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Lutto

È morto il Cavalier Vittorio Barbotto, è stato uno dei "creatori" del Settore giovanile. Aveva 95 anni

Se n'è andato ieri, in silenzio, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto, malgrado fosse un "gigante" del nostro calcio

Il cavalier Vittorio Barbotto

1995, convegno organizzato dal giornale. A sinistra il Cavalier Barbotto e a destra Nino Prunelli ex presidente del Venaria

È morto il Cavalier Vittorio Barbotto, figura storica del calcio giovanile e dilettantistico, era nato il 13 gennaio del 1926 e avrebbe quindi compiuto tra pochi giorni 96 anni. Stella d'argento Coni nel 1980 e Stella d'oro nel 1993, presidente del Settore giovanile piemontese dal 1975 al 1988 e poi presidente della Commissione premi di preparazione nazionale dal 1988 al 2011 quando, per sopraggiunti limiti di età, a malincuore, dovette abbandonare la carica. A differenza di quello che si potrebbe pensare era tutto meno che attaccato alla sua poltrona e soprattutto era un dirigente mai interessato ad apparire. Lavorava sodo, dietro le quinte, ed è tra quei dirigenti che di fatto hanno "inventato" il Settore giovanile (insieme ad un altro storico dirigente piemontese e cioè Ottorino Barassi) così come la struttura che poi divenne la Commissione premi di preparazione. Era cioè un dirigente illuminato, competente, che sapeva guardare lontano. Esattamente tutto il contrario di quanto avviene adesso. Ed è anche un peccato che sul sito del Settore giovanile non compaia nemmeno una riga di circostanza (almeno sino a questo momento, lunedì 27 gennaio ore 9:00) per ricordare un dirigente federale che ha contribuito a creare la struttura del nostro calcio così com'è adesso.

Del Cavalier Barbotto si potrebbero raccontare una infinità di aneddoti, molti si possono trovare nel libro di Tito Delton (scrittore, giornalista, storico del calcio subalpino) Una storia tante storie. Tra queste una particolare la vogliamo riprendere e cioè quando Barbotto racconta le prime riunione nell'immediato dopo guerra che avrebbero visto di lì a poco il passaggio della Sezione Propaganda a quelle che vanno visti come i primi germogli del Settore giovanile. «Dopo aver frequentato, nell’anteguerra, la sede storica della FIGC di via Ponza 2 a Torino, a due passi da piazza Solferino, – è Barbotto che racconta – come volontario di segreteria, nella primavera del 1945 si cominciarono a prendere le prime decisioni. Roma, inizialmente, mantenne in Alta Italia le sue macro zone ed il Piemonte con la Valle d’Aosta continuò ad essere chiamato Direttorio I Zona, mentre l’ULIC, praticamente un settore giovanile, divenne la Sezione Propaganda. Ma come partire e come suddividere i vari incarichi? Nelle primissime riunioni c’era un tale... ambientino che faceva paura. Alcuni dirigenti, o autoproclamatisi tali, arrivavano in via Ponza armati di tutto punto e quando era ora di sedersi attorno ad un tavolo per discutere delle mille iniziative di cui necessitava il nostro calcio, due o tre di loro tiravano fuori le pistole “Beretta” dalla tasca o i mitra “Sten” da sotto la giacca e posavano smaccatamente il tutto sul tavolo a portata di mano, della loro mano. Garantisco che non era facile discutere di cose
impellenti data la situazione e contrastare questa gente, ma che, tuttavia, riuscimmo a isolare facendo intervenire le persone giuste, anche usando le maniere forti».

In questo piccolo aneddoto si intuisce le difficoltà (vere) in cui nascevano, nel primo dopoguerra, le istituzioni che di lì a poco avrebbero trasformato il calcio italiano. E il Cavalier Barbotto è stato proprio uno di coloro che con capacità politica, di mediazione naturalmente, e lungimiranza, ha contribuito a rendere l'Italia la potenza calcistica mondiale che conosciamo. Era però al contempo una persona sempre pronta al dialogo, sempre disponibile. Nel 1995 organizzammo un dibattito presso la nostra redazione proprio per parlare del premio di preparazione. Il nostro invito era doveroso ma mai ci saremmo aspettati che avrebbe accettato. Invece, il giorno prima dell'evento, chiamò per sincerarsi dell'orario e partì da Roma, dove si trovava per il suo incarico federale, per venire al giornale ad impreziosire con i suoi interventi la serata. Lui era così. Genuino, disponibile, preparato, mai sopra le righe. Ricordiamo ancora proprio in quella circostanza l'intervento di un dirigente che accusava la "federazione" di non fare nulla per le società. Smontò l'obiezione con un interento di cinque minuti scarsi, ma talmente precisi che il dirigente dovette poi ammettere che gli mancavano alcuni passaggi regolamentari.

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