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Si dimette il padre fondatore. Il "Presidentissimo" dà l'addio alla sua creatura

Dopo Carlotti anche Giuseppe Cesari ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di presidente onorario del Brescia Calcio Femminile

Giuseppe Cesari

Giuseppe Cesari lascia la carica di presidente onorario al Brescia Calcio Femminile

«Ci sono cose che si fanno per passione […]. Era il 1985 quando, spinto da questo entusiasmo, decisi di fondare il Brescia Calcio Femminile». Iniziava così il 29 dicembre scorso uno degli ultimi pensieri del presidente Giuseppe Cesari, in una lettera aperta affidata alla rete e che suonava quasi come una rinnovata promessa d'amore da parte di colui che unanimemente in quel di Brescia è considerato «l'inventore del calcio femminile in Italia». «Sono passati 36 anni da quel giorno», continuava Cesari nel flusso di coscienza e parole, e «in veste di Presidente Onorario, non smetterò mai di seguire con il cuore questa creatura che considero Mia, Vostra, Nostra». Cos’abbia spinto quasi tre mesi dopo il pres a cambiare rotta non è dato sapere, fatto sta che «dopo attenta riflessione, con la presente, rassegno le mie dimissioni irrevocabili dall’incarico di Presidente Onorario della società Acf Brescia Calcio Femminile». Seguono data e ringraziamenti per l’attuale presidentessa Clara Gorno oltre a quelli per Rosangela Visentin, l'ex numero due e «compagna d'avventura in tutti questi anni». L'annuncio ancora una volta a mezzo social, e sul cosa sia successo nel frattempo per portarlo a maturare una decisione così difficile forse sarà motivato prossimamente, nei giorni a venire, ma è indubbio che con queste dimissioni si chiuda un’epopea leggendaria per il club biancoblù.

IL RUOLO

Sul campo le cose andavano alla grande, vanno alla grande, con la sua creatura felina che corre veloce nelle praterie cadette mietendo vittime e chilometri fra sé e le inseguitrici. Una leonessa dalle sembianze di gazzella, quasi una sorta di contraddizione in termini ma così è. A livello societario la sua carica, invece, risultava puramente onorifica e non era di certo più lui ad essere il padrone del vapore. Non lo era più dal primo luglio scorso, quando passò la mano alla nuova dirigenza per motivi personali e lavorativi sempre più pressanti, come ha chiarito nella prima nota sul web, garantendo comunque solidità al progetto grazie al mantenimento degli sponsor storici e del suo ruolo di garante, decentrato ma simbolico e ancora interno al nuovo corso. Una sorta di impegno assunto durante il periodo di transizione, la cui carica d’onore gli fu offerta sin da subito con grande entusiasmo dalla stessa presidentessa Gorno. Poi l'attuale dietrofront - a stagione in corso - quando il suo Brescia stava fantasticando su sogni indicibili e proibiti soltanto fino a pochi mesi fa, con il primato mai così alla portata in quest'annata e una potenziale festa promozione in procinto d'essere allestita, fra due mesi o poco più. Un’andamento peraltro che sembrava avergli riacceso l’entusiasmo, almeno provando ad interpretare quella nota di fine anno, al netto - col senno del poi - di qualche passaggio sibillino.

LA SETTIMANA BCF

Il Brescia Calcio Femminile si ritrova così nel giro di 5 giorni a far fronte a due inaspettate dimissioni, due mancanze che dovranno giocoforza portare ad un aggiornamento dell’organigramma societario. Le prime ad inizio settimana, per quanto concerne la Primavera, a seguito della partita persa contro l’Hellas Verona e costata l'allontanamento dalla sesta piazza (l'obiettivo prefissato). Così, l'addio del tecnico Andrea Carlotti per ridare motivazioni al gruppo ed evitare il precipizio nel fondo della classifica, nonostante modi e tempistiche della decisione non siano piaciuti alla dirigenza che ne ha duramente contestato le ragioni con un pesante j'accuse nel successivo comunicato diramato sul proprio sito, contestando all'allenatore le intenzioni di voler mettere in crisi il sodalizio in un momento delicato della stagione. E adesso, in aggiunta, anche quelle di Giuseppe Cesari, il presidente onorario, anch’esse irrevocabili e datate 25 marzo, ben più roboanti però per ciò che rappresentano sul piano simbolico.

LA STORIA

Due scudetti vinti nel 2014 e nel 2016, tre Coppe Italia (2012, 2015, 2016) e ben quattro  Supercoppe italiane (dal 2014 al 2017) sono il bilancio complessivo della presidenza Cesari dopo oltre un trentennio di passione, in totale nove trofei per quella che rimarrà ancora a lungo l’epoca magica delle Leonesse. Oltre a ciò, anche due partecipazioni nel massimo torneo continentale per club, la Champions League, nelle quali le bresciane raggiunsero come massimo risultato i quarti di finale nella stagione 2016 dopo aver piegato squadre del calibro di Liverpool e Fortuna Hjørring, prima di arrendersi al Wolfsburg al terzultimo atto. Per non parlare di ciò che il Bcf ha fornito alla Nazionale in termini di materia prima, fino alla cessione del titolo al Milan nel 2018 e la ripartenza conseguente dai meandri del movimento. Le biancoblù riuscirono però a risorgere dalle proprie ceneri e nel giro di quattro stagioni ritrovarono la serie cadetta partendo dall’Eccellenza, attraverso due ripescaggi. E ora le dimissioni del fondatore, quando si intravedeva la massima serie là in lontananza sullo sfondo, quando la ricerca del tempo perduto sembrava giungere a compimento e la promessa di rivivere gli anni d’oro del grande Brescia sembrava prossima dal passare dal sogno, ad una concreta realtà.

Gioseppe Cesari festeggia a Roma la conquista del primo trofeo della sua gestione, la Coppa Italia conquistata il 2 giugno 2012 contro il Napoli (3-2 nei tempi supplementari)

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