Cerca

Chi gioca e chi no, la storia e la 'protesta': Non sono più importante dei bambini

Special
Iniziativa e manifestazione speciale di Daniele Hammoud e Stefano Doimo, due giovani atleti, schierati a favore dei più piccoli: «Il diritto al gioco deve essere garantito». E per farsi ascoltare hanno trovato davvero un modo particolare...   Ha 23 anni ed è al suo secondo anno nella Futsal Treviso, una società di calcio a 5 di ipovedenti che milita nel campionato nazionale: si chiama Daniele Hammoud e sabato scorso è sceso in campo per svolgere gli allenamenti con una maglietta che ai più poteva sembrare insolita, ma le cui scritte riportavano un messaggio intriso di importanza e decisamente non banale “Un bambino ha più diritto di me di giocare. Non c’è interesse nazionale più grande dei bambini”. L’idea gli è venuta il giorno prima di scendere in campo e ha suscitato entusiasmo nell’intero staff, a partire dal presidente, Stefano Doimo, che lo ha sostenuto fin da subito. Il motivo per cui lo ha fatto è abbastanza semplice: da più di un anno, i bambini non affrontano una gara; da oltre sei mesi, tutti - atleti più grandi inclusi - quelli che solitamente affrontano il campionato provinciale o regionale, sono vittime di continui stop che compromettono tutto, sia a livello fisico, che fisiologico. Ed ora che anche l’Eccellenza è stata inserita nei campionati di interesse nazionale, la differenza di atteggiamento nei confronti delle varie categorie si è fatta ancora più evidente. Hammoud, oltre a giocare nel Futsal Treviso, allena i bambini ipovedenti della pre-agonistica nella Spezzanese, una società dell’Emilia-Romagna. Ed è probabilmente anche per questo che l’argomento gli sta particolarmente a cuore: «Io rientro nel campionato di interesse nazionale e posso continuare a giocare, mentre i bambini che alleno, no. L’ho trovata una regola ingiusta, anche e soprattutto perché il diritto al gioco dovrebbe essere garantito sempre ai bambini. Non si tratta solo di sport, ma anche di un aspetto sociale che è molto importante. Ho provato a fare il massimo per lanciare questo messaggio e mi dispiace che nessun giocatore di spicco abbia ancora parlato del problema perché se ne dovrebbe discutere e, soprattutto loro, dovrebbero ricordarsi che sono stati bambini, che hanno potuto giocare e avere delle possibilità, le stesse che non potranno avere tutti i bambini d’oggi in futuro, se continueranno a non scendere in campo. Il fatto di indossare questa maglia, per me, ha significato “c’è chi può giocare come me”».   E riguardo a ciò che potrebbero fare le istituzioni nei prossimi mesi, il calciatore ha delle idee precise: «Leggendo le notizie di questi giorni, sembra che non cambierà niente, che rimarrà tutto così fino a maggio ed inizia ad essere molto tempo. Con i ragazzi di cui mi occupo, abbiamo fatto l’ultimo allenamento il 3 marzo e da allora più nulla. È uno sperare più che altro: uno sport all’aperto non dovrebbe mai fermarsi; posso capire non dare spazio a competizioni e tornei, che creano assembramenti, ma almeno gli allenamenti avrebbero dovuto essere continuativi». Anche Stefano Doimo, numero uno della società, è dello stesso avviso: «Quando Daniele mi ha chiesto il permesso di indossare la maglia durante l’allenamento, io non ho potuto dirgli di no, perché è una cosa che condivido ed è un appello che vorrei portare avanti. I ragazzi sono i primi ad avere bisogno di fare sport: mi auguro che al di là di tutto, il messaggio sia passato realmente e che abbia un riscontro positivo. Confido che chi ha più potere mediatico di noi, lo possa diffondere. Non ho dubbi che le società si sentano coinvolte perché hanno un settore giovanile da coltivare: il problema sono le istituzioni. Spero che siano loro a rendersene conto ed a percepire quanto è necessario ed importante che gli atleti più giovani ripartano». La società è una piccola realtà nata solamente cinque anni fa: in Veneto è l’unico club dedicato ai ragazzi ipovedenti rimasto sul territorio e, oltre al campionato, è molto legato ai progetti sociali; in queste settimane, ad esempio, si stanno dedicando ad un’iniziativa per sensibilizzare la donazione del sangue con il calcio femminile a 5. «Essendo una realtà piccola, non abbiamo grandissimi numeri però la nostra forza è portare sul campo dei ragazzi che altrimenti avrebbero poche possibilità di aggregazione», conclude Doimo.   di Rossana Briga  

SCARICA LA NOSTRA APPLICAZIONE

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400