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Eccellenza

Campione e finalista di Coppa in Under 19, salva la Prima Squadra nella sua città natale

Dopo gli anni in Scozia e Stati Uniti il ritorno in Italia: un campionato vinto, una Coppa da giocarsi e una salvezza

Curioni Calvairate

Matteo Curioni, allenatore della Calvairate

Sono stati giorni decisamente intensi e ricchi di gioia per Matteo Curioni, il tecnico della Calvairate vincitore due settimane fa del campionato di Under 19 Regionale Fascia A e matematicamente salvo con la Prima Squadra nel Girone A di Eccellenza dopo il pareggio maturato a Pavia, sua città natale. Tanti traguardi raggiunti e ancora un paio di soddisfazioni da togliersi: la Finale di Coppa Lombardia e la Fase Finale alla guida dei più giovani.

L'esultanza della squadra dopo il pareggio ottenuto a Pavia

Come sei arrivato a ricoprire questo doppio ruolo all'interno della società?
«Ho iniziato la stagione allenando entrambi i gruppi: in Under 19 ero io il primo allenatore mentre Nistri mi dava una mano durante gli allenamenti, e al contrario in Prima Squadra era lui il primo tecnico. Dopo la sconfitta di Gavirate dovetti sostituirlo un po' a sorpresa, fino alla sera prima stavamo preparando insieme gli allenamenti». 

Che obiettivi avevi concordato con la società per la stagione dell'Under 19?
«Per questa stagione avevamo deciso che come obiettivo primario avremmo voluto riuscire a preparare almeno tre o quattro ragazzi per andare in Prima l'anno prossimo. Abbiamo centrato molto presto questo obiettivo: è salito presto Silva, che è stato bravo e fortunato a sfruttare al meglio la sua occasione dimostrandosi pronto. Poi grazie a questo stretto legame tra le due rose penso sia più facile capire chi è pronto, anche Montalbano da quando ha esordito contro il Settimo facendo bene non ha più smesso di giocare fino al suo infortunio. Oltre ad aver raggiunto questo obiettivo iniziale siamo riusciti a fare dei grandi risultati arrivando alla vittoria del campionato e in finale di Coppa. Ovvio che tutto ha più gusto quando riesci ad alzare dei trofei».

Sul rapporto con tra le due rose e il comportamento dei giocatori.
«Fin da inizio anno i due gruppi hanno funzionato in totale sintonia, dando come è giusto la priorità alla Prima Squadra, e i ragazzi lo facevano con entusiasmo (per esempio fare un allenamento in più con i più grandi se necessario) perché per la differenza di livello fare un allenamento tra i grandi vale quanto farne tre con i pari categoria. I ragazzi che poi, dopo un periodo in Prima, sono tornati in Under 19 erano ben allenati e molto motivati e spesso hanno fatto la differenza. Ci sarebbe potuto essere il pericolo che qualche giovane si iniziasse a sentire chissà quanto importante e smettesse di dare tutto nella propria categoria magari, ma ho dei ragazzi intelligenti e non è stato questo il caso: hanno subito capito e dato zero problemi».

La felicità e soddisfazione di uno dei protagonisti in Eccellenza: Sante Stefanìa

Quale è stato secondo te il momento di svolta in Eccellenza?
«Penso ci sia stato quando abbiamo vinto in casa contro la Base 96 1-0. Una partita quasi sempre sotto controllo, ma quando il risultato rimane in bilico rischi sempre che un episodio possa deciderla. Da quella partita, nella quale avevo pensato di mettere due giocatori in un ruolo diverso senza riuscire a schierarli, poi siamo passati al tridente vincendo contro Settimo e Rhodense creando molto. Poi abbiamo avuto una svolta al contrario perdendo contro Lazzate e Varzi, due partite che, nonostante le prestazioni ci fossero state, hanno rimesso tutto in discussione. Abbiamo dovuto fare di necessità virtù viste le molte assenze e ci siamo rialzati contro il Club Milano, giocando bene in un momento di grande difficoltà»

Sui trascinatori della squadra durante la stagione.
«Chiaramente il merito non può essere attribuito solo ai singoli, ma se si cerca chi ha fatto la differenza direi che osservando i tabellini si nota come Visigalli ci abbia portato punti all'andata, mentre a decidere il ritorno sia stato Ricupati».

Filippo Ricupati, il grande protagonista del girone di ritorno biancorossoblù

Il Re (Ricupati) è parso più a suo agio nel tridente?
«In effetti penso che Filippo in quella posizione si sia trovato meglio, in questo modo è più vicino alla porta. Non può fare la prima punta da solo per me, rende al meglio se gioca insieme ai compagni di reparto, infatti spostandogli Licciardello e Redaelli più vicini ha fatto meglio, inoltre così rifinisce anche per i compagni. Quando hai giocatori del genere (Ricupati e Licciardello) bisogna trovare il modo di farli rendere al massimo e che non si pestino i piedi, poi fanno tutto loro».

Com'è stato ottenere la salvezza in uno stadio caldo come quello di Pavia?
«Ho avuto diverse esperienza da allenatore tra Stati Uniti e Scozia, per me giocare davanti a 20.000 tifosi o solo 4 non cambia, anzi, più c'è atmosfera e meglio è. Anche se lo stadio è pieno di giocatori avversari io mi gaso, così come la squadra che durante la stagione ha sempre dimostrato personalità sui campi difficili (per esempio su quello del Verbano). Essere nuovo della categoria sotto questo punto di vista può essere un vantaggio perché affronto tutti allo stesso modo».

Sulla gara in sé, che grazie alla forbice di punti sulla penultima è valsa la salvezza diretta.
«Non è stata una gran bella partita. Sapevamo che loro si stavano giocando tutto domenica, e ci aspettavamo di dover concedere qualcosa per poi attaccare gli spazi. In realtà poi abbiamo avuto noi le prime occasioni inizialmente e terminato il primo tempo sul pari abbiamo provato ad alzare il baricentro, subendo però gol, il che ha cambiato la dinamica della partita. Ci siamo dovuti buttare in avanti e abbiamo conquistato quel pareggio». 

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