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Città di Segrate Esordienti 2008, dalla figura del tecnico Gino Zumpano, a quella del Team Manager Jeffrey Di Silvestri: «I ragazzi al centro di tutto»

città di segrate 2008
Gino Zumpano è l'allenatore del Città di Segrate già da ben dodici anni. Condivide l' annata dei 2008 con la sua collega Alice Massera, occupandosi del gruppo A e veste il ruolo di Responsabile delle Attività di Base. Anche lui, come molti altri genitori, si è trovato in società grazie a suo figlio, che portava agli allenamenti, seguendo la sua carriera di calciatore costantemente. Ora, membro fisso del Città di Segrate, è orgoglioso di come la parte della Scuola Calcio sia diventata già da un po' Scuola Calcio Elite. Com'è entrato a far parte del mondo calcistico? «Da bambino ad oggi il calcio è sempre stata la mia passione. Fino all'età di dieci anni ho giocato a livello amatoriale presso l'oratorio vicino casa mia per poi entrare in una società. Lì ho fatto il mio debutto, per avere poi la mia massima espressione partendo dalla Prima Categoria e via dicendo. Questo è stato il mio lavoro fino all'età adulta, fino ai trentacinque anni d'età. Da quel momento, ho deciso di non abbandonare il pallone, ma di vestire altri panni e ho cominciato a fare l'allenatore presso una squadra fondata con alcuni miei amici. Il suo nome è Baldini Team, società amatoriale, e abbiamo partecipato ai campionati Acli. Lì oltre che allenatore, sono diventato anche il presidente; mi sono divertito moltissimo. Poi, una volta capito che la mia passione era fare l'allenatore in una società più strutturata, con degli obiettivi più precisi, ho chiesto al Segrate, dove già portavo mio figlio ad allenarsi da quando aveva sei anni, se avessi potuto dare una mano come mister o altro. Allora mi hanno inserito come allenatore e dopo dodici anni sono ancora qui, insieme a mio figlio che gioca ancora nella stessa società. Lui è un 2006 e gioca proprio nell'Under 15 Elite del Segrate». Quanto è importante il rapporto fra voi dello staff? «Tantissimo: io penso sia la base per costruire bene una società e per farla crescere. Questo soprattutto per quel che riguarda l'attività svolta con i bambini ed adolescenti. Noi abbiamo la fortuna di avere uno staff dedicato ad ogni categoria: abbiamo per ogni annata il primo ed il secondo allenatore, poi abbiamo gli specialisti, quelli che si occupano dei portieri. Inoltre, facciamo riunioni periodiche che prima della pandemia erano ogni quindici giorni; si creava uno schema dove tutte le categorie avevano lo stesso tipo di lavoro. Parlando della Scuola Calcio, ovviamente con piccoli obiettivi che variavano in base agli anni dei bambini. Ma il nostro scopo è lo stesso, e lo perseguiamo tutti insieme dandoci una mano l'un l'altro. La Federazione ci dà la stessa linea da seguire e c'è molta collaborazione tra di noi». Lei che conosce bene la società, saprebbe riassumere un po' quella che è la filosofia che perseguite? «Crescere ragazzi e non solo calciatori. Farli venire al campo e farli divertire e poi utilizzare gli spunti e le capacità di ogni istruttore grazie alla metodologia imposta dalla Federazione e seguendo quelli che sono i suoi schemi. L'obiettivo principale che vogliamo insegnare è l'attaccamento alla maglia, che è importantissimo. Poi farli diventare dei piccoli giocatori divertendosi, che è anche sempre stato il mio motto: "giocare divertendosi". Noi siamo una città grande e quasi l'80% dei bambini viene da noi a giocare: abbiamo più o meno 400 iscritti, quindi siamo diventati un po' il punto di riferimento per ragazzi e famiglie». In società quali eventi organizzate? «Vari tornei che sono molti importanti. Quello principale è quello che si svolge ad aprile. Invitiamo in casa ventiquattro squadre tra cui dodici professioniste e dodici del territorio, per poi vincere i due obiettivi: la supercoppa, quella principale, o la coppa dei dilettanti. E' un torneo molto sentito, lo facciamo da cinque/sei anni, e si chiama proprio "Torneo Nazionale", che è diventato il più importante del Segrate. Due anni fa, però, abbiamo anche invitato squadre estere: una di loro proveniva dalla Bulgaria, e poi c'era anche il Lugano. Adesso, con la pandemia, ci siamo bloccati, ma comunque il nostro obiettivo sarebbe stato quello di invitare anche squadre estere di maggior importanza, ma i