi suggerisce di andare al Casale, in Lega Pro Seconda Divisione. Erano in un momento complicato, nel girone d'andata non erano andati benissimo e dopo il mio arrivo abbiamo chiuso con la miglior difesa del girone di ritorno, al decimo posto totale. È stata una svolta per me, per la carriera e per la mia vita in generale: sentivo fiducia vera nei miei confronti. Tornato al Toro dal prestito incrocio per la prima volta Giampiero Ventura: un'altro allenatore a cui devo moltissimo. Lui mi vuole tenere in granata e mi promette che, in caso di promozione in A, avrei fatto il secondo a Gillet (poi nuovo acquisto, ndr). Con lui ho esordito per la prima volta in prima squadra, ma gli devo delle scuse per non aver dato di più. Anche in questo momento ho continuato a commettere errori». 

IL DRAMMA DEL LUTTO DEL PADRE

Dopo la fiducia datagli da Ventura Gomis inizia a girare l'Italia e a fare esperienza con diverse maglie. Veste quella dell'Ascoli, in Serie B, prima di tornare al Toro dove poi esordirà in Serie A nella stagione 2013/14. L'esperienza al Trapani, in Serie B, durante la quale arrivano anche le presenze con la nazionale del Senegal.: segnali positivi per Lys, che sembra aver trovato la sua strada. Ma l'anno dopo è il lutto del padre Charles a portare altra tristezza nel cuore del portiere senegalese.

«La morte di mio padre è stato un dramma immenso - racconta Lys - Era la mia figura di riferimento, il mio pilastro. Essendo il fratello maggiore della famiglia non volevo mostrare le mie fragilità e le mie debolezze, quindi mi tenevo tutto dentro. In contemporanea non giocavo a Frosinone e volevo andare via, così abbiamo trovato in accordo con Urbano Cairo dopo una mezza stagione a Frosinone per andare al Timisoara, in Romania. Qualcosa però in me si era rotto: avevo perso mio padre, l'avevo seppellito ed ero completamente sconnesso. Piangevo continuamente negli spogliatoi e solo la gioia dell'arrivo di mia figlia mi ha un po' tirato su».

IL BUIO

Anni dopo la morte del padre, con tante esperienze in giro per l'Italia, il dolore di Lys non si è mai placato. Il dolore al ginocchio che è sempre rimasto, la rabbia per una carriera che non è decollata come voleva e il ripudio, mese dopo mese sempre di più, nei confronti di quel mondo del calcio che gli stava voltando le spalle. Dopo le stagioni al Lecce, alla Paganese e al Teramo la scelta del ritorno verso casa, in terra cuneese, approdando al Busca.

La paura di smettere, non capire se la carriera da calciatore potesse realmente continuare o se era davvero il caso di appendere i guantoni al chiodo hanno mandato in crisi Lys, che in quegli anni ha vissuto il momento peggiore della sua vita. «Ho trascurato la famiglia, mia moglie, i miei amici. Non accettavo che potesse finire la mia avventura con il calcio in questo modo. Avevo repulsione per tutto, non riuscivo a guardare Sky o Sport Mediaset, mi nascondevo quando andavo in giro, non volevo che mi fermassero per parlare di calcio. Ammetto di aver perso tanti affetti, soprattutto per colpa mia perché mi tenevo tutto dentro e non mi sfogavo».

«Sono arrivato a soffrire di alcolismo e di depressione, uscivo tutte le sere per non pensare al male che il calcio mi stava facendo e per annebbiare la mente. Ero disposto anche ad indebitarmi per bere, è stato davvero doloroso: capitava che mi fermassi da solo in un parco, a pensare ai miei errori. Mi stavo completamente perdendo come uomo, non sapevo più chi fossi».

L'aiuto degli amici, dai vari Sergio Suciu, Daniele Padelli, Migjen Basha e Jimmy Fontana, passando per gli amici storici di Cuneo, hanno aiutato Lys ad uscre da questo momento difficile. «Un mondo che è capace di portarti in alto e buttarti giù in un istante. Riesco a parlarne adesso solamente perché sono riuscito davvero a superarla: gente che mi elogiava fino al giorno prima mi ha completamente abbandonato. Ho fatto errori e ho avuto pensieri terribili, ma sono felice di aver voltato pagina».

GENOLA E LA SQUALIFICA (POI RIDOTTA)

Dopo la breve parentesi al Busca Lys Gomis è infine approdato al Genola, formazione di Seconda Categoria, dove di fatto l'ex Torino ha giocato le ultime partite della sua carriera calcistica. Il nome di Lys è salito alla ribalta nuovamente per una squalifica, quella attribuitagli il 14 aprile 2022, quando il Giudice Sportivo ha sanzionato il portiere con una squalifica di 18 mesi. Da Comunicato si parlava di «volontaria ed ingiustificata aggressione fisica nei confronti del direttore di gara», poi approfondita in un «raggiungeva di corsa l'arbitro che si dirigeva a centro campo e lo afferrava per il collo, provocandogli dolore, oltre ad insultarlo ripetutamente».

Un fatto, da cui però Lys si è sempre dissociato e che soprattutto ha fatto rivedere i fantasmi al portiere senegalese, peggiorando per certi versi la già delicata situazione. «La squalifica contro il Genola è stata una mazzata. Ho pianto per tanti giorni, per l'arbitro magari è stata una cosa da poco ma facendo così ha danneggiato un ragazzo già in grande difficoltà. I genitori hanno smesso di portare i bambini nella mia scuola calcio, ho litigato con i miei fratelli e con mia moglie, ho passato più di una settimana chiuso in casa e ho avuto grandi danni morali. Come se non bastasse non ero più Lys Gomis, ma ero tornato "quello del derby che era scappato" o un "ex giocatore di Serie A". Mai nessuno ha capito quanto potessi soffrire io, ma nonostante ciò posso solo chiedere scusa alla mia famiglia, ai miei amici e soprattutto a mia madre per averle fatto passare un ulteriore momento di dispiacere come questo. Io posso dire solo che anche dietro a un calciatore all'apparenza spavaldo si nasconde un ragazzo con enormi fragilità e parole o accuse andrebbero sempre ponderate».

A prescindere da tutto al Genola Gomis ha capito il valore di questo sport, proprio vedendo ragazzi come lui uscire da lavoro e pronti per andare a giocare e divertirsi. «Vedevo il calcio come puro lavoro, ho visto la gioia di questo sport per la prima volta - spiega Lys - Spaccarsi la schiena magari in fabbrica e poi essere pronti per giocare e stare insieme solo per il gusto di farlo. Al Genola non vedevo l'ora di passare del tempo con loro in campo, mi hanno davvero riempito di felicità. A me il ginocchio faceva ancora male e magari mi facevo delle paranoie, poi vedevo la loro dedizione e riflettevo bene su tutto. È stata una bella esperienza, mi è servita per capire che dovevo smettere».

IL PRESENTE, TRA MORETTA E SCUOLA PORTIERI

LYS GOMIS AL MORETTA

Il presente di Lys Gomis si chiama Moretta. Dopo la definitiva scelta di smettere con il calcio giocato e la serenità ritrovata (grazie anche alla forte riduzione della squalifica, ndr) si è presentata per Lys l'occasione di entrare nello staff di Jodi Sacco, nuovo tecnico dei Verdi. «Sono tanto amico con Jodi, poco dopo l'ufficialità del suo arrivo mi chiama e mi dice che è andato a Moretta per stupire. Ha speso bellissime parole per me con il Direttore Giuseppe Macchi e mi ha chiesto di smettere definitivamente e di iniziare a seguire la mia vocazione da allenatore. Mi ha motivato e stimolato al cambio di vita, mi ha chiesto di riprendermi la A da allenatore, perché ho le capacità per farle. Gli orari sono perfetti: seguirò i ragazzi dell'Eccellenza di sera e i bambini della mia scuola portieri in giornata. Questo Moretta è ambizioso e Jodi arriva da tanta gavetta, dopo aver fatto da vice a Didu lo scorso anno al Chieri: ora tocca a noi a fare la differenza, insieme».

«ALLENARE I BAMBINI È LA MIA GIOIA DI VITA»

«Mi pento solo di non essermi mai aperto con la mia famiglia, sia da piccolo che da grande - conclude Lys - Ero depresso e mi nascondevo, ma davvero sentivo che nessuno potesse realmente capirmi. Mia madre Anne Marie è la prima persona con cui mi scuso davvero, ma adesso il mio futuro lo vedo di nuovo luminoso. Sono stato attaccato e nessuno sapeva quanto stessi male, nemmeno mia moglie che ha anche provato a portarmi via mia figlia Charlotte. È la cosa più bella che ho, sono orgoglioso di lei e so che è buona tanto quanto me»

Un Lys che ha ritrovato finalmente serenità, soprattutto nel suo nuovo ruolo di allenatore e di guida per i bambini. «Allenare i piccoli è l'unica cosa che mi ha davvero tenuto a galla. Mi danno gioia in tutto e per tutto e so di poterli aiutare anche fuori dal campo. Quando li vedo sbagliare riesco a dare loro consigli, perché gli errori li ho fatti prima di loro. Non bisogna sgridarli, basta spiegare loro le conseguenze di un errore di troppo. Spero di trasmettere loro tanta positività: ora ho capito che cosa voglio fare davvero da grande».

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