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L'intervista

Castiglione Eccellenza, parla Ekuban dopo il gol alla Sampdoria: «Sentivo di poter segnare, spero sia la svolta»

Tra sogni e realtà: l'attaccante mantovano racconta il gol ai blucerchiati segnato nell'amichevole giocata a Temù e le speranze di poter approdare alla Brianza Olginatese in Serie D nella prossima stagione

Timothy Ekuban, Alex Ferrari

Lo scatto bruciante: Timothy Ekuban, classe '95, semina in velocità il centrale della Sampdoria Alex Ferrari, in secondo piano.

Temù, Alta Valle Camonica. Minuto 52 di Sampdoria-Castiglione, gli uomini di D’Aversa dominano, ma allentano inspiegabilmente la marcatura su Timothy Ekuban, inizialmente nella morsa di Ferrari e Murillo. Grave errore. Il rossoblù non tarderà troppo a presentare il conto, un conto molto salato. Assist predetto e dichiarato di Mattia Zagari, palla al nove rossoblù, finta con anca basculante che trasforma Trimboli in statua di gesso, sinistro ad incrociare. L'uscita disperata dell’estremo Ravaglia. La rete. Un gol da raccontare ai nipotini per il bomber virgiliano, perché questa è una di quelle classiche partite dove basta una sola marcatura per vincere l’incontro. Una rete che sa molto di svolta, di nuova vita. Perché dopo essersi finalmente svincolato dallo Sporting Club, adesso Timothy è sulla rampa di lancio e pronto per il folle volo, quello che potrebbe portarlo nel volgere di pochi mesi a scavalcare ben due categorie - dalla Promozione all’Interregionale. Classe ’95, di fede milanista e fratello di Caleb, vanta 4 reti in 10 incontri nell’ultimo campionato d’Eccellenza che gli sono valse la chiamata dell’Olginatese, con buone probabilità la sua prossima destinazione.

Allora Timothy, complimenti per il gol alla Samp, non capita tutti i giorni di poter affrontare una squadra così. Ci racconti un po’ com’è nata questa cosa?
«Innanzi tutto avevo già sentito la società ed ero già d’accordo che non sarei rimasto a Castiglione. Pertanto, quando ho visto che c’era in programma l’amichevole con la Sampdoria ho pensato subito “peccato non poterla giocare!”. Poi fortunatamente una decina di giorni prima del match mi ha mandato un messaggio Marco Avogadro, il team manager, chiedendomi se potevo essere a disposizione. Servivano persone per fare numero perché alcuni giocatori erano in ferie o infortunati. Ero davvero contento di questa chiamata, ho accettato subito». Tra gli assenti nelle fila degli aloisiani Fantoni, Mambrin e Guagnetti.

Ma eri allenato per affrontare questa sfida?
«Ero fermo dalla fine del campionato, stavo solo facendo qualcosa. In pratica sto seguendo individualmente un programmino che mi ha dato il fisioterapista, giusto per tenermi in forma. Di certo non ero allenato come i giocatori della Samp».

Ti aspettavi di segnare contro una squadra di Serie A? Ci puoi descrivere il gol?
«Chiaro, se fai l’attaccante hai sempre voglia di far gol e quindi anche se è difficile e tutto quanto, ovviamente ci pensi. Diciamo che è andata bene. In pratica Mattia Zagari, prima dell’inizio del secondo tempo, mi ha detto che m’avrebbe mandato in porta e di fatto ha mantenuto la promessa. Poi ci ho messo anche del mio».