costi sono quelli che sono e bisogna un attimo capire come organizzarci per portare avanti questa cosa». Ha notato tante differenze tra il modo di giocare estero con quello italiano? «Sicuramente sì. L'ho visto a mie spese, in quanto sono andato fuori Italia più volte proprio per lavoro: c'è una programmazione molto diversa. Già i dilettanti, parlo anche dei 2010, lavorano a livello metodologico quattro o cinque giorni a settimana, quindi lavorano sempre. Cosa che qui da noi è impossibile: è già tanto se riusciamo ad organizzare tre incontri alla settimana. C'è proprio un'altra metodologia ed un'altra impostazione del calcio all'estero». Quindi pensa che lo sport del calcio, in Italia, stia perdendo man mano importanza? «Vedo che ci si adegua sempre alle regole del gioco della situazione italiana. Purtroppo ci sono troppe situazioni che, ahimè, non ci aiutano, e parlo soprattutto di livello di costi, di economia. Vedo che iscrivere un bambino alla Scuola Calcio è diventata una spesa davvero grande e non tutte le famiglie se lo possono permettere. Poi ci si è un po' allontanati dagli oratori: io, per esempio, nasco in oratorio per poi andare in società dilettantistica. E per me era come andare all'Inter o al Milan, all'epoca. Ad oggi, le Scuola Calcio le fanno incominciare forse anche troppo presto: ci sono già bambini iscritti all'età di cinque o sei anni. E quel bambino nell'età di dodici anni arriva che si è già stancato, soprattutto se non ci sono degli obiettivi un po' stimolanti da seguire durante il suo percorso. Noi, ad esempio, oltre alla nostra attività, abbiamo a disposizione per i piccolini una maestra di Isef, americana, ex calciatrice, tra l'altro, che insegna la lingua inglese mentre loro fanno attività fisica, inserendoci anche la musica e diverse variabili. Gli parla solo in inglese, in modo tale che loro si abituino a sentire questa lingua ed imparino più velocemente grazie a questi stimoli diversi. Ormai questo è il secondo anno e funziona; vediamo che i bambini imparano non solo l'attività di calcio ma anche quella ludica e di divertimento». Zumpano racconta anche come in società abbiano creato una figura, il Team Manager, che si dedica solamente a ciò che riguarda l 'attività di relazione con le famiglie, quindi al rapporto con i genitori. Da due anni, infatti, la società del Segrate ha creato questo progetto di immettere anche una persona che abbia il ruolo di comunicare e di dare il giusto supporto alle famiglie degli iscritti. Questa persona è Jeffrey Di Silvestri, che ha iniziato come allenatore, per poi partecipare, con la collaborazione del consulente tecnico, a questo nuovo progetto strutturato. Questo attuale Team Manager non era estraneo all'ambiente calcistico in quanto racconta di aver iniziato come giocatore fin da bambino, per poi entrare a far parte della società cinque anni fa. L'obiettivo è stato quello «di dare l'idea di una società calcistica che sia vicina anche ai genitori dei ragazzi che giocano da noi, che possa interagire con loro per far crescere i figli e farli diventare adulti». Il suo ruolo è anche quello organizzativo e logistico: «Fungo da mediatore tra la società, le famiglie e tutti i membri che sono all'interno della nostra Scuola Calcio», racconta Di Silvestri. Durante lo stop calcistico, soprattutto, è sempre rimasto in contatto non solo con i piccoli, ma anche con gli adulti, creando vari webinar e riunioni on-line, in modo da non perdere mai i contatti con loro. Hanno istituito, inoltre, quello che è stato chiamato "Il mio credo calcistico": un progetto dedicato solamente agli adulti «dove alcuni professionisti ci hanno dedicato del tempo per approfondire e spiegare quello che è il mondo del settore giovanile. Quindi come questo deve essere strutturato e soprattutto i princìpi educativi da perseguire. Ci hanno illustrato quali sono le prospettive per una coerente e proficua collaborazione in vista della crescita dei ragazzi in maniera giusta e strutturata». Anche lui ha sottolineato come la filosofia della società sia «quella di mettere sempre al centro i ragazzi. Loro sono i protagonisti di tutto quello che è poi il nostro vero programma. Sono molte le iniziative a loro dedicate che organizziamo qui nel Segrate, perseguendo sempre lo stesso modello di coerenza e l'obiettivo di crescita».        
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