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Vianney, Alessio Revello bandiera gialloblù

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Alessio Revello

Alessio Revello, classe 1998, il calcio l’ha incontrato quasi per caso. Aveva 7 anni, nessun interesse per il pallone, ma la predisposizione era già dentro di lui. E quando le doti sono così limpide, qualcuno che ti nota prima o poi arriva. «D’estate andavo in vacanza a Pamparato, in provincia di Cuneo, con gli zii. Lì qualcuno si è accorto che ci sapevo fare, hanno parlato con zio Ferruccio per dirgli che avevo talento. È stato lui a portarmi a tutti gli allenamenti». È bastato il primo di questi a far scattare la scintilla tra Alessio e il pallone. La scelta è ricaduta sul Vianney: «Era vicino a casa e ci giocava un mio compagno di classe, Vittorio Tezzon». Da quel giorno Alessio e zio Ferruccio, con il borsone in spalla, non hanno più lasciato quel campo. Gli esordi sono da centrocampista, ma la bandiera gialloblù ricopre tanti ruoli: «Ho provato di tutto. Sono passato a fare il trequartista, mio ruolo naturale, ma ho giocato anche da mezzala e da punta. Una volta ho pure fatto il portiere, ma è stato un disastro (ride, ndr)». In quasi 16 anni al Vianney, Alessio è diventato un giocatore completo, un regista raffinato, con un’ampia visione di gioco e un mancino elegante. Sono tante le persone che hanno contribuito a questa crescita: «In primis zio Ferruccio, che mi ha insegnato il rispetto per l’avversario e per questo sport. Poi gli allenatori, uno dei primissimi è stato Luigi Peloso, quello con cui sono migliorato di più è Roberto Fogli». Con l’ex tecnico Alessio ha i ricordi più belli, in particolare quel torneo Gusella giocato nei Giovanissimi, in cui è stato premiato come miglior numero 10 delle squadre dilettantistiche. Da allora la passione per il calcio è rimasta la stessa. «Non ho mai avuto dubbi sul continuare o meno. La mia voglia è sempre tanta, nonostante il periodo». Ora che il Vianney è tornato in Seconda Categoria, l’obiettivo era continuare a risalire la china sotto la guida di Gaetano Caronna, che per il suo giocatore ha solo belle parole: «Bravo ragazzo, gran personalità. Tempi di inserimento come pochi, i suoi gol valgono sempre tre punti. È uno che non ha paura». Per il futuro una cosa è certa: restare al Vianney. «È una seconda famiglia, non l’ho mai abbandonata. Potevo fare altre scelte, ho preferito rimanere qua. Un giorno vorrei anche allenare qui».
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