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A Chignolo d'Isola lo sport è zona rossa. Il sindaco Crespolini va contro i DPCM e chiude i campi sportivi

campo sportivo coronavirus
Tutta l’Italia è praticamente zona gialla, finalmente hanno riaperto bar e ristoranti, non si vedono più gli aspiranti sceriffi e l’Eccellenza sta scaldando i motori per ripartire. Tutto regolare? Mica tanto, almeno per i residenti di Chignolo d’Isola, comune bergamasco di circa 3.500 abitanti che dallo scorso 30 gennaio ha lo sport in «zona rossa» per decisione del primo cittadino Ramon Crespolini. Una decisione assunta senza alcun fondamento nell’attuale DPCM in vigore (e nemmeno nei precedenti visto che le norme valgono per tutte le «zone gialle» d’Italia, ndr), e che, prima di dare uno sguardo al profilo Facebook del sindaco, pensavamo si fosse magari perso il cambio di colore della Lombardia da zona rossa a zona gialla. Eppure del colore «giallo» della Lombardia, il sindaco di Chignolo d’Isola lo sa eccome, visto che ha postato tanto di foto del governatore Attilio Fontana e dell’assessore Letizia Moratti con scritto «siamo zona gialla». I DPCM e (di tutti) i colori… Vai a dormire rosso, ti risvegli giallo, senza nemmeno passare dall’arancione. Così, forse per evitarsi grane o forse perché non si è letta la Gazzetta Ufficiale e il provvedimento del Ministero della Salute, si decide di vietare lo sport in tutte le strutture comunali, anche se nello schema riassuntivo che pubblica su Facebook proprio il primo cittadino in questione, è scritto chiaro che ‘gli unici spazi a restare chiusi sono le palestre e le piscine’. Dei campi sportivi non si parla da nessuna parte e, come insegnano fin dal primo liceo, in Italia vige il principio per cui “tutto quello che non è vietato è consentito”. Ma per il sindaco Crespolini non è, evidentemente, così. Risultato? Tanti ragazzi della società del paese impossibilitati a svolgere attività sportiva perché il primo cittadino ha deciso così fino a nuova ordinanza. E si, perché mentre i DPCM scadono, mentre il Ministero della Sanità emette ordinanze per cambiare colori alle regioni, il sindaco di Chignolo d’Isola chiude tutto fino a data da destinarsi. Quando si potrà praticare sport a Chignolo? Non è dato sapersi. I ragazzi stanno, lentamente, ritrovando la loro quotidianità, ma si vedono privati dello svago principale, ovvero lo stare all’aria aperta in compagnia dei propri compagni di squadra. Nulla da fare perché questa è la volontà di chi amministra la cittadina. E si badi bene che nessuno vuole andare oltre quanto stabilito dal DPCM: le associazioni sportive cittadine si erano organizzate per accogliere i ragazzi per gli allenamenti individuali, tenendo fuori i genitori e non consentendo l’uso degli spogliatoi e degli altri spazi comuni, così come avviene in tutta Italia e, da lunedì scorso, in tutta la Lombardia. Ricorsi e materia Chiusura delle strutture comunali (non sono il campo da calcio) motivata per «evitare il formarsi di assembramenti e di evitare ogni occasione di possibile contagio che non sia riconducibile a esigenze specifiche o ad uno stato di necessità», oltre all’«impossibilità oggettiva dettata dalla conformazione dei luoghi e dai protocolli da applicare in caso di utilizzo delle strutture». Quindi bar e ristoranti (giustamente) riaperti, l’attività sportiva individuale all’aria aperta no perché - secondo il ragionamento del sindaco - si formerebbero assembramenti e non si sarebbe in grado di far rispettare i protocolli. Ma l’obbligo di adeguarsi al rispetto delle normative spetta a chi ha in gestione le strutture e non certo al sindaco, altrimenti - se il ragionamento è questo - avrebbe dovuto chiudere anche le scuole, bar e ristoranti. L’ordinanza, chi ha avuto modo di leggerla, presenta degli aspetti controversi e, in caso di ricorso al Tar entro 60 giorni da parte delle associazioni, verrebbe annullata in toto proprio dai giudici amministrativi. I ragazzi del paese, comunque, si sono organizzati per praticare attività sportiva nei paesi limitrofi ma, ancora una volta, si denota la poca conoscenza dello sport da parte di chi amministra. Pochi giorni fa il Ministro dello Sport uscente Vincenzo Spadafora ha ammesso di non aver mai avuto conoscenza del mondo dello sport (e ovviamente è stato nominato Ministro) e, a leggere quest’ordinanza, pare che sia in buona compagnia. Il sindaco di Chignolo d’Isola, però, è solo l’ultimo degli amministratori che nell’ultimo anno hanno dimostrato la non troppa approfondita conoscenza in materia sportiva. Interpretazioni e… Ricordiamo tutti infatti, nei primi giorni del marzo 2020, il corto circuito che accadde sia in Regione Lombardia che in molti comuni. Un post su Facebook dell’ex assessore Martina Cambiaghi fece «chiudere» gli spogliatoi quando in nessun DPCM ne era vietato l’uso, poi è stato un susseguirsi di DPCM e ordinanze pasticciate. Il culmine di tutto, e crediamo di non sbagliarci, si è raggiunto con il DPCM del marzo 2020 quando venne decretata la chiusura dei centri sportivi. Servirono giorni di dibattito e si dovette chiedere addirittura l’interpretazione del CONI per arrivare alla conclusione logica riguardo la distinzione tra impianti sportivi (campi di calcio all’aperto) e centri sportivi (palestre e piscine). Nel mentre, però, i sindaci si attivavano a chiudere i campi e, anche dinanzi al parere vincolante del CONI, restarono della loro opinione. Altra gaffe clamorosa fu quella dell’assessore allo sport del Comune di Milano, Roberta Guaineri, che confuse il professionismo con l’agonismo e decise di «chiudere» gli impianti sportivi delle società dilettantistiche consentendo gli allenamenti sono alle professioniste. Il giorno dopo ci volle l’intervento del sindaco Sala, sollecitato dalle società e dai Concessionari Milanesi, per rimettere le cose a posto e consentire ai ragazzi dagli Esordienti in su di allenarsi. È passato un anno, sta per cambiare il Ministro, ma sono ancora in tanti gli amministratori a non conoscere in profondità la materia sportiva.
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