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Forza e Costanza Eccellenza, il tecnico Paolo Foglio: dalla Serie A alla nuova avventura bianconera, ricordando l'amico Pisani

Foglio Forza e Costanza
Sulla panchina della piccola realtà della Forza e Costanza in questa stagione siede il tecnico Paolo Foglio, ex calciatore professionista che nel corso della sua carriera ha collezionato numerose presenze in Serie A con la maglia dell' Atalanta e non solo, al suo palmarès vanno infatti aggiunte le due promozioni ottenute con Hellas Verona e Venezia. Una carriera degna di nota, che termina nel 2010 con l' Albinoleffe. «Ho preferito smettere in quel momento piuttosto che andare a giocare in altri campionati come la Serie D, ho preferito iniziare ad allenare subito partendo dalla Seconda categoria». La nuova avventura inizia a Colle Alto, con cui nel 2013 ottiene la promozione in Prima Categoria, poi sulla panchina del San Lorenzo e del San Paolo fino a quella con la Vertovese nella stagione 2017-2018, che lascia a poche giornate dal termine del campionato in piena zona playoff. In questa stagione il tecnico è stato chiamato per compiere un ulteriore salto in avanti: il mantenimento della categoria con la Forza e Costanza. Come si sta trovando in questa nuova avventura? «Questa è una piccola realtà in cui mi trovo davvero molto bene. Devo dire che è stato difficile riprendere dopo sei mesi di stop, ripartire a gennaio sarà ancora più complicato. Temo si possano verificare numerosi infortuni durante i primi allenamenti, servirebbero rose molto ampie per stare più tranquilli, ma ovviamente è infattibile. Non è detto che un buon giocatore sia per forza un buon allenatore, io sto provando ad esserlo mettendoci la passione e le mie conoscenze per aiutare questa squadra a raggiungere gli obiettivi prefissati e far crescere i giovani. In questi anni sono stato a contatto con i livelli più bassi del settore dilettantistico, magari le strutture non sono sempre all'altezza, ma ho conosciuto tante persone splendide. In certe categorie più che allenare devi essere amico dei tuoi giocatori, perché se vengono in settimana ad allenarsi e la domenica a giocare lo fanno per te. Bisogna farli lavorare entrando nella loro testa». Qual è il suo giudizio del percorso fatto dalla squadra in queste prime giornate? «Direi che abbiamo fatto in generale delle buone prestazioni, la sconfitta contro la Valcalepio per esempio è arrivata con un gol subito al primo minuto di gioco e uno all'ultimo, ma la partita ce la siamo giocata. Abbiamo poi raccolto quattro punti contro dirette concorrenti come Governolese e Pro Palazzolo. La sconfitta contro il Darfo invece non mi è piaciuta affatto, non tanto per il risultato quanto per l'atteggiamento sbagliato con il quale abbiamo affrontato la gara. Alla mia squadra chiedo sempre di provare a fare la partita in maniera propositiva, i gap fra le squadre non sono poi così ampi perciò bisogna sempre provarci dall'inizio alla fine, ovviamente bisogna mettere in conto la possibilità di perdere, ma va fatto sempre a testa alta. Noi giochiamo per passione, chi ha paura tanto vale che stia a casa. Inoltre ho a disposizione una rosa molto giovane, ho solo un classe '87, tutti gli altri sono dal '96 in poi, perciò magari ci manca dell'esperienza, ma la compenseremo con la voglia di fare bene e il maggiore agonismo. Penso che in queste categorie sia fondamentale formare un gruppo che sia unito come una famiglia, perché poi l'unione ti porta a fare cose assurde, superando i tuoi limiti». Vista l'importanza della sua carriera qual è un ricordo che le è rimasto impresso in maniera particolare? «Il mio più bel ricordo calcistico è sicuramene l'esperienza fatta quando giocavo con la Nazionale Under 21, ma l'esperienza che mi è rimasta più impressa è stata la partita giocata a Bergamo contro il Vicenza. Per me quella partita ha significato davvero molto perché era scomparso da poco un mio caro amico e compagno di squadra, Chicco Pisani. In quella partita lo stadio era una bolgia e io segnai il primo gol, proprio io che di gol ne ho sempre fatti pochissimi. Ho sentito come se una qualche forza abbia fatto sì che accadesse. Con Pisani eravamo compagni di stanza dagli Allievi, quel momento è stato per me speciale e molto toccante». Un parere in vista della ripresa? «Sono contro un tour de force delle gare, non vedo quale sia il problema nel finire la stagione a giugno o luglio. Penso sia importante che il campionato si svolga nella maniera più normale possibile, questa realtà è portata avanti da tante persone comuni che amano questo sport e decidono di investirci soldi e tempo e vanno dunque rispettate. Se perdiamo questo tipo di persone il calcio dilettantistico è destinato a morire».
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