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Analisi

Report Calcio 2022: foto 'tricolore' tra bilanci in rosso, fogli in bianco e futuro poco verde...

Prof in emergenza, il Covid, i nostri giovani (bravi e ignorati) e i Dilettanti realizzano più sogni delle 'big'

Report Calcio 2022

Report Calcio 2022

«Dai successi sportivi alle criticità del Sistema Calcio, dai conti in rosso aggravati dall’emergenza sanitaria all’ormai annosa questione delle carenze infrastrutturali, passando per lo scarso utilizzo dei giovani talenti nei campionati di vertice. È quanto emerge dalla 12ª edizione del ReportCalcio». Una fotografia approfondita, eloquente e ‘allarmante’ sotto tanti punti di vista. Soprattutto se sulle tematiche ormai note ed evidenziate, non si porranno le basi di risoluzione e sviluppo.


Disamina che se è un fiume di ‘rossi’ negli indicatori del calcio professionistico, non gode certo di splendida salute a livello giovanile e dilettantistico. Ambito su cui l’impatto del Covid ha inciso più che in ogni altro settore. Il calcio dilettantistico e giovanile comunque, resta il principale movimento sportivo italiano, nonostante l’emergenza sanitaria: al 30 giugno 2021 si contavano un totale di 11.762 società e 50.750 squadre, mentre i calciatori tesserati ammontavano a 826.765, di cui il 59% impegnato nell’attività giovanile.


I riflessi negativi dell’emergenza sanitaria hanno prodotto degli importanti decrementi: rispetto al 2018-2019, i calciatori per l’attività dilettantistica e giovanile sono diminuiti del 21%; i giocatori impegnati nell’attività giovanile, diminuiti di quasi il 30%, passando da 689.905 a 489.800, mentre i dilettanti sono diminuiti del 6,5% (da 360.546 a 336.965). Complessivamente un decremento di quasi 224.000 calciatori (da 1.050.451 a 826.765).


Nel 2020-2021 i tesserati per la FIGC ammontano a circa 1,1 milioni, di cui il 76% rappresentato dai calciatori (840.054), il 19% dai dirigenti (212.344), il restante 5% dagli arbitri (30.856) e dai tecnici tesserati (29.089). Risultano 11.861 società, 51.343 squadre e 14.667 campi da gioco omologati. L’impatto dell’emergenza sanitaria si è abbattuto con grande forza. Tra il 2018-2019 e il 2020-2021, il numero di squadre partecipanti all’attività risulta in decremento del 20,8%, mentre i calciatori tesserati sono diminuiti del 21% (passando da 1,1 a 0,8 milioni).


A livello territoriale, l’area Sud Isole ha evidenziato un decremento pari al 37,8%, superiore rispetto alle altre aree (il Centro ha perso il 19,8% dei calciatori, il Nord Ovest il 13,3% e il Nord Est il 12,9%). Considerando l’intero perimetro dei praticanti l’attività calcistica in Italia, emerge come tra il 2019 e il 2021 la percentuale di over 18 che giocano a calcio sia diminuita dal 20% al 17%, mentre prendendo come riferimento gli under 18 l’incidenza è passata dal 35% al 31%. Il trend più recente testimonia però un’inversione di tendenza: in base alle ultime rilevazioni, al termine del 2021-2022, i calciatori tesserati sono tornati più o meno sui livelli del pre Covid-19, crescendo del 25,1% fino a 1.050.976 (aumento di oltre 210.000 giocatori in una sola stagione).


ReportCalcio impietoso e inquietante per ciò che riguarda la valorizzazione dei giovani: da una parte, gli ottimi risultati ottenuti dalle Nazionali giovanili italiane testimoniano il livello qualitativo dei talenti italiani (come evidenziato nel dati sotto pubblicati con finali a ripetizione in tutte le categorie e tra le più presenti alle fasi finali degli Europei delle varie categorie) eppure il ReportCalcio (oltre che i risultati recenti della nazionale italiana con la seconda mancata qualificazione di fila a un mondiale) evidenzia un problema già noto. Il talento in Italia non manca.


I ragazzi bravi non mancano. Manca la possibilità, la scelta e la voglia di farli giocare, maturare, aspettarli. Senza cedere a ‘manovre di bilancio’, qualche plusvalenza o qualche ingaggio di giocatori stranieri che ‘convengono’ di più. Le cifre sul minutaggio degli italiani. E in particolare dei giovani in Serie A è eloquente… Uno scenario a cui si collega il crescente profilo della dispersione del talento: tra i 2.387 giovani calciatori (15-21 anni) tesserati per club di Serie A nel 2011-2012, appena 101 (4,2%) risultano ancora operanti nella massima serie del calcio professionistico italiano a 10 stagioni sportive di distanza (nel 2020-2021), mentre 98 giocano in Serie B (4,1%), 146 in Serie C (6,1%) e 1.059 nei dilettanti (44,4%); altri 245 calciatori sono finiti all’estero (10,3%), e 738 (30,9%) risultano addirittura svincolati.


In particolare poi, si nota e si evidenzia come non sempre (anzi) il fatto di essere tesserati nelle giovanili di una Prof non ‘aiuta’ molto di più ad emergere rispetto a un giovane che gioca in un club dilettantistico con prima squadra i Serie D, Eccellenza e non solo. Dai dati del Report infatti, si vede come siano ben 610 in totale, i ragazzi che nella sola stagione 2020-2021 sono passati da un club dilettantistico ad un club professionistico.


Al contrario, sempre dai dati del Report, dati inquietanti per chi era tesserato tra i 15 e i 21 anni per un club Prof visti 10 anni dopo. Ebbene: il 45% di loro ha probabilmente smesso (‘svincolati’ nella tabella sotto), il 44,3% gioca nei Dilettanti, mentre solo l’1,4% in Serie A, l’1,6% in B e il 3,1% in C! A cui fa eco il dato sull’impiego degli stranieri: Italia prima (primato non certo invidiabile), con il 64% di giocatori stranieri impiegati in Serie A nel confronto con i top campionati mondiali.

Nazionali Giovanili

4  Finali di Europei U19 e U17, un terzo e un quarto posto mondiale U20. L’Italia negli ultimi 10-15 anni ha ottenuto il maggior numero di qualificazioni alle finali degli Europei (U21, U19 e U17)


Serie A 2020-2021

  • 1,5% il minutaggio in Serie A degli Under 21 italiani
  • 3,1% il minutaggio in Serie A degli Under 21 stranieri
  • 35,9% il minutaggio in Serie A degli Over 21 italiani
  • 59,5% il minutaggio in Serie A degli Over 21 stranieri

«ReportCalcio oggi suona come un monito, perché alla situazione strutturalmente critica prima del Covid si è aggiunta la pandemia, non possiamo più rinviare una presa d’atto su dati impietosi, dobbiamo lavorare per un risanamento generale e una diversa gestione dei Club. Esistono grandi criticità, servono sostenibilità economico-finanziaria del calcio prof, investimenti nei settori giovanili e infrastrutture»


Gabriele Gravina, Presidente Figc

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