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Editoriale

La segreteria ci prende per il culo e ci chiude fuori

Alla porta presidente e giornalista: sintomi di un comitato malato di protagonismo

La segreteria ci prende per il culo e ci chiude fuori

Chi scrive parla da giornalista e da presidente. Nelle sue due funzioni in una sola mattina ha ricevuto non una, ma tre prese per il culo. O meglio: una profonda mancanza di rispetto lavorativo e due prese per il culo. Una da giornalista, una da presidente.

FUORI DALLA PORTA

Il giornalista si è presentato alle 11:00 per assistere ai sorteggi delle semifinali di Under 18, Under 17 e Under 15 regionali in via Tiziano Vecellio 8. Sorteggi che si sono fatti, ma con il giornalista lasciato in sala d’attesa per 56 minuti senza potervi assistere e che ha saputo dell’ufficialità degli stessi soltanto quando erano già stati pubblicati.

Presentatosi all’ingresso come inviato di Sprint e Sport, il giornalista segue la richiesta di una voce femminile non ben identificata che invita espressamente a farlo “attendere lì”. Il tempo passa tra scatoloni di palloni da Futsal (a nascondere uno dei tanti vecchi, e si sottolinea vecchi, Trofei del Torneo delle Regioni, in questo caso quello Femminile del 2011) e referti di gare del weekend. A richieste sul perché di tanto ritardo dei timidi: «eh ho già comunicato che sei qui».

Dopo 56 minuti il giornalista riceve messaggi sugli abbinamenti e legge la news del Comitato Regionale sull’app. Al che, il giornalista sbatte la porta e se ne torna a casa.

IL GIORNALISTA PRESO IN GIRO

Nel tragitto che porta a casa il giornalista riceve una chiamata: «Signor Bonfatti, chiamo dal Comitato. Sono uscita a portarle i verbali ma non c’è più». Cosa se ne fa il giornalista di un verbale di un sorteggio di 6 semifinali quando in realtà è andato lì per assistere all'evento in sé? Il giornale è parte integrante e attiva del sistema informazione-calcio-territorio, ma viene tenuto fuori dalla porta per scelta o per mancato passaparola. Ok che la sede nuova è molto bella e molto grande, ma non ci sono sei piani di scale perché si perda un passaparola simile.

Chi sia stato a scegliere quindi non si sa, ma le domande sorgono spontanee

Chi decide in Comitato? Perché le scuse di Mauro Foschia sono state ricevute e ben accette, ma volenti o nolenti in via Tiziano Vecellio qualcosa non va.

Funziona così il nuovo Comitato Regionale post Mossino? Nelle passate stagioni il sorteggio era una cosa seria. Notizia sul sito, società invitate, un Bellotto e uno Scalia che si squadrano, si lanciano frecciatine di mercato e sulle corse al titolo e la dovuta solennità a squadre che si giocano una stagione. Il sorteggio è un evento, non un qualcosa da archiviare. Altrimenti come si spiega la gioia della vittoria dei quarti e la tensione nel sapere chi si incontra sulla strada verso il titolo. Dura poco, vero, ma raccontare le reazioni non dette degli addetti ai lavori è il sale di questo evento. Ora invece non sappiamo neanche se le squadre erano presenti,  magari era scritto sul verbale, ma vabbè. Non abbiamo questa informazione e ce ne facciamo una ragione.

IL PRESIDENTE PRESO IN GIRO

Nello stesso tragitto di casa il presidente riceve un messaggio: «Non scappare, ricordati timbro e firma». Il riferimento è alle liste di timbri e firme che delegati e consiglieri raccolgono per la candidatura unica di Mauro Foschia a presidente del Comitato Regionale. Magari, il mittente non sapeva dell’accaduto, ma solo che il timbro e la firma erano in zona. Rimaniamo in buona fede, anche se l’incazzatura monta. Nel migliore dei casi, si conferma che nella nuova bellissima sede, che la mia società e i suoi versamenti ha contribuito a pagare, qualcosa non va.

Nel peggiore dei casi, o nell'ovvietà dell'andamento dei fatti, è una gara a chi mi prende più per il culo.

In ogni caso, se il presidente aveva già dei seri dubbi sul depositare la firma e il timbro ora non ne ha più alcuno. Se c’era il dubbio se votare Mauro Foschia o schierarsi con il gruppo dei dissidenti e votare scheda bianca, ora quel dubbio non c’è più. Perché si è confermato quello che i dissidenti criticano: i modi non vanno bene e i contenuti neanche. Anzi, si rischia quasi di fare campagna attiva per la scheda bianca.

Nulla contro Mauro Foschia in sé, le cui scuse sono state accettate, e questo semmai non fa altro che rafforzare l'opinione positiva della persona, ma se il candidato è l’espressione più o meno compatta di un Comitato irrispettoso verso una componente come l’informazione libera, allora il presidente vota contro.

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