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Eccellenza

Pavia, presentato Fiorito: «Bisogna guardare in faccia la realtà e lavorare per uscire da una situazione molto scomoda»

Il dg Dieni: «In campo servono uomini veri. Non partirà nessuno senza il benestare del presidente, piuttosto si accomodano in tribuna»

Giuseppe Fiorito Antonio Dieni Pavia

Il nuovo tecnico Giuseppe Fiorito col direttore generale Antonio Dieni

Il Pavia ha scelto Giuseppe Fiorito per provare a risalire la classifica, che al momento vede gli azzurri in una zona preoccupantemente arretrata. Il tredicesimo posto non rispecchia i valori di una squadra che però, dopo aver raccolto sette punti nelle prime tre giornate, ha accusato un pesante blackout conquistandone soltanto tre nelle successive otto. Una media da retrocessione che ha convinto la società ad allontanare il tecnico Omar Albertini, seconda vittima di una stagione negativa che in precedenza aveva portato alle dimissioni del direttore generale Ettore Menicucci.

«Voglio ringraziare la società, con il presidente Nucera e il direttore Dieni in testa, per la fiducia e la stima che mi hanno dimostrato portandomi in una piazza davvero molto importante». Queste le prime parole di Fiorito da allenatore del Pavia. «Il blasone del club merita sicuramente altri palcoscenici, sia di categoria ma anche di visibilità. Sono veramente contento di essere qui e spero che alla fine i risultati ci daranno ragione. È chiaro che bisogna guardare anche in faccia la realtà, quindi la posizione di classifica in cui siamo. Però la cosa che mi lascia sereno è che la società vuole a tutti i costi invertire questa rotta che sicuramente non compete alla piazza. Purtroppo ci sono le stagioni come questa che nascono male, però noi abbiamo il dovere di tirar fuori il massimo da questi ragazzi per risalire la china. Poi quanto su lo dirà il campo. Per quanto mi riguarda, è vero che in passato ho preso situazioni complicate, ma ogni storia è a sé. Io ho un ricordo molto positivo di Legnano dove eravamo settimi e poi siamo arrivati terzi, andando a fare i playoff nazionali e venendo poi ripescati in Serie D. Però io voglio rimanere con i piedi per terra e lavorare giorno per giorno per cercare, insieme alla società, di raggiungere l'obiettivo che adesso è quello di tirarci fuori da una situazione molto scomoda».

Entrando nel merito dei problemi che si trova a dover risolvere, il tecnico spiega: «Ho visto dalla tribuna la sconfitta di domenica a Seveso. In questo momento, fare un'analisi basandomi soltanto su quella partita non è meritevole nei confronti dei ragazzi. Sono praticamente otto partite che non si vince, quindi dal punto di vista caratteriale e anche emozionale certamente hanno delle grosse difficoltà». Tra quelli più urgenti c'è anche una difesa colabrodo, che su 14 partite ha mantenuto la porta inviolata soltanto in una circostanza: «La squadra ha dei problemi sicuramente, secondo me si può disporre in un altro modo e magari dargli una mano in questo senso. Il fatto che la difesa prende gol non è un fatto imputabile ai quattro difensori ma al sistema in generale, perché la fase difensiva inizia dagli attaccanti. Però domenica è stato anche da un punto di vista emotivo che la squadra è crollata. Io sono qua per dare una mano affinché questo non succeda più e faremo di tutto affinché non si ripeta, sia con questi giocatori sia eventualmente con qualcuno che arriverà per rinforzare l'organico».

A presentare Fiorito è stato il direttore generale Antonio Dieni: «Abbiamo preso il mister perché crediamo in lui e nella sua esperienza per portare il Pavia dove merita. In questo momento siamo messi male, però non manca assolutamente la volontà della società e del presidente di riprendere tutto in mano e cercare la strada migliore. A dicembre si riapre il mercato, quindi vediamo cosa riusciamo a fare per risollevare la squadra. Il presidente c'è ed è vicino alla squadra. Giustamente non può sempre venire allo stadio perché ha un'azienda e, se non lavora, non può pagare gli stipendi e tutte le spese che ci sono. Ma ha già dimostrato il suo grande attaccamento saldando tutto quello che gli è stato lasciato in passato da pagare. Quindi per me è una grande persona che tiene al Pavia, perché in questa situazione credo che nessun altro sarebbe andato avanti così. Da tempo si sentono voci su una possibile cessione, ma sono tutte barzellette». Riguardo al mercato: «Ora il mister parlerà alla squadra per la prima volta, quindi non penso che sappia nel dettaglio cosa serve per migliorare l'organico. La società è qui per supportare le sue richieste, ma prima deve individuare dei giocatori che meritano di vestire ancora questa maglia. I calciatori sono del Pavia fino al 30 giugno, poi deciderà il presidente se farli restare, farli andare via o magari farli sedere in tribuna a guardare la partita per tutta la stagione».

L'andamento della stagione degli azzurri è qualcosa di inspiegabile: nelle prime sette partite tra campionato e Coppa ha collezionato quattro vittorie, due pareggi e una sconfitta, sul campo della Castanese. Poi il blackout: «Purtroppo la squadra è stata fatta in due modi: da una parte i giocatori che ha voluto Albertini, dall’altra quelli che ha voluto il direttore Menicucci. Messi insieme non hanno dato i risultati sperati. A volte nel calcio le figurine non servono. Non è che prendo un giocatore, lo metto lì e di conseguenza ho risolto il problema. Gli aspetti da tenere in considerazione possono essere anche psicologici e di spogliatoio. Per uscirne fuori bisogna che il gruppo sia unito, dal magazziniere a chi apre la porta allo stadio. I risultati non ci sono stati e per questo motivo ha pagato il mister, perché è giusto sia lui a farlo come avviene in tutte le categorie. Il presidente e noi tutti stiamo lavorando perché l'organico sia pronto e competitivo. Siamo a dicembre e oggi possiamo vedere cosa si può fare, prima non si poteva fare niente, la squadra era quella. Abbiamo provato con dei discorsi psicologici, abbiamo provato con i discorsi belli e abbiamo provato a spronarli urlandogli dietro dietro. Alla fine non è servito nulla di quello che è stato fatto. Una cosa è certa: il presidente fa il suo dovere, nessuno si può lamentare a livello economico perché sono stati tutti sempre rimborsati del dovuto. Ad andare in campo sono i giocatori e gli occhi ce li hanno tutti per vedere chi si impegna e chi no. Siamo nella posizione che meritiamo: ci sono state partite che non dovevano finire male, altre veramente deludenti come il pareggio 4-4 con l’Accademia Pavese in 10, davvero vergognoso. Secondo me oggi non è tanto un problema di giocatori, quanto di uomini. Il giocatore ti può dare il talento, poi ci vuole la persona che è dentro la squadra e che dirige il giovane e lo incoraggia, non che lo rimprovera ogni volta che sbaglia. Ci vogliono prima uomini e poi giocatori, e secondo me oggi il Pavia pecca un pochettino in questo».

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