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Benvenuti nel mondo di Quarta Categoria: dalla nascita del movimento alla creazione della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale

<> on January 30, 2020 in Rome, Italy.

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Non è per i grandi stadi, per i 500 milioni di followers di Cristiano Ronaldo o per le serpentine di Messi che il calcio è lo sport più popolare al mondo. Quelli sono soltanto i mediatici e dorati riflessi di un’essenza che accomuna il calcio alla musica o all’arte, sotto la definizione di linguaggi universali. Quelli che non hanno bisogno di spiegazioni o di traduzioni; quelli che sono, così semplicemente, di tutti. Il progetto di Quarta Categoria nasce con l’obiettivo di ribadire, con forza e con orgoglio, questo semplice concetto. Chiunque può giocare a calcio; chiunque può non soltanto sentirsi, ma anche essere considerato un calciatore. «Nel 2016 fondai l’ASD Calcio 21, volevo restituire la fortuna che il calcio mi aveva dato - racconta Valentina Battistini, Responsabile Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale - raccolsi l’adesione di altre squadre ma al tempo non c’era un campionato, chiesi così l’aiuto di Tavecchio, allora presidente, per provare a organizzare qualcosa in ambito federale». È la prima scintilla: nel maggio di quell’anno il progetto Quarta Categoria viene esposto in un evento a Milano, presso l’Aldini Bariviera. «Volevamo presentare i ragazzi; c’era il gotha del calcio quel giorno, Galliani, Preziosi, Matarrese e molti altri. Se ne innamorarono subito». È di Alberto Bassani dell’Inter l’idea dell’adozione: i club professionistici (e poi anche quelli dilettantistici che hanno sposato in seguito il progetto) forniscono maglie ufficiali e kit tecnico alle società di Quarta Categoria, organizzando unitamente attività di interscambio con le affiliate. A ottobre 2016 il progetto viene ratificato, e nel gennaio del 2017 si firma in Senato un protocollo d’intesa FIGC-CSI che regolamenta l’attività. Poco dopo si scende in campo, la prima edizione del campionato di Quarta Categoria si svolge in Lombardia e vede l’adesione di 9 formazioni. È un successo dall’eco mediatica. Si muove Gabriele Gravina, allora presidente Lega Pro: vuole che anche la Serie C partecipi a un movimento che si espande in Emilia Romagna e nel Lazio. Nella stagione 2017/2018 si aggiunge la Serie B completando il quadro delle leghe, in uno scenario che ricalcando la suddivisione del calcio professionistico in Serie A, B e C, sostituisce la dicitura originaria di Quinta e Sesta categoria. Il 2019 è un anno chiave. In giugno va in scena a Coverciano la prima Coppa Italia che vede partecipare le vincitrici dei tornei regionali saliti intanto a quota dodici. «In quell’occasione ci fu la prima telecronaca, e da lì nacque il format televisivo “4 Special” - continua la Battistini - questo permise alla gente di cominciare a guardare i ragazzi con occhi diversi. Non erano più solo persone con dei problemi, ma calciatori veri, che indossando le maglie delle squadre professionistiche si identificavano in qualcosa di profondamente loro». Ad assistere all’evento anche le formazioni estere di Ajax, Paris Saint Germain, San Marino e Tarragona, in un’atmosfera che comincia a farsi di livello internazionale. Pochi giorni dopo, contestualmente alla premiazione degli atleti alla Camera, viene avviato un protocollo d’intesa tra FIGC e CIP per la costituzione, in seno alla Federcalcio, di una nuova Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale. Questa vede ufficialmente la luce il 3 ottobre 2019. È un evento storico, l’Italia è pioniera di un’istituzione senza precedenti che il 30 gennaio 2020 alza il sipario sulla sua prima stagione sportiva nella cornice del Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti”, a Roma. Ma ci si mette di mezzo il Covid. «Lo scorso anno abbiamo organizzato una challenge denominata «TrequArtista» in cui i ragazzi hanno provato a impersonare opere d’arte famose - spiega sempre la Battistini - ma anche messo per iscritto i loro pensieri e realizzato dei video che abbiamo caricato su Youtube. Con la collaborazione di un preparatore atletico abbiamo poi offerto incontri di formazione per istruttori, e non potendo scendere in campo abbiamo organizzato delle competizioni su Playstation». Notizia fresca la sospensione anche per la stagione 2021: «È stato inevitabile, noi giochiamo a concentramento, raggruppando l’attività di diverse squadre in un singolo centro. Si tratta in molti casi di soggetti fragili e più esposti, non avrebbe senso riaprire oggi». Tempo allora per nuovi progetti: «A disposizione della Divisione è stato messo il Salaria Sport Village. L’obiettivo è farlo diventare la nostra Coverciano, con uno staff che allenerà le Nazionali, ma che sarà a disposizione di tutte le società che vorranno migliorare il livello dei loro ragazzi. Il tutto in forma gratuita come del resto tesseramenti e iscrizioni». E per lanciare un messaggio: «Li amiamo, e ci mancano. Auguro a tutti di poter entrare a far parte della nostra divisione. Il calcio migliora la qualità della vita di queste persone? Io dico che sono loro a migliorare la nostra. Per me tutto questo è fonte di emozioni indescrivibili, ricordo ad esempio un derby a Pescara, in Serie C. Clima teso, prefettura in allarme. Abbiamo fatto sfilare in campo i nostri ragazzi e quarantamila persone senza più bandiere si sono alzate ad applaudire. O ancora, quando il primo anno il «Barone» della curva rossonera si impegnò a contattare gli altri rappresentanti ultras per esporre in tutti gli stadi il nostro striscione con l’hashtag #iovogliogiocare a calcio. I ragazzi impazzirono». Infine il sogno più grande, e la barriera più importante ancora da abbattere: «L’età media è ancora piuttosto alta. La mentalità non è ancora sufficientemente aperta allo sport di gruppo, con tutte le frustrazioni che ne possono derivare per i più giovani. Il sogno, invece, è andare ai Mondiali insieme a loro».   [galleria link="file" ids="261885,261886,261887,261888,261889,261890"]
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