Come si affrontano squadre così blasonate, c’era apprensione prima del match nello spogliatoio?
«No, assolutamente! Sono partite belle da giocare perché comunque non si ha nulla da perdere, anzi semmai tutto da guadagnare. È un’esperienza che non penso capiti tutti i giorni e quindi la affronti con leggerezza ma anche con massimo impegno perché nessuno in queste occasioni ha voglia di fare brutta figura. Secondo me abbiamo fatto tutti una buonissima partita. Avevamo davanti giocatori con carriere importati, tutta gente che vedi in televisione e che stavolta si poteva toccare. Io avevo il fiato sul collo di Murillo che un anno e mezzo fa si allenava con Messi… per farti capire il livello! Quindi, diciamo che sono rimasto contentissimo dell’esperienza al di là del gol».

Confermo che, nonostante fossi solo, hai fatto sudare bene Ferrari e Murillo nel primo tempo…
«Sì, in ripartenza le mie doti atletiche mi permettevano di stare davanti in velocità a Ferrari, per cui diciamo che ho fatto “benino” (ride). Nel primo tempo ero l’unica punta e non era per niente facile, te l’assicuro».

Non stento a crederci! Manini cosa ti ha detto alla fine?
«Lui alla fine della gara - siccome si sta parlando di un possibile arrivo al Genoa di mio fratello - ha detto che stavolta era toccato a me, e magari nel prossimo derby toccherà a mio fratello segnare alla Samp. Adesso sono curioso di vedere se la predizione del mister si avvererà (ride)».

A proposito, è fatta per tuo fratello?
«Non è ancora sicuro, io ci spero. La trattativa è in corso». Il fratello di Timothy è Caleb, nelle ultime due stagioni attaccante del Trabzonspor, squadra della massima serie turca. Le ultime voci di mercato lo vedono ormai prossimo alla firma col Grifone.

Chi ti ha colpito degli avversari?
«Mi è piaciuto molto Murillo perché non taceva mai, chiamava sempre tutti, aveva un atteggiamento di uno deciso, che sa cosa fare in campo. E poi Gabbiadini, davvero forte».

Gliel’hai detto a tuo fratello del gol? Che cosa ti ha risposto?
«Si certo, ci siamo sentiti subito dopo la partita anche perché nella Samp ci sono due suoi ex compagni che ho salutato per lui: Ernesto Torregrossa e Ronaldo Vieira, il primo con Caleb ai tempi del Lumezzane, il secondo nel Leeds. Lui si è complimentato con me, mi ha detto “bravo” e mi ha confidato che spera di poterlo fare anche lui un gol al Doria se dovesse arrivare nel Genoa».

Tornando a noi, adesso nel tuo futuro c’è l’Olginatese. Un salto non indifferente…
«Speriamo, devo fare il periodo di prova, non è ancora sicuro ma ci sono buone probabilità. Comunque sì, è decisamente un bel salto con la esse maiuscola. Io sono pronto, carico, ho fiducia nei miei mezzi, so che posso fare bene. Certo, ci sarà da lavorare tanto perché sono due categorie di differenza e quindi dovrò essere bravo ad ascoltare i suggerimenti giusti per potermi migliorare ancora».

Se andasse in porto saresti quasi nei professionisti… un vizio di famiglia insomma.
«Vado avanti per piccoli passi, il mio obiettivo attuale è quello di poter dimostrare di essere all’altezza di quella categoria, che è già importantissima. Una categoria inarrivabile per me fino a 2-3 anni fa. Adesso solo potermi allenare, far la preparazione con loro e aver la possibilità di entrare in una rosa del genere mi galvanizza moltissimo, mi carica, è tutto un plus. Per adesso mi fermo qui, poi quello che viene… vedremo».

Concordo. Un giorno ti piacerebbe giocare con Caleb?
«Lo penso tra me e me, è il mio sogno segreto. Un giorno sarebbe bello poterlo realizzare, speriamo».

Di solito tra fratelli c’è anche competizione, c’è una cosa in cui lo superi?
«Diciamo che quando ci troviamo al campetto a volte riesco ancora a batterlo anche adesso, specialmente nei tiri di precisione (ride). Lui però sostiene che nel calcio non basti solo quello: è il suo modo per spronarmi a far sempre meglio».

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