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Premio di Tesseramento, così il calcio si salva. Una proposta della Lombardia potrebbe risolvere i disastri creati dalla Spadafora

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Sergio Pedrazzini, vice presidente del Comitato regionale Lombardia

L’idea parte dalla Lombardia che, da quando è diventato presidente Carlo Tavecchio, sta vivendo una stagione di rinnovamento e riforme. Ed è proprio in questa ottica che nasce il “ Premio di Tesseramento” e cioè un principio di riforma che ha come obiettivo quello di superare i disastri che nasceranno dall’entrata in vigore della Legge Spadafora che, se in tema di vincoli vedrà la luce solo nel 2025, va tuttavia arginata con uno strumento che consenta alle società, in particolare di settore giovanile, di poter continuare ad investire nelle categorie agonistiche. «Voglio però anticipare una cosa - spiega il vice presidente vicario della Lombardia Sergio Pedrazzini - questa nostra proposta non vuole in alcun modo essere in alternativa alla riforma di Spadafora. Continueremo a batterci, a chiedere alla politica di intervenire con una Legge quadro, cosa per altro sempre sostenuta dal nostro presidente Carlo Tavecchio, affinché si tuteli le nostre società che con la riforma Spadafora rischiano il tracollo finanziario acuito per altro da questa pandemia». Il vincolo è superato Quali sarebbero le novità con il Premio di Tesseramento? Detto che in alcun modo non è una scorciatoia per aggirare la legge e quindi nel momento in cui si esce dal settore giovanile si continuerà a firmare per un solo anno, rimarrebbe però in vigore, seppur con una diversa metodologia, il premio di preparazione. Dire come esattamente dovrebbe funzionare in questa fase è del tutto prematuro anche se qui avanzeremo delle ipotesi, quella che in questo momento va compresa è la filosofia di una norma che da una parte deve preservare le società, continuare a consentire l’accesso a uno sport che deve essere per tutti, non andare a pesare sulle famiglie. Soprattutto dopo una batosta come quella che hanno dovuto subire in questo ultimo anno. Il Premio resta in vigore Il Premio di Tesseramento verrebbe pagato dalle società, esattamente com’è adesso, nel momento in cui si fa il tesseramento di un calciatore che non fa più parte del Settore giovanile (quindi dall’Under 19, anche qui esattamente come succede adesso) ma ripartito su un numero di anni che andrebbe stabilito. Cinque? Sette? Di fatto, una società che tessera un Under 19 che non fa parte del proprio vivaio, versa, oltre al costo del tesseramento classico, una quota che dipenderà dalla categoria in cui milita la prima squadra. Esempio. Una società di Serie D tessera un calciatore il cui premio è complessivamente di 3600,00 euro? Versa, se si stabilisce che il pagamento deve essere fatto in cinque anni, 720,00 euro direttamente alla Federcalcio o alla Lega Dilettanti, che automaticamente trasferisce l’importo, o gli importi, alla o alle società che hanno contribuito alla formazione del giovane calciatore. Chi sarebbero i beneficiari? Esattamente com’è adesso potrebbe essere confermata la regola delle tre società negli ultimi cinque anni. Addio alla liberatoria Intanto ci sarebbe un primo vantaggio: non esisterebbe più la liberatoria e verrebbe quindi disinnescata alla base quella che è l’attuale diatriba che mette di fronte società / giocatori. Cosa cambierebbe per le società di Settore giovanile? Che anziché vedersi riconoscere il premio in un’unica soluzione lo riceverebbero anno per anno. Certo, non esattamente la stessa cosa, ma in questo momento il pericolo è che dal 2025 in poi non si riceverebbe più un bel nulla. Cosa cambia invece per le società dilettantistiche? Come prima cosa la possibilità di dilazionare il premio in più anni ma soprattutto, trattandosi di un tesseramento annuale, di lasciar libero il calciatore a fine stagione e di non dover quindi sopportare un investimento pesante. Naturalmente il calciatore potrà poi accasarsi in un’altra società e sarà questa, in base alla categoria, che dovrà continuare a versare il premio. Serve un tavolo tecnico Ovviamente siamo ancora sul piano della proposta, il primo passaggio da fare sarebbe quella di coinvolgere tutti i Comitati regionali e poi istituire un tavolo tecnico presso la Federcalcio. Sarebbe, di fronte a quella che potrebbe essere una svolta epocale, il momento di mettere le mani anche su una riforma complessiva per coinvolgere le società professionistiche. I parametri attuali, ad eccezione di pochissime realtà, vengono puntualmente disattesi e sono continuamente oggetto di trattativa al ribasso. Di fronte a un parametro che, ripetiamo, ad eccezione di due o forse tre realtà, non viene mai riconosciuto, non viene cioè mai pagato alle società dilettantistiche, non sarebbe meglio fare una riforma che da una parte metta in condizione le società, in particolare quelle appartenenti alla Serie C, di investire in maniera graduale sui settori giovanili e alle dilettanti di incassare qualche quattrino? Come si usa dire in questi casi la situazione è fluida, tuttavia non è il momento di perdere tempo. Riformare il calcio è un dovere che le istituzioni calcistiche devono avere bene in mente. A tutti i livelli.
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