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Dalla nuova esperienza in Rosa agli indimenticabili anni tra Vittuone e Corbetta: celebrando i 65 anni di Arnaldo Ferrari

Arnaldo Ferrari
Solo pochi giorni fa, il 25 novembre, abbiamo celebrato una giornata di vitale importanza, quella dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Un tema tanto caro anche a noi di Sprint&Sport (che possiamo vantare una redazione ricca di giornaliste valide e competenti) che ci ha spinto a lanciare anche un messaggio forte sui social con protagoniste le nostre ragazze. Per l'idea di sport e di società che abbiamo, il calcio deve essere davvero di tutti e deve promuovere giorno dopo giorno valori importanti come il rispetto e l'empatia. Le calciatrici in questi giorni hanno ottenuto una tutela importante, per esempio: è stato infatti riconosciuto, dopo numerose richieste, il congedo di maternità. La crescita, il seguito e il rispetto nei confronti del movimento calcistico femminile può sensibilmente aiutarci a equilibrare il divario tra generi, ancora molto alto nel nostro Paese, e ridurre i deplorevoli atti di violenza verbale e fisica. Arnaldo Ferrari, tecnico di immensa esperienza, con ormai ben 20 anni di carriera alle spalle, questa stagione si è lanciato in una nuova avventura e ha preso in mano le redini della formazione femminile dell' Accademia Vittuone, ed in poco tempo ha compreso le emozioni, i sentimenti e le difficoltà che prendono forma nella testa di un'atleta donna in un mondo ancora prettamente maschile: «Le ragazze sono brave ed interessante ad apprendere, inoltre si nota a vista d'occhio la volontà di dimostrare di meritarsi i riflettori puntati da sempre sui ragazzi. Hanno fame da vendere e il movimento calcistico sta crescendo tanto». Un bisogno, quello delle calciatrici, di ottenere risultati per battere una serie di luoghi comuni che remano ancora, volontariamente o inconsciamente, contro di loro. L'allenatore ha cercato di comprendere al meglio questo mondo per farsi trovare pronto il prima possibile: «Quando mi è stata proposta l'idea ho iniziato a farmi una cultura. Ho scoperto tante cose, soprattutto a livello fisico, riguardo per esempio la prevenzione degli infortuni. E' un mondo diverso e in quanto tale serve avere l'umiltà di studiarlo, capirlo e non sentirsi mai arrivati. Oltre che per il Mondiale del 2019, seguivo le ragazze quando giocavano la domenica al campo dopo di noi ed era piacevole vedere le loro gare. Hanno sempre mostrato la voglia di giocare la palla, questo è un segnale importante che mi ha convinto ad accettare l'incarico». Affidare la rosa femminile ad un tecnico con una carriera così importante, anche solo in termini di segnali che si intendono lanciare, evidenzia come l'Accademia Vittuone tenga al progetto. Una carriera, quella di Ferrari, nella quale il tecnico ha saputo sempre portare a termine la propria missione, raggiungendo gli obiettivi prefissati dalla dirigenza e creando soprattutto sempre grandi gruppi, che altro non sono, a suo dire, la chiave dei successi («Voglio essere onesto, un bravo allenatore senza un grande gruppo alle spalle non va da nessuna parte»). «Mi sono alternato tra Vittuone e Corbetta. A Corbetta c'è una grande tradizione calcistica, arriva da categorie di livello anche se oggi si è un po' persa, ma tornerà nei campionati che le competono. Entrambe hanno sempre cercato di esprimere calcio a buon livello con potenziali diversi. La squadra di Bassetto è sempre stata più incline a comprare giocatori di categoria, il Vittuone ha puntato sul settore giovanile. La cosa certa è che in entrambe le società mi sono sempre trovato benissimo e ho stretto grandi amicizie che mantengo ancora». Le partite che ricorda con maggiore gioia sembrano storie scritte dai più grandi romanzieri del Novecento: «Era l'ultima gara del girone di andata ed eravamo impegnati in casa dell'Assago. Loro stavano davanti a noi di 1 o 2 punti. Era una giornata d'inverno fredda e rigida, il campo era ai limiti della praticabilità dopo una grande nevicata. Noi però volevamo giocare, convinti di poter vincere la partita e festeggiare il Natale al primo posto. In spogliatoi ai ragazzi dissi una cosa semplice, ovvero che a quell'ora, le due e mezza circa, eravamo al secondo posto, ma che tra 2 ore saremmo stati primi in classifica. Vincemmo la partita 4-1 con tripletta di Maccarone e a fine anno il titolo fu nostro». Sono proprio i suoi tanto amati giocatori che lo rendono così orgoglioso dei periodi trascorsi in panchina. Ne ha avuti parecchi nel cuore Arnaldo, ma se viene obbligato a sceglierne qualcuno di speciale, ecco che spuntano nomi spesso accomunati alle sue gesta: «In 20 anni di carriera ho avuti molti giocatori seri e disponibili. Tra tutti credo spicchi certamente l'attuale tecnico del Corbetta Carlo Losa, così come Claudio Maccarone e la saracinesca Fiorellino». Ma anche "Benny" Benardi, ancora a Vittuone nonostante i 40 anni, oppure capitan Maniglio. Oltre ai tanti esperti, il tecnico tiene a sottolineare anche il rapporto con i giovani e le famiglie di questi ultimi. L'allenatore milanese ricorda con affetto le tante lodi scritte per lui e per le sue armate, ed in particolare quell'articolo di giornale che titolava "Sembrava il Barcellona e invece era il Corbetta". Parole ancora nella sua memoria, che senza mezzi termini denotano la principale caratteristica delle sue corazzate: organizzazione difensiva e gioco propositivo, senza speculare sulle ripartenze. Anche l'Arnaldo calciatore, per i più giovani che lo ricordano meno, ha avuto grandi palcoscenici in cui potersi esibire e considerevoli soddisfazioni dal calcio: prima l'esordio in Promozione a soli 16 anni con la maglia del Lainate, poi dopo sole due stagioni lo sbarco nel Como, con una chiusura di carriera presso la squadra della Banca Popolare di Milano, con cui ha giocato per tre stagioni che lo hanno portato fino alla Promozione. Per rendersi conto dell'affetto che Ferrari è riuscito a creare intorno a sé nel corso degli anni, basta conoscere un simpatico aneddoto relativo al compleanno festeggiato solo pochi giorni fa: 65 candeline spente, 72 chiamate e messaggi ricevuti da parte di giocatrici e suoi ex giocatori. Quando si dice trasmettere affetto e lasciare qualcosa nel cuore di chi ci è stato vicino.. In chiusura, impossibile non omaggiare il genio di Diego Maradona, scomparso improvvisamente pochi giorni fa: «Per mia fortuna ho avuto la possibilità di essere tifoso nel periodo migliore suo e del mio Milan, quindi ho potuto vederlo tantissime volte dal vivo. Oltre alle giocate e ai filmati, posso dirti che era proprio il numero uno in assoluto per quello che ti regalava umanamente, l'espressione massima del calcio». Un mito, uno spettacolo. Uno per cui valeva la pena pagare il prezzo del biglietto. Un rappresentante di popoli. Semplicemente D10S. Ciao Diego.
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