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Eccellenza

Il coraggio di una squadra che non vuole arrendersi, anche prendendo 7 gol a partita

La società li abbandona, il capitano compatta lo spogliatoio: «Non molliamo adesso, finiremo il campionato anche senza tecnico, dirigenti e campo per allenarci»

Il coraggio di una squadra che non vuole arrendersi, anche prendendo 7 gol a partita

Perdere non è mai bello per un calciatore, soprattutto per un giovane che sta vivendo le prime esperienze nel mondo delle prime squadre. Immaginate adesso perdere tutte le partite e sperare di non subire l’ennesima goleada, proprio per non peggiorare il morale già sotto alle scarpe. Accade in Eccellenza, nello specifico nel nostro girone B, da ormai tutto il girone di ritorno, ovvero da quando l’Atletico Torino ha virtualmente gettato la spugna per la corsa alla già complicata salvezza.

Andiamo però a ritroso. L’Atletico Torino aveva iniziato questa stagione nel modo giusto, con il tandem Alessandro Rubino-Daniele Livieri a gestire e guidare il mercato e la panchina della società gialloblù. Il tecnico ex Pro Collegno resta in via Bossoli fino al 31 ottobre 2021, data dell'ultima partita in panchina (il pareggio contro il Moretta, ndr) e dell'avvicendamento pochi giorni dopo di Mino Giuliani, allenatore della Juniores gialloblù.

Fino a quel momento il percorso dell'Atletico non era stato roseo, con solamente 4 punti raccolti in 10 partite e ultimo posto in classifica, ma non tutto era perduto: con tante squadre raccolte nelle ultime posizioni le chance dei gialloblù per salvarsi erano ancora buone e la svolta sembrava essere arrivata con la clamorosa vittoria contro l'Albese per 2-0, targata Gambardella e Amedeo: forse la scossa giusta era arrivata per centrare una salvezza potenzialmente nelle corde degli uomini di Giuliani.

IL TABELLINO DI ATLETICO ALBESE

UNA DISCESA INFINITA

Quella domenica però è di fatto l'ultima giornata in cui l'Atletico Torino ha guadagnato dei punti. Da quel momento una serie di sole sconfitte, per la precisione 16, con 3 soli gol fatti e 85 gol subiti. Di acqua sotto i ponti però ne è passata tantissima e questo score non è dovuto solamente ad un'annata storta. Che ci fosse qualcosa di anomalo l'aveva anticipato Mino Giuliani quando, il 1 febbraio, ha rassegnato le dimissioni dall'Atletico Torino dopo che la società aveva deciso di trasferire in massa i calciatori più promettenti, dai più grandi ai fuoriquota, al Bacigalupo, per provare ad agguantare con i nerazzurri i playoff di Promozione.

Con un organico ridotto all'osso, senza allenatore e con ormai speranze nulle di salvarsi, il declino dell'Atletico è inesorabilmente continuato. A cambiare però sono stati i risultati, da quel momento troppo passivi per chiunque. Cuneo-Atletico 7-0, Atletico-San Domenico Savio 0-7, Atletico-Benarzole 0-12 e Albese-Atletico 9-0, solo per citare i più pesanti. Dal 6 febbraio al 3 aprile, in 9 giornate, l'Atletico Torino ha incassato 54 gol, diventando per distacco la peggior difesa dell'Eccellenza piemontese e la quarta peggior difesa della categoria in tutta Italia, sotto solamente ad Altilia Samnium (Eccellenza Molise, 191 gol subiti), Atletico Lazio (Eccellenza Lazio, 135 gol subiti) e Atletico Catania (Eccellenza Sicilia, 112 gol subiti). Dietro a questi risultati c'è però la storia di un gruppo affiatato, unitosi ancora di più nelle difficoltà di una stagione difficile da commentare.

DAVIDE MAGLIANO, LA GRINTA DEL CAP


DAVIDE MAGLIANO ATLETICO TORINO

Davide Magliano, classe 2001, qui in azione contro Marc Lewandowski dell'Acqui

Vedere la propria squadra affondare per un capitano è triste, ma vedere la squadra dove sei nato e cresciuto ridotta in questo stato è ancora più doloroso. Parlare con Davide Magliano, capitano dei pochi superstiti dell'Atletico Torino, significa parlare con un ragazzo che ci sta mettendo tutto per andare su tutti i campi della regione a tenere alto l'onore, con tutti i mezzi possibili, nonostante le difficoltà. 

