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Covid e calcio

Mascherine, Green Pass rafforzato e Return to Play, eppure gli impianti restano chiusi

E ci sono regioni che continuano a posticipare la ripresa delle attività. L'ultima mazzata il blocco dei tornei che avrebbe almeno consentito ai club di fare qualche incasso

Tutti con la mascherina, tutti vaccinati, negli impianti si entra solo con il Green Pass rafforzato, return to play modificato eppure gli impianti restano chiusi

Siamo da sempre dell'idea che a calcio bisognerebbe giocare quando i campi sono belli, e non ghiacciati, e quando in cielo brilla il sole. Quindi siamo da sempre favorevoli all'idea che nel mese di gennaio l'attività andrebbe bloccata, i campionati dovrebbero essere posticipati a partire da febbraio. Questo per la regolarità stessa dei campionati. Non solo. Sarebbe più che mai utile che i campionati, in particolare quelli giovanili, non venissero chiusi ad aprile, come spesso avviene, ma trovassero il loro epilogo quanto meno a maggio. Vuoi mettere giocare senza i campi ghiacciati, il freddo e avere invece il sole sulla testa? Una logica di buon senso che tuttavia ha sempre trovato un ostacolo insormontabile: i soloni rinchiusi nei loro palazzi a dettare regole senza capo né coda.

Praticamente quello che è successo in questo mese di gennaio quando di punto in bianco il Settore giovanile e scolastico, senza per altro confrontarsi con le strutture periferiche, se non per comunicare quello che già era stato deciso, ha pensato bene di cancellare l'attività sui territori. In particolare tutti i tornei che già avevano subito un colpo non da poco tra neve e restrizioni.

Ora, la domanda che nasce spontanea, è: per quale motivo si è deciso di arrivare a tanto? Abbiamo preteso che alle strutture sportive si possa accedere solo con il Green Pass rafforzato, che tutti gli atleti possano partecipare all'attività solo se vaccinati e, a scanso di equivoci lo diciamo subito, siamo anche favorevoli, ma allora perché sospendere tutta l'attività? È stato anche aggiornato, giustamente, il nuovo Return to play, che teneva di fatto gli atleti colpiti da Covid che si erano negativizzati lontano dall'attività per un paio di mesi scarsi.

Ma allora quale giustificazione, almeno di buon senso, avrebbe mosso questi "illuminati" dirigenti federali per arrivare a sospendere l'attività? Perché si potrebbe ancora comprendere, al limite al limite al limite, di posticipare la ripartenza dei campionati per consentire a qualche "ritardatario" di completare il ciclo vaccinale, che il return to play entrasse in vigore. Anche qui per evitare che qualche squadra si dovesse presentare alle partite con rose decimate, ma sui tornei non c'è alcuna giustificazione.

Ma non perché le squadre si presentano al torneo senza la giusta verve, bensì perché la partecipazione al torneo con l'organico ridotto al minimo indispensabile è non solo tollerato ma auspicabile. Anzi, ottima opportunità per consentire a quelle che vengono considerate le secondo linee per mettere minuti nelle gambe.

L'unica risposta che ci viene in mente è sempre la solita: coloro che occupano le stanze del potere sono completamente scollati da quella che è la realtà, da quella che è la vita di tutti i giorni, da quello che le società devono sopportare per continuare a fare attività in un Paese che sta per varare un piano di investimenti senza precedenti e non ha messo un solo euro per lo sport giovanile. Sport giovanile che per intenderci continua a sopravvivere grazie alla passione dei dirigenti e al portafogli dei genitori.

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