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L'intervista: il ritorno nel calcio a 11 di Joselyn Arroyo

Joselyn Arroyo, Acf Alessandria

Joselyn Arroyo, Acf Alessandria

La stagione dell’Alessandria è stata al di sotto delle aspettative, questo è certo. Le grigie hanno patito la pausa forzata che la ha viste unica squadra del girone a fermarsi totalmente per più di due mesi. Ci sono però ancora 5 giornate per risollevare morale, classifica e trovare la prima vittoria in campionato. Si riparte da alcuni innesti mirati e soprattutto da chi ha sposato questo progetto ad inizio anno. L’attaccante Joselyn Arroyo è stata finora tra le migliori per rendimento. La classe ’95 dopo i problemi avuti a Novi e la conseguente parentesi nel futsal è tornata al calcio a 11 non dimenticandosi, anche in questo caso, come si fa a fare gol. Joselyn, raccontaci di come hai iniziato a giocare a calcio e qual è stata la società da cui sei partita. Io ho iniziato con mio cugino e qualche amico nel cortile. Quello che fu il mio allenatore all’epoca mi disse di provare così cominciai nella squadra del mio paese, il Livorno Ferraris, a 6 anni. Ho giocato con i maschi finché ho potuto, fino ai 14 anni, perché è un ambiente in cui mi sono sempre trovata bene. Crescendo sono dovuta per forza passare al femminile, ho seguito il mio allenatore Gianluca Maccione al Casale dove sono stata due anni. Quando sono passata al femminile non ho percepito la differenza fisica perché anche se avevo 15 anni e avevo compagne di 30, strutturalmente non eravamo così diverse. Sono sempre stata molto tranquilla in tutte le esperienze che ho fatto. Al Casale all’inizio ero un po’ chiusa ma perché sono proprio io timida di carattere. Ci vuole un po’ di tempo perché la differenza di età si sente anche negli argomenti che a 15 anni sono diversi da quelli di cui uno parla a 30. Vista la tua esperienza, ritieni che sia una cosa importante giocare con i maschi fino ad una certa età? E poi, la trovi una cosa positiva il fatto che in Olanda alle società dilettantistiche sia stato consentito avere squadre miste non solo fino ai 14 anni ma per tutto il Settore Giovanile? Giocare con i maschi la trovo un’esperienza positiva perché fa crescere sotto tanti punti di vista. Nel maschile c’è un’altra forza e un’altra intensità, da bambino non te ne accorgi ma più avanti sono cose che diventano importanti. Se non hai delle basi diventa difficile. Per quanto riguarda l’Olanda, finché si tratta di Settore giovanile è una cosa positiva. Fino ad una certa età la differenza strutturale e fisica c’è, ma non è così ampia. Giocare con i maschi ti aiuta nella mentalità, nella velocità di gioco, di pensiero, di trasmissione, sono tutti fattori molto positivi. Non è una brutta idea. Più crescono e più è difficile starci dietro, stare alla loro velocità, ma fino a una certa età è una cosa fattibile. Quando sono passata al femminile è capitato di fare qualche amichevole contro i maschi e la differenza si vede e non si vede. Dopo Casale è arrivato il Piemonte Sport, una società storica nel femminile. Quali sono state le differenze rispetto alle tue esperienze precedenti? Al Piemonte Sport rispetto al Casale c’era un ambiente più familiare. Facevamo le grigliate al campo dopo l’allenamento, l’età anagrafica si era abbassata ed era tutto più facile. Poi la squadra era abbastanza competitiva e abbiamo cominciato a vincere. Purtroppo come in molti casi non c’erano fondi e mancava la volontà di salire, ho voluto quindi cambiare anche perché non avevo più i giusti stimoli. Da lì è arrivata la possibilità di salire in B con il triennio tra Acqui e Novese. Come è andata? Il primo anno eravamo Accademia Acqui, facevamo la Serie B ed è stata un’esperienza completamente diversa. Ho voluto provare a fare il salto. L’anno dopo la squadra è diventata Novese e la prima stagione abbiamo perso di un punto quando in Serie A ci è andato l’Empoli. Poi le cose non sono andate bene e io sono tra quelle che erano rimaste vincolate. Da qui è nata l’avventura nel calcio a 5, come è stato calarsi in una realtà che a tutti gli effetti può considerarsi un altro sport? In teoria ero rimasta vincolata, ma poi fortunatamente ho trovato un escamotage tramite il calcetto appunto. Ho giocato un anno nel Pasta e poi nel Real Canavese. Il primo anno eravamo una bella squadra, ho giocato con Pamela Gueli, Lucia Ravera e altre ragazze forti sia nel calcio a 11 che in quello a 5, c’erano anche Serena Giuliano e Denise Usseglio. Mi sono trovata benissimo, arrivavo da un periodo molto particolare dove per sei mesi ho aspettato e sperato nello svincolo dalla Novese. Poi è arrivata questa occasione e ho detto, perché no? Per stare a casa a non fare nulla e per non perdere la forma fisica ho accettato. Non pensavamo a salire, ma già dopo due o tre partite ci siamo guardate in faccia e abbiamo capito che avremmo potuto vincere il campionato senza problemi. Il campionato lo abbiamo vinto agevolmente, ma anche lì non c’era la volontà di andare oltre. Dopo quell’anno Gueli e Usseglio erano già andate al Pinerolo, ma io ero ancora vincolata così ho continuato ancora nel calcio a 5. Sono andata al Real Canavese, società con ambizioni nulle, però essendo al secondo anno ero cosciente di quello che stavo facendo e non c’erano grosse aspettative. Delle volte ci sono società che hanno ragazze forti, poi arrivano altri due o tre innesti e non si aspettano che si vinca il campionato. La vedono come avere 10/12 ragazze, nel calcio a 5, a cui paghi il campionato e finisce lì. In questo sento una prima squadra non ti porta delle entrate se non quelle dell’attività del bar, non hai degli ingressi come nel Settore giovanile dove il ragazzino porta la quota. Quest’anno sei tornate nel calcio a 11, con l’Alessandria l’annata è complicata. Come stai vivendo questa stagione a 5 giornate dalla fine? Dobbiamo trovare la prima vittoria in campionato per il morale ma anche per ritrovare noi stesse. Confidiamo negli innesti, sono arrivare le due Lupi, Lucia Lepre e Giada Bagnasco. Sulla carta non meritiamo la posizione attuale. Ma noi siamo una delle poche squadra rimaste completamente ferme da fine ottobre ad inizio gennaio. Rifare la preparazione non puoi, ci abbiamo messo un po’ per tornare ma nel frattempo le altre in classifica sono scappate. Ho ritrovato comunque tante amiche con cui ho giocato in passato, da Barbara Di Stefano che ho conosciuto ad Acqui con cui c’è una grande intesa anche in campo o Francesca Lardo, siamo molto amiche anche fuori. Ci sono compagne di livello. Vista la tua esperienza al Piemonte Sport che dalla prossima stagione diventerà Pro Vercelli, giudichi in maniera positiva l’ingresso delle società professionistiche maschili nel femminile? Assolutamente sì, se ci sono società che hanno voglