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Calcio estero, Scozia frammentata tra aiuti ai semi-pro e leghe amatoriali in un limbo

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La Scozia è calcisticamente un paese sotto i riflettori nell'ultimo periodo. La grande impresa della qualificazione a EURO2021 (sarà la prima partecipazione a un torneo internazionale di livello dal 1998) ha rimesso sulla cartina del football anche quest'ultimo paese del Regno Unito, dopo i recenti successi del Nord Irlanda e soprattutto del Galles, semifinalista in Francia nel 2016. Quello scozzese è uno dei sistemi più complicati dal punto di vista dell'organizzazione federale e territoriale. Oltre alle quattro leghe professionistiche e alle tre semi-pro suddivise per collocazione geografica in diversi campionati e sotto-campionati, bisogna infatti tenere in contro anche tre federazioni amatoriali alle quali fanno capo più di 1550 squadre in tutto il paese. Queste Football Associations collaterali non vanno affatto tralasciate perché possono annoverare tra le proprie affiliate squadre collegate contemporaneamente anche alla Scottish Football Association (federazione principale assimilabile alla nostra FIGC) e che hanno dunque diritto a partecipare, come nella migliore tradizione britannica, alla coppa nazionale, la Scottish Cup. È ad esempio il caso dei Portland Milltimbers, neonata squadra iscrittasi alla Aberdeen Sunday Amateur League (ma composta in buona parte da giocatori provenienti dai settori giovanili delle compagini più conosciute come Celtic, Rangers, Aberdeen e St. Johnstone) dalla quale arrivano diverse informazioni circa l'attuale situazione nel nord-est del paese.   [caption id="attachment_244285" align="aligncenter" width="444"] La maglia dei Milltimbers, legati  per ora solo affettivamente ai quasi omonomi statunitensi[/caption]   La notizia buona è che in Scozia, anche a basso livello, si gioca (anche se proprio i Milltimbers sono attualmente in quarantena). Per il resto, i segnali sono tutt'altro che confortanti e da un certo punto di vista non distanti da ciò che stiamo vivendo in Italia: innanzitutto perché tanto le federazioni quanto il governo hanno aiutato solo in minima parte le società dal punto di vista finanziario; poi perché il numero di casi covid nella zona è ultimamente andato in crescendo e questo ha portato a un notevole rallentamento nella crescita delle società. La questione si fa però ancora più tragica quando ci si concentra sul settore giovanile se si pensa che squadre di recente costruzione come i Milltimbers hanno dovuto immediatamente chiudere, in seguito all'emergenza, la propria Scuola Calcio nonostante le iscrizioni siano risultate numerose anche in questo 2020. Un altro aspetto che può tristemente ricordare l'esperienza italiana è il fatto che anche in Scozia ci siano stati problemi di comunicazione tra istituzioni: questo ha portato alcune autorità a sanzionare economicamente club che avevano mantenuto intatta l'attività settimanale sul campo, nonostante le indicazioni delle cariche federali avessero dato l' ok per la prosecuzione delle competizioni. Così come le informazioni provenienti da una delle leghe amatoriali, la Scottish Welfare Football Association, di fatto contrastano con quelle giunteci dai club. La SWFA infatti afferma di aver aiutato le sue società (ricordiamo, tutte no-profit) attraverso l'interposizione della federazione principale ma sentendo le parti in causa più colpite sembrano esserci state più promesse che aiuti concreti.   [caption id="attachment_244284" align="aligncenter" width="1400"] Logo e slogan della SWFL: calcio alla portata di tutti dal 1918[/caption]   Salendo la scala gerarchica del calcio scozzese e spostandosi sulle leghe semi-professionistiche, cresce parzialmente anche l' ottimismo. La società Newton Stewart FC, militante in South of Scotland League (sesta serie), fa sapere di aver inizialmente ricevuto un aiuto economico specifico per fronteggiare l'emergenza covid e ritiene l'indennizzo percepito in linea con le aspettative di una società del proprio livello, nonostante le prospettive per il futuro siano tutt'altro che rosee se gli introiti da sponsorizzazioni, ticket e attività collegate dovessero continuare a mancare ancora per un periodo prolungato. In ogni caso, nella parte meridionale del paese l'emergenza è sicuramente meno sentita, se si pensa che è già attivo un piano per la riapertura parziale al pubblico, con le aree inserite nel c. d. Tier 1 che possono aprire a 300 unità di pubblico (Newton Stewart, sud-ovest scozzese, è prossima a passare dal T2 al T1). Per finire, un altro gradino sopra, nella Lowland Football League (serie appena sotto i professionisti), troviamo il Berwick Rangers, squadra molto particolare perché, pur avendo sede in terra inglese, è affiliata alla lega scozzese. Berwick-upon-Tweed è infatti la cittadina situata più a nord di tutta l'Inghilterra, motivo per cui è molto affine alla Croce di Sant'Andrea.   [caption id="attachment_244289" align="aligncenter" width="399"] Lo stemma del club dei tifosi BRFC: non a caso sono riportate le cartine dei due paesi britannici[/caption]   Il vice-presidente dei Rangers, Dennis McCleary, spiega come il governo scozzese abbia aiutato i club della lega attraverso i fondi stanziati per i diversi consigli comunali. Sfortunatamente, il club non dispone settore giovanile e scola calcio per cui non può fornire cifre di raffronto rispetto alla passata stagione. Se si tiene conto che il Newton Stewart ha raccontato di adesioni « sorprendentemente buone e forse addirittura cresciute» rispetto al 2019 è comunque ipotizzabile che l' entusiasmo per il calcio non sia venuta a mancare nemmeno nell'estremo nord inglese (sebbene la zona sia attualmente a cavallo tra Tier 3 e Tier 2 e siano ancora vietati utilizzo degli spogliatoi e sia completamente interdetto l'ingresso al pubblico).   [caption id="attachment_244328" align="aligncenter" width="974"] Grafica: Pietro Patrizi[/caption]
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