«In realtà fino a dicembre ero al Bacigalupo, ma quello che è accaduto nel 2022 è senza senso – racconta Davide – Il 30 dicembre mi viene comunicato dalla dirigenza del Bacigalupo che per me non c’era più spazio in squadra e che sarei stato girato all’Atletico Torino. Chiunque penserebbe a una promozione, visto che sarei andato in Eccellenza, ma invece era tutto il contrario: la dirigenza aveva deciso di fare all in sul Baci, spostando tutti i ragazzi più forti dall’Atletico al Baci, alcuni ragazzi del Baci all’Atletico e tutti i ragazzi dell’Under 19 dell’Atletico promossi in prima squadra. Già così la situazione non poteva essere rosea, ma sotto la guida di Mino Giuliani c’era un’idea o per lo meno la volontà di lanciare i fuoriquota in vista della prossima stagione».

L'ATLETICO TORINO DI MINO GIULIANI

 L'ultimo Atletico Torino di Mino Giuliani, sceso in campo contro il Chisola (con Davide Magliano capitano)

«Il martedì successivo alla gara contro il Chisola veniamo convocati tutti in sede e ci viene detto che tutta la Juniores dell’Atletico Torino verrà trasferita al Bacigalupo. Di fatto veniamo privati dello zoccolo duro della rosa, al punto che Giuliani decide di dimettersi. Rimaniamo in 8, senza allenatore e abbandonati a noi stessi: non sapevamo più cosa fare. A quel punto si è creata una forza tra di noi, un legame contro le difficoltà del momento: nonostante alcuni di noi sono stati ulteriormente contattati dal Bacigalupo hanno tutti rifiutato e, in un modo o nell’altro, siamo arrivati ad essere 14».

Nell'avversità del momento Davide riesce a fare da leader a un gruppo ormai ridotto all'osso, ma che ha trovato nel sostegno reciproco una forza nascosta. «Non esiste uno staff tecnico che ci seguaspiega MaglianoGli unici dirigenti che vengono con noi sono il presidente Sodano e il barista dell’impianto del Bacigalupo. In allenamento facciamo tutto in autonomia, nessuno ci dà direttive e ci si allena tra di noi, sempre se il campo è a disposizione. Di fatto ci hanno tolto anche quello». Il riferimento è legato anche a una delle ultime gare casalinghe dell’Atletico, quella giocata contro il Moretta, dove i gialloblù hanno disputato l'incontro alle 17 al campo base del Rapid.

I problemi non si limitano alle gare in casa, anche perché le trasferte in Eccellenza sono lunghe. Magliano racconta la trasferta di Alba contro l'Albese del 3 aprile, resa complicata da tanti fattori. «Per andare ad Alba ci siamo dovuti organizzare da soli, perché non abbiamo un pullmino. Molti dei ragazzi in rosa non hanno nemmeno la patente o la macchina e ci si arrangia come può. Per ridurre lo spazio in macchina abbiamo preso solamente gli zaini e non i borsoni, con i più grandi alla guida. In questo devo ringraziare il presidente Sodano, l’unico che ci sta dando davvero una mano della dirigenza, e soprattutto il tecnico dell’Under 15 dell’Atletico Giuseppe Sollo, che sta facendo di tutto per darci una mano e guidarci almeno in partita. Domenica 3 aprile è partito da San Mauro (dove giocava l’Under 15 dell’Atletico, ndr) e di corsa è partito per Alba per venirci a dare una mano. Non è un aiuto scontato questo, non possiamo fare altro che ringraziarlo di cuore». 

«NOI NON MOLLIAMO ADESSO»

«Ormai siamo matematicamente retrocessi, continueremo a presentarci fino alla fine – conclude Davide – Siamo un bel gruppo e per arrivare a un buon numero di ragazzi siamo stati costretti a chiamare amici per venire a giocare. Abbiamo fatto di tutto e all’inizio qualche risultato dignitoso siamo riusciti a farlo, come contro il Lucento o il Rivoli, ma altre volte dopo che subisci 3 gol in una manciata di minuti ti butti giù e pensi che possa diventare una domenica peggiore della precedente. Con il San Domenico abbiamo giocato con un attaccante in porta perché il nostro portiere si è fatto male, per tamponare la defezione abbiamo richiamato Mattia Bartolomeo a giocare, che era ancora tesserato per l’Atletico ma non giocava da due anni».

«Quasi tutti i ragazzi attualmente in rosa non hanno nemmeno i tesserini e mostrano i documenti personali per giocare. Il kit dell'Atletico ce l'ho praticamente solo io, gli altri hanno quello del Bacigalupo. La distinta la compila Davide Piredda e la firmo io in quanto capitano. Queste sono solo alcune delle difficoltà che incontriamo ogni domenica, ma per orgoglio e onore continueremo a giocare, uniti. Io ho iniziato a giocare in questa società e sono triste nel vederla lentamente affondare, ma per il legame che ho con essa non mollo sicuramente adesso».

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