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Monza, una città che vive di luce propria: anche nel calcio

Silvio Berlusconi e Adriano Galliani hanno acceso la parte sportiva portandola in A: Milano non oscura la Brianza

Adriano Galliani

Adriano Galliani è tornato a casa: proprio al Monza ha iniziato la sua carriera

Monza Brianza è una provincia talmente vicina a Milano che sembra essere un’appendice della metropoli lombarda. Eppure, con 112 mila abitanti, vive di luce propria perché è una città ricca di imprenditori che l’hanno valorizzata. Certo, il cordone ombelicale che la unisce a Milano condiziona e la fa apparire meno importante.

LE ORIGINI

Gli episodi e gli eventi più significativi che hanno lasciato una traccia nella storia di Monza. Secondo una leggenda si racconta che la regina Teodolinda, dopo una battuta di caccia del re e della corte longobarda si addormenta lungo le rive del Lambro. In sogno le appare una colomba, simbolo dello Spirito Santo, che pronuncia la parola “Modo” (qui, in latino) che avrebbe dovuto dedicare quel luogo a Dio. Lei avrebbe risposto “Etiam” (certo). Con la piena accondiscendenza del volere divino. Dall’unione delle due parole è nato “Modoetia”, poi tradotto in Monza. L’episodio è narrato nel ciclo degli affreschi eseguito nel XV secolo dai fratelli Zavattari che decorano le pareti della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza. Altro storico episodio del passato riguarda “La monaca di Monza”. Marianna de Leyva, meglio nota come la Monaca di Monza nasce il 4 dicembre 1575 e muore il 17 gennaio 1650. Era figlia di un nobile spagnolo, il Conte di Monza Martino de Leyva. A 13 anni viene obbligata dal padre a farsi suora e a 16 diventa monaca. Prende il nome della madre. Fa scalpore la sua relazione con un uomo, il conte Giampaolo Osio. Dal loro rapporto (1598 al 1608) nascono due figli: un maschio nato morto e una femmina, Anna Francesca Margherita che Osio riconosce come sua figlia e che viene affidata alla mamma paterna. Osio è condannato a morte per omicidio perché aveva ucciso tre persone che avevano scoperto la loro tresca. Però viene assassinato il giorno prima della sua esecuzione. L’arcivescovo indice un processo nei confronti della monaca che viene condannata ad essere murata a vita in una celletta priva di comunicazione con l’esterno. Sopravvive lì dentro per 14 anni.

BRIANZA SPORTIVA… MA NON SOLO

Il fiore all’occhiello della città brianzola è l’autodromo, sede del Gran Premio di Formula 1, inaugurato il 3 settembre 1922 che ha regalato a Monza prestigio internazionale e tanti successi della Ferrari. Anche il basket brianzolo ha scalato i vertici raggiungendo posizioni di avanguardia. Pietro Sada, leader della gastronomia milanese, ha l’idea vincente di produrre lesso di carne in scatola, la celeberrima Simmenthal che diventerà un marchio famoso anche nella pallacanestro. Sarà il figlio del titolare, Gino Alfonso Sada, a creare l’azienda in uno stabilimento di Monza. In segno di gratitudine, anche sportiva, gli hanno dedicato il vecchio stadio. Brianza felix. Dicono che Brianza derivi dal termine storico “brig” (colle, altura). Altre fonti sostengono che il nominativo Brianza sia un privilegio per il generale Brianteo, luogotenente del principe gallico Belloveso, che fra il VII e il V secolo avanti Cristo, con le sue truppe avrebbe occupato il territorio dell’Insubria settentrionale, fondando l’antica Mediolanum (l’odierna Milano). Ma in materia le leggende sono molto discordanti. Atteniamoci allora alla realtà. Il 28 agosto 1988 Monza rinnova le strutture. Il nuovo e più funzionale impianto sportivo prende il nome Brianteo per omaggiare un fantomatico personaggio coprotagonista del passato. Cambiano i tempi. Oggi lo stadio ha potenziato ulteriormente le strutture , dopo l’accordo con la U-Power che ha rilevato i diritti della denominazione del Brianteo ribattezzandolo U-Power Stadium, ha una capienza di 16 mila posti. Nel calcio professionistico Milan e Inter sono tra le indiscusse star più seguite e allora per farsi largo e approdare addirittura in Serie A con i termini di paragone e il grande seguito dei rossoneri e dei nerazzurri che dietro l’angolo accentrano gli interessi dei tifosi, soprattutto per una cittadina satellite della metropoli, è una vera e propria difficile impresa. Ciononostante il Monza è salito nel massimo contesto calcistico dalla porta principale con tutti gli onori.

BERLUSCONI E GALLIANI

I principali artefici. Silvio Berlusconi che risiede nella sontuosa villa di Arcore ad un tiro di schioppo dal centro di Monza, con i suoi investimenti (dopo i 3 milioni spesi per rilevare la società da Nicola Colombo il 28 settembre 2018, ha versato 107 milioni in 4 anni, con una media di 27 annui) e le sue scelte hanno consentito al Monza un notevole salto di qualità. Il suo braccio destro, Adriano Galliani, profeta in patria (è nato e cresciuto a Monza) ha operato con raziocinio e competenza allestendo un team che nel giro di alcune stagioni è arrivato al top. Galliani sintetizza così i forti sentimenti: «Per me l’approdo in Serie A è un sogno che si realizza. Come cittadino di Monza sono particolarmente emozionato e profondamente legato ai ricordi di quando da bambino andavo a vedere le partite con mia madre, è una gioia ancora più grande. Pensavamo di ottenerlo in tre anni. La scorsa stagione siamo arrivati terzi (nonostante Balotelli e Boateng)». E invece quest’anno Monza ha bruciato le tappe trovando gli uomini giusti al posto giusto. Col fiero proposito di non essere solo una comparsa. Elogi quindi anche all’allenatore Giovanni Stroppa (e al ds Antonelli). Stroppa, dopo aver conquistato la Serie A a Crotone si è ripetuto. Il suo Monza è prevalso su squadre sulla carta molto più competitive come Brescia, Benevento e Pisa. Nel calciomercato le società fanno incetta di giocatori stranieri, il Monza invece punta sui giocatori italiani. Galliani, per ora, ha acquistato Ranocchia ex Inter e il giovane Ranocchia della Juventus, Cragno, Carboni, Sensi, Pessina, Birindelli, Sorrentino, Caprari e il giovane Warren Bondo del Nancy. In dirittura d’arrivo c’è pure Petagna. Così come piace il ventenne Nicolò Rovella. Avere tanti italiani è importante perché si crea un gruppo compatto e con gli stessi intendimenti, per di più nel gruppo ci sono quattro giocatori che fanno parte dell’organico della Nazionale (Sensi, Pessina, Cragno e Caprari). E il calciomercato è ancora lungo…

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