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Girone A: i numeri parlano chiaro, Petar Rankovic è il miglior giocatore del girone d'andata

Il trequartista del Club Milano ha fatto la differenza più di chiunque altro in questa prima parte di campionato

Petar Rankovic Club Milano

Petar Rankovic in azione contro il Gavirate

Stefano Gibellini? Oltjan Berberi? Claudio Poesio? No! Per noi l'Mvp del girone di andata è Petar Rankovic. 5 reti in 10 presenze - di cui l’ultima utile solo per le statistiche visto che la sua partita è durata meno di dieci minuti, prima che un infortunio l’ha costretto a lasciare il campo -, un gol ogni 158 minuti, media voto di 7, la più alta dell’intero girone. Questi sono solo alcuni dei numeri, consultabili dagli abbonati sulla nostra app, che descrivono lo straordinario girone d’andata disputato dal trequartista, la cui importanza per il Club Milano è spiegata ancor meglio da un altro dato: con lui in campo, i biancorossi hanno conquistato 18 dei 20 punti che vantano in classifica, mentre senza di lui ne hanno ottenuti appena 2 in 5 partite. Tra le sue vittime illustri c'è la Varesina, che deve la sua unica sconfitta fino a questo momento proprio a un gol del centrocampista di Scavo.

Vedendo il tuo rendimento, viene da chiedersi se la storia di Zenoni sulla panchina milanese sarebbe finita così presto se ti avesse avuto a disposizione nelle prime giornate.
«Io l'avevo già avuto come allenatore quindi mi è dispiaciuto molto essere indisponibile quando era seduto sulla nostra panchina. Oggi la squadra è cambiata tanto, in quel periodo mancavano anche altri giocatori oltre a me come, ad esempio, Costa. Purtroppo questo è il calcio: eravamo partiti male e la società ha scelto di cambiare per dare una svolta».

I numeri dicono che col gioco di Scavo hai grande feeling, nonostante sei stato impiegato in diverse posizioni.
«Si col mister mi trovo molto bene. Mi ha dato grande fiducia fin da subito e mi ha trovato il ruolo il cui mi esprimo meglio, ovvero da trequartista. Qui mi sento più libero di spaziare sul fronte offensivo, parto più vicino alla porta quindi ho meno campo da coprire e ho meno compiti difensivi, anche se nel calcio moderno alla fase di non possesso devono partecipare tutti, a partire dagli attaccanti. Quest'anno ho giocato sia mezz'ala, come giocavo l'anno scorso con Scalise, sia seconda punta quando è servito alla squadra. Sono a completa disposizione in base alle esigenze del gruppo».

Ad oggi sei il capocannoniere della squadra con cinque reti, a dimostrazione che non hai difficoltà a segnare in qualsiasi ruolo vieni impiegato.
«La porta l'ho sempre vista, però effettivamente quest'anno sto trovando una maggiore continuità, che negli anni scorsi è mancata anche per via dei tanti stop dovuti al Covid che non hanno permesso di giocare regolarmente».

Cresciuto nel settore giovanile del Milan, sei passato poi al Renate sfiorando la Serie C. Quindi metà stagione a Monza, poi il passaggio all'Inveruno in Serie D nella prima parte di stagione 2019/20 fino allo stop per la pandemia. Avendo sfiorato il calcio professionistico, quanto vorresti tornare in quelle categorie?
«Tanto, anche perché credo di aver sempre dimostrato di poterci stare. Purtroppo il calcio è fatto di tante cose, serve anche un po' di fortuna per avere l'occasione giusta al momento giusto. Ma alla fine, se dimostri sul campo il tuo valore, prima o poi l'opportunità arriva. Il Club Milano è una società ambiziosa che vuole provare a salire, quindi chissà che non riesca a coronare il mio sogno proprio con questa maglia. Anche perché qui mi trovo veramente molto bene e sono apprezzato dalla società. Quando un giocatore sente la fiducia dell'ambiente, tutto gli riesce più facilmente e si esprime meglio».

A tuo parere, cosa manca alla squadra per compiere il salto di qualità?
«Sicuramente un po' di attenzione nei particolari. Siamo un gruppo molto giovane e spesso ci perdiamo in alcuni dettagli o furbizie che vengono fatte dai giocatori esperti. Ad esempio, a Lazzate siamo stati ingenui nel farci rimontare da 0-3. Tanti ragazzi non sono ancora consapevoli della nostra bravura, ma siamo veramente una bella squadra e abbiamo la possibilità di far bene».

Il campionato è molto equilibrato e tutte le favorite hanno avuto dei momenti di difficoltà, quindi c'è ancora spazio per conquistare almeno i playoff.
«Si, la differenza di valori nel girone è davvero minima e basta poco per scalare posizioni così come per precipitare in classifica. Quello che conta è trovare la continuità perché è l'unico modo per fare la differenza».

Qual è l'aspetto del tuo gioco in cui senti di dover ancora migliorare?
«La fase difensiva, a volte sono un po' pigro perché mi piace giocare con la palla tra i piedi. Ma anche un po' di cattiveria in fase offensiva, perché preferisco cercare la giocata bella ma ogni tanto serve un po' più di concretezza. Anche i miei compagni scherzano dicendo che sono atipico perché sono l'unico serbo "buono" che conoscono».

Com'è Rankovic fuori dal campo?
«Non sono un festaiolo, preferisco uscite semplici con gli amici per fare due chiacchiere. A casa guardo i film e leggo, quando non sono impegnato a studiare Economia in cui mi sto laureando all'Università di Bergamo. A me piacerebbe avere un futuro nel calcio perché è da quando ho 6 anni che ci dedico tutto il mio tempo, ma bisogna avere sempre un piano B».

C'è un giocatore a cui t'ispiti?
«Mi è sempre piaciuto Ronaldinho per la sua fantasia, anche se non mi ritrovo in lui come caratteristiche».

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