Cerca

L'intervista

Lemine Almenno, la carica di capitan Capelli: «Sono fiero di guidare questa sorprendente squadra»

L'attaccante racconta il primato gialloverde e parla dei suoi modelli: da Dybala a Ferreira Pinto, ora maestro di suo fratello minore

Capelli Lemine Almenno

Matteo Capelli in un'azione di gioco contro la Trevigliese

L'ingannevole ultimo posto della scorsa stagione, arrivato in un torneo d'Eccellenza con squadre del calibro di Lumezzane, Ciliverghe, Leon e Valcalepio, poteva far presagire un campionato difficile per il Lemine Almenno, ma Matteo Capelli e i suoi compagni stanno smentendo tutti. Per il capitano dei gialloverdi 7 gol all'attivo, per la formazione di Brembilla il primato solitario in classifica, frutto proprio di una sua firma nel big match con lo Zingonia Verdellino. «Sono davvero contento di questo inizio perché tutti parlavano di noi come del fanalino di coda. - esordisce il classe 1997 - Dicevano che avremmo fatto fatica a salvarci e adesso questo avvio è motivo d'orgoglio per noi».

Una prima parte di stagione che sorprende molti, ma non il capitano dei gialloverdi: «Non sono stupito perché quando abbiamo iniziato la preparazione ho visto un gruppo vero, e questa è la nostra forza. Rispetto all'anno scorso avremo cambiato 4/5 giocatori, ma sono arrivati anche tanti ragazzi che conoscevo già visto che siamo tutti della stessa zona. Siamo tutti amici a fine partita e sono fiero di essere il capitano di una squadra così. Stiamo facendo un bel cammino, però l'obiettivo resta quello di salvarsi il prima possibile, poi ciò che verrà in più lo prenderemo. Sicuramente non vogliamo fermarci, continuiamo a giocare come stiamo facendo e vedremo dove arriveremo».

Guardando al passato, invece, l'attaccante nella scorsa stagione ha riabbracciato i colori gialloverdi dopo averli momentaneamente lasciati nel 2019/2020 in un periodo complicato per la società e per il giocatore. «Durante quella stagione sono rientrato in squadra verso dicembre perchè venivo dalla rottura della tibia e ho fatto in tempo a giocare qualche partita segnando circa 6 gol prima dell'interruzione del campionato, quindi qualche società mi aveva cercato. - spiega Capelli - Ho parlato con la Cisanese e mi ero trovato benissimo, si vedeva che erano molto organizzati. A Lemine invece i due presidenti dell'epoca avevano deciso di mollare e la squadra molto probabilmente si sarebbe sciolta. Il problema era che la Cisanese voleva una risposta subito, quindi visto che mi piaceva come società e vista la situazione a Lemine ho deciso di andare là. Un mesetto dopo Pietro Pellegrinelli ha portato avanti la squadra e, visto che la Cisanese non sarebbe ripartita, sono tornato subito e ho deciso di restare».

Da lì la mini avventura nel torneo dello scorso anno, caratterizzato da 9 presenze e 2 reti, un buon allenamento in vista dell'exploit di questa stagione, che lo vede già a quota 7 reti in 13 partite. Numeri importanti, soprattutto per un attaccante che non è il finalizzatore di riferimento. «Nella mia carriera ho ricoperto quasi tutti i ruoli in attacco: punta, esterno, seconda punta. - racconta Capelli - Mi reputo comunque una seconda punta un po' alla Dybala, un giocatore che si muove e che non aspetta il pallone, ma va a prenderselo tra le righe. Penso anche di calciare bene da fuori, però devo lavorare sull'attaccare la profondità e pecco nei colpi di testa, anche se l'altezza non mi aiuta».

Qualità alle quali si uniscono quelle di capitano, ereditate da alcuni modelli avuti in passato: «Ho avuto la fortuna di giocare con capitani di livello, come Ferreira Pinto al Ponte San Pietro e Federico Longo a Caravaggio, gente che pur parlando poco faceva sentire il suo carisma. Io come loro cerco di dare una mano ai compagni, senza affossarli quando sbagliano e prendendoli in disparte se sono in difficoltà. Con i più giovani cerco di essere come un fratello maggiore». Un impegno quest'ultimo che Capelli svolge realmente fuori dal campo con il fratello minore, Andrea, attaccante classe 1999 che sta seguendo le sue orme proprio al Ponte San Pietro. «Me ne parlano tutti benissimo e so che è forte. - spiega il capitano del Lemine Almenno - Io a Ponte ho fatto la scelta di vita di scendere di categoria e lavorare con mio padre, facendo la giornata lavorativa e allenandomi la sera. Mi fa piacere vedere che lui sia a quei livelli e sogno poter giocare insieme a lui un giorno».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400