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Sprint e Sport

7 settembre 1993, il giornale più brutto di sempre andava in edicola. Era il primo numero di Sport e Sport

Malgrado tutto fosse andato storto era però l'inizio di una grande avventura

7 settembre 1993, il giornale più brutto di sempre andava in edicola. Era il primo numero di Sport e Sport

La prima pagina del giornale

Era un martedì, esattamente come oggi 7 settembre 2021 ma era il 1993. 28 anni fa. Andava in edicola il primo numero di Sport e Sport, in seguito Sprint e Sport (l'anno dopo) che nel 1998 raccolse l'eredità di Piemonte Sportivo dando vita all'attuale giornale. Avevamo deciso di confezionarlo adottando un metodo di impaginazione, abbinando computer e software, che per quei tempi erano pioneristici e che i grandi mezzi di informazione avrebbero adottato anni dopo. Noi decidemmo, probabilmente più per imprudenza che per consapevolezza, di partire così e il primo numero fu un disastro. Tutte le foto, che avevamo deciso di scansionare attraverso la pellicola, senza dover cioè stampare su carta (il digitale non esisteva ancora), vennero sfocate. I soggetti non erano distinguibili, erano macchie di inchiostro. I testi, per mancanza di tempo malgrado si uscisse di martedì e quindi con un giorno in più di lavorazione, non erano stati passati e gli errori, anche grossolani, erano distribuiti ovunque. Un disastro.

Malgrado questo però il giornale emanava una forza che era il frutto della passione di quanti ci avevano lavorato. E non è retorica. Era un giornale che faceva intravedere che c'era del nuovo sotto quelle macchie di inchiostro, che c'era del potenziale. Vendemmo 345 copie e non sapevamo nemmeno noi se era un successo oppure un errore editoriale. Il tempo dirà che era l'embrione di quello che sarebbe poi diventato il giornale di riferimento di tutto il movimento calcistico di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia. Era un giornale che non basava la sua forza sul … mettiamo la foto del piccolo calciatore così mamma e papà comprano il giornale … oppure pubblichiamo il tabellino della partita così legge il suo nome.

Intendiamoci, i risultati, i tabellini, le foto ci devono essere su un giornale come il nostro perché sono l'essenza dell'attività, ma Sprint e Sport è sempre andato oltre. A partire dalla politica sportiva dove il nostro giornale ha sempre tenuto un faro acceso sul potere delle istituzioni e si è sempre schierato dalle parte delle società. Il potere si difende da solo. Siamo però anche stati quelli delle inchieste scomode, quelli che pubblicano paginate spiegando i regolamenti a genitori e calciatori su come funzionano i tesseramenti e evitare di finire "in galera" perché alcune società (sarebbe più giusto dire alcuni loro dirigenti) si comportano in maniera poco trasparente. Sono esempi, abbiamo fatto, semplicemente, i giornalisti. Piccoli, da strada, per un giornale "minore", ma sempre in prima linea.

E la storia un po' si ripete a distanza di 28 anni perché in questa stagione, dopo praticamente quasi due stagioni senza attività, torniamo in edicola con una formula rivoluzionaria. E, come stiamo ripetendo da settimane, non abbiamo fatto un restyling grafico, ma abbiamo deciso che questo "mondo", e forse il ragionamento andrebbe esteso all'intero mondo dell'editoria, non può rimanere sordo alla tecnologia che avanza sempre più rapidamente e sta radicalmente cambiando le nostre abitudini. Figuriamoci se può rimanere uguale il modo di "consumare" informazione. Siamo consapevoli che chi ci compra lo fa sempre per lo stesso motivo, e per questo noi continuiamo ad offrire sempre un servizio di qualità, anzi, abbiamo anche potenziato l'infrastruttura informatica (perché i dati non basta raccoglierli, poi bisogna anche riuscire ad offrirli in maniera aggregata), ma è il modo in cui li dobbiamo presentare che andava cambiato. Lo abbiamo fatto. Non solo. Con i Social sempre più invadenti, app sempre più aggressive, dobbiamo far emergere quella che è la nostra peculiarità e cioè la competenza giornalistica.

E non è un caso che in tutti questi anni una cosa non l'abbiamo mai abbandonata e cioè la formazione dei giovani. E lo facciamo ancora come lo faceva il direttore e fondatore di Piemonte Sportivo (Aristide Tutino), il nostro antenato, che su questo fronte, e non solo, ci ha lasciato un'eredità unica avendo lanciato un alto numero di giornalisti in tutti i grandi giornali del nostro Paese. Una palestra che curiamo con dedizione e che tutti gli anni ci dà soddisfazione. Vedere partire un nostro ragazzo che viene assunto da un grande giornale, soprattutto poi di sti tempi, ci mette di cattivo umore perché sappiamo che poi bisogna sostituirlo, ma è anche motivo di orgoglio. Hai fatto bene il tuo mestiere. I campionati sono alle porte, così come 28 anni fa, noi siamo ancora qui. Stessa passione, stessa voglia. Voi continuate a seguirci.

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