Il personaggio
24 Luglio 2024
Mariagrazia Genco, ex giocatrice e allenatrice, grande pioniera e da sempre protagonista nelle battaglie del calcio femminile, si racconta e parla del suo approccio con lo sport, e con il calcio in particolare: «Questa mia passione ebbe origine giù molto presto, in contesto oratoriale; nel momento in cui vidi il pallone da calcio fu un amore a prima vista. Già mio fratello giocava a calcio e per fortuna all' epoca, pur essendo l'unica bambina che in oratorio giocava a calcio, i miei genitori mi supportarono, perché per loro era importante soprattutto il fatto che mi divertissi. Fu quello l'inizio della mia carriera. Il ricordo più bello di tutti questi anni? Molti, ma nel 1988 disputammo un'amichevole contro l'allora nazionale italiana femminile, e di quella gara rammento con molto piacere i dieci minuti nei quali marcai, da difensore, l'allora centravanti azzurra Carolina Morace».
Mariagrazia Genco esprime il proprio giudizio sulle recenti vittorie ottenute dalla nazionale italiana femminile di Andrea Soncin: «Ritengo che siano un grande traguardo per tutte le donne che giocano a calcio, non soltanto per le calciatrici azzurre. Quando ero giocatrice le bambine che praticavano il calcio non erano ben viste, perché il calcio era da sempre considerato uno sport prettamente maschile. Il calcio femminile è più lento dal punto di vista tattico, rispetto a quello maschile. La fisicità è diversa, ma occorrono la stessa concentrazione mentale, passione, allenamento, tenacia e perseveranza. Per me il calcio è ancora poesia, e per questo sono rimasta nel settore».

Mariagrazia Genco spiega ciò che l'ha motivata a diventare osservatrice calcistica: «Il mio grande entusiasmo verso il calcio mi ha spinto a conseguire l'attestato. Durante il corso mi hanno insegnato a valutare e interpretare un giocatore, a seconda del ruolo, anche sul piano caratteriale. Ad esempio se in gara supporta i compagni, e sul modo in cui fa salire la squadra. È stata un'esperienza molto bella, in cui ho imparato ad osservare le posizioni dei ragazzi in campo rispetto al nucleo squadra, ma anche semplicemente a valutare come stoppano il pallone. Per il momento la mia attività di osservatrice calcistica attiene a squadre maschili; di solito tendo a selezionare in ogni squadra un difensore, un centrocampista e un attaccante. Ritengo che per una donna ottenere la qualifica di osservatore calcistico sia un traguardo molto importante anche in termini di parità di genere. Penso che il calcio sia spesso anche lo specchio dell'attuale società contemporanea». Infine una riflessione e un messaggio indirizzato a tutti: «Il calcio è uno sport universale che insegna anche ad essere sempre tenaci e a reagire dinnanzi alle difficoltà e alle sconfitte. I ragazzi dovrebbero sempre seguire i loro sogni all'insegna del divertimento e giocando anche con il cuore. Spero che la mia storia possa essere da esempio per tutti loro».