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Cob 91 Esordienti 2008, la parola ai due istruttori Bruno Chierchi e Giorgio Strada: «La partita è frutto del lavoro settimanale»

cob 91 esordienti 2008
All'interno della società Cob 91 gli atleti degli Esordienti 2008 sono seguiti dal tecnico Bruno Chierchi e dal suo vice allenatore, il giovanissimo Giorgio Strada, il quale riveste ancora i panni del calciatore oltre che di istruttore per i bambini di questa categoria. Entrambi collaborano fianco a fianco per far sì che i loro piccoli atleti, oltre ad imparare quelle che sono le basi del gioco del calcio, per arrivare preparati al gioco a 11, imparino a confrontarsi dal punto di vista umano, grazie agli insegnamenti dei due adulti. Tanta è la passione e la volontà, che entrambi gli istruttori seguiranno gli stessi bambini per tutto il tempo in cui rimarranno in società, quindi li potranno osservare nel loro percorso di crescita. Come siete entrati nel mondo calcistico? Chierchi: «Ho iniziato a giocare a calcio da bambino presso l’oratorio del mio paese, precisamente all’età dei nove anni. Ho percorso tutta la trafila tipica di ogni giocatore che muove i primi passi fino ad arrivare all’età dei diciotto anni. Per dir la verità, facevo anche un altro sport, Judo, che mi ha causato un brutto incidente: mi sono rotto una vertebra e sono stato costretto a bloccare la mia carriera sportiva, restando fermo per un po’ di tempo. All’epoca ero alla Serenissima e spingevo molto, amavo fare gol ed ero molto bravo. Fin da adolescente ho sempre amato vincere, questo non lo nego. Per me è ancora una grande soddisfazione portare i miei ragazzi sul campo e farli uscire dalla partita vincenti». Strada: « Ho incominciato a giocare a pallone un po’ più tardi rispetto ai miei compagni e coetanei. Sono entrato in questo mondo a sette anni circa, questo perché con la mia famiglia ci siamo dovuti trasferire quindi non ho avuto la possibilità di farlo prima. Intanto però mi sono iscritto anche a basket, quindi lo sport è sempre stato un fattore protagonista nella mia vita da bambino, e lo è tutt’oggi. Ho iniziato al San Luigi Cormano, dove gioco ancora oggi, e dove ho conosciuto il mio collega Bruno. Appena mi sono cimentato anche nell’attività di allenatore mi sono subito appassionato. Ho incominciato qualche anno fa fino ad arrivare ad essere il secondo istruttore della Cob 91 per i ragazzini del 2008, insieme, appunto, a Bruno Chierchi». I vostri ragazzi l’anno prossimo dovranno andare a giocare sul campo ad 11, ma hanno perso già due stagioni. Pensa che siano pronti per fare questo passo?Chierchi: «Sì, pronti lo sono perché noi non ci siamo mai fermati totalmente. Anche se le partite non ci sono state, non è mai mancato il costante allenamento fisico e tecnico, quindi i nostri ragazzi hanno perso poco a livello calcistico. Abbiamo lavorato tanto e loro sono stati davvero bravi. Devo dire che online abbiamo fatto poco, anche perché bisogna tenere conto che non tutti hanno lo spazio per fare esercizio da casa, non tutti hanno il giardino o il cortile e ho notato che si annoiavano molto a seguire gli esercizi attraverso uno schermo. Sono in un’età particolare per questo cerco sempre di stimolarli. Li chiamo e li sento spesso, anche se ora siamo del tutto fermi». Come descrivereste la filosofia e gli insegnamenti su cui si sostiene la Cob 91? Chierchi: «Per me, personalmente, è importante educare i bambini anche a vincere, a differenza di molti che invece sostengono che si impari attraverso la sconfitta. Questo è il mio primo anno in società, diciamo che ci siamo un po’ inseguiti. Io, all'inizio, non volevo lasciare il San Luigi, l’oratorio presso cui lavoravo a Cormano, e i ragazzi che allenavo perché tenevo tanto a loro, ma anche qui si vive bene. Sto facendo davvero un bel lavoro, soprattutto un lavoro di gruppo, valore condiviso pienamente dalla Cob 91, che sostiene sia un insegnamento importante da impartire ai nostri piccoli giocatori». Strada: «A me interessa che il ragazzino abbia voglia di impegnarsi, e questo conta anche per la società in cui alleno. Insegniamo a mettersi in gioco e a tirare fuori sé stessi, dando tutto il loro contributo per migliorare costantemente. Se grazie alle mie competenze i bambini apprendono qualcosa, allora va bene, sono soddisfatto».   Quindi il risultato conta a quest’età? Chierchi: «A nessuno piace perdere e subire molti gol durante la partita, ma ci può stare perdere ogni tanto, l'importante è dare il massimo. Conta molto anche il lavoro fatto durante la settimana: è raro che si perda, se si fanno dei buoni allenamenti. Le porto un esempio: quando lavoravo in oratorio, mantenevo il gruppo unito e nel weekend vincevamo molto spesso, tant'è che a livello tecnico sono cresciuti tantissimo. Bisogna anche insegnare ai bambini più bravi ad abituarsi a trascinare gli altri, visto che il calcio è uno sport di gruppo e, in quanto tale, il gioco di squadra conta molto». Strada: «Devo ammettere che per me conta vincere; in fondo la partita è lo specchio del lavoro fatto in campo durante la settimana, in allenamento. Insomma, se lavori bene è più probabile che porti a casa bei risultati nello scontro con altre squadre. Però, una partita giocata bene e contro una squadra che comunque è tecnicamente più forte, è come se fosse una vittoria. Ripeto, importante è che i ragazzi si impegnino, in questo modo, alla fine, la sconfitta pesa meno». Domanda per il giovanissimo Strada: come mai ha scelto di rimanere ad allenare nell’ambito della Scuola Calcio? Strada: «Amo insegnare ai piccoli, tanto più che molti di questi bambini sono poi i fratellini di alcuni miei compagni di squadra, quindi ci tengo particolarmente. Inoltre mi sento molto vicino a loro, anche per la mia giovane età: ho solo 19 anni. Diciamo che fungo un po’ da mediatore tra Bruno ed i bambini, essendo io quello più vicino a loro a livello di fascia d’età. E’ come se fossi un po’ il loro “fratellone”». Com’è il rapporto con i genitori dei vostri bambini? Chierchi: «Qui alla Cob 91 è molto filtrato, cioè io faccio l’allenatore e mi dedico praticamente ai ragazzi, mentre delle famiglie è la società stessa che se ne occupa. Diversamente, in oratorio il rapporto con i genitori era gestito da noi istruttori, quindi era un po’ più difficile star dietro anche a queste dinamiche. Qui diciamo che i rapporti sono più distaccati ed il nostro impegno è dedicato al 100% all’allenamento dei ragazzini ed al loro comportamento». Strada: «Ormai siamo abituati all’invadenza di alcuni genitori, che troppo spesso si intromettono in quello che è il nostro compito di allenatori di calcio. Io credo che la famiglia debba insegnare al proprio figlio il rispetto, prima di tutto, ed i sani valori, come quello della generosità. Per quello che riguarda il mondo calcistico ce la vediamo noi, che siamo gli esperti ed è poi il nostro lavoro. I bambini si comportano diversamente in campo proprio in base all’educazione che hanno ricevuto: lo vedi subito il bambino che fa capricci perché è poco educato ed il bambino che, invece, ha ricevuto tutt’altra formazione in casa».
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