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L'intervista

Vogherese, Massimo Giacomotti mette in guardia i suoi: «Contro il Settimo Milanese sarà una sfida ostica, hanno voglia di rivalsa»

Il tecnico racconta cosa l'ha convinto a tornare in rossonero: «Voghera per me ha sempre un richiamo particolare, è una questione di cuore»

Massimo Giacomotti

Domenica Massimo Giacomotti tornerà a sedersi sulla panchina della Vogherese

La nuova avventura di Massimo Giacomotti sulla panchina della Vogherese è cominciata col piede giusto, applaudito dai suoi tifosi al Parisi e con tre punti fondamentali per la classifica, grazie alla vittoria ottenuta nel finale sulla Base 96. Anche se formalmente il nuovo esordio avverrà soltanto tra due giorni sul campo del Settimo Milanese, visto che domenica scorsa c'erano da sistemare ancora alcuni aspetti burocratici legati al trasferimento e in panchina è andato il preparatore atletico, Federico Pinto.

Hai passato diverse stagioni in rossonero, prima da giocatore e poi da allenatore. Cosa ti ha convinto a tornare alla Vogherese dopo tanti anni?
«Si è svolto tutto molto velocemente e in maniera inaspettata. Ho ricevuto una telefonata dal direttore, a metà della scorsa settimana, che mi proponeva di incontrare il presidente il giorno successivo. L'ho fatto volentieri e mi hanno convinto ad accettare la loro proposta perché qui ci sono le opportunità per far bene e per far crescere una squadra giovane, composta da buoni elementi. Poi Voghera per me ha sempre un richiamo particolare, è una questione di cuore».

Ti aspettavi un'accoglienza così calda da parte dei tifosi?
«Devo dirti che non me l'aspettavo e mi ha fatto immensamente piacere. Ringrazio quelli della curva che sono stati fantastici ma anche tutti gli altri, che mi hanno mandato attestati di stima sia via messaggio sia dal vivo. Fa piacere perché vuol dire che, al di là dei risultati ottenuti negli anni precedenti, conta anche l'aspetto della persona e dell'uomo».

Certo i risultati possono dare una grossa mano, così come aver raggiunto il Pavia in classifica.
«È chiaro che fanno la differenza per il morale perché creano entusiasmo. Questo è importante anche perché non ho mai visto i ragazzi all'opera prima di domenica alla partita, quindi devo ancora conoscere bene pregi e difetti di tutti. Sono sicuro che, per come è arrivata, la vittoria sulla Base 96 ci darà una bella spinta».

Domenica vi aspetta una partita importante, contro un Settimo Milanese in difficoltà, anche considerando gli scontri diretti tra chi vi precede che possono aiutarvi a risalire la classifica.
«In questo momento per noi è importante concentrarci sulla nostra gara. Non dobbiamo guardare le altre squadre ma pensare partita per partita. Contro il Settimo sarà una sfida ostica perché arrivano da un momento negativo, hanno cambiato allenatore e dopo ogni sconfitta c'è sempre una voglia di rivalsa non indifferente. Sta solo a noi prepararci bene per giocare al meglio delle nostre possibilità, dimenticandoci di quanto fatto domenica scorsa, che ormai è il passato e non conta più».

Hai assistito dalla tribuna alla gara con la Base 96. Che indicazioni ti ha dato?
«Ho visto una buona predisposizione a giocare ma anche una squadra un pochino tesa e contratta. Adesso devo fare il sarto, ritagliando il vestito più adatto a questo gruppo per esaltare le qualità dei giocatori a disposizione limitandone invece i difetti. Però non stiamo lavorando solo sull'aspetto tattico ma anche su quello fisico e psicologico, perché voglio sapere con che ragazzi ho a che fare. Tutti mi hanno parlato bene di un gruppo pulito e predisposto al lavoro, e questa è stata anche la mia prima impressione. Pertanto le basi ci sono e non ci resta che lavorare».

Domenica scorsa è stato decisivo un gol di Andriolo, subentrato dalla panchina. Quanto è importante poter contare su una rosa ampia?
«Avere più giocatori che lavorano bene e che si fanno trovare pronti quando chiamati in causa è sicuramente un valore aggiunto. È chiaro che in alcuni reparti magari la coperta è un po' corta, invece abbiamo abbondanza in attacco. Per quello devo cercare di trovare un equilibrio, per far si che la squadra entri in campo senza risentire troppo di situazoni legate ad assenze o infortuni. Intanto devo fare un elogio a tutti per domenica, soprattutto a chi non è entrato perché non è mai una situazione facile. Se riusciamo a compattarci tutti allora la squadra cresce, la classifica migliora e i tifosi sono contenti».

Il girone si sta dimostrando molto equilibrato, con tante formazioni che possono puntare ai playoff. La differenza sul lungo periodo la farà quindi la costanza, specialmente nell'atteggiamento?
«Sicuramente, l'atteggiamento è alla base di tutto. Confermo che è un girone con almeno sei o sette squadre con ambizioni e valori importanti. Ad esempio, nella Castanese c'è Foglio, un giocatore che ho allenato e il cui curriculum parla da sè. Lo stesso discorso vale per l'Ardor Lazzate di Berberi. Metà squadre sono attrezzatissime e, con tanti scontri diretti, sarà la costanza di rendimento a fare la differenza. Per questo ora non bisogna guardare la classifica ma pensare partita dopo partita. Alla fine del girone d'andata poi tracceremo un bilancio».

Con i valori così livellati, uno stadio importante come il Parisi può essere l'arma in più?
«Senz'altro, perché quando sei in campo l'affetto dei tifosi si sente. Però, avendolo toccato con mano, posso dire che al contempo dà una spinta maggiore anche a chi viene a giocare in questo stadio, perché vuole mettersi in mostra. Quindi gli stimoli sono per entrambe le squadre, è un po' un'arma a doppio taglio. Tuttavia è chiaro che preferisco giocare al Parisi rispetto che altrove, anche perché qui ho bellissimi ricordi, anche se sono passati tanti anni e quello di oggi è uno stadio un pochino diverso da quello in cui ho giocato».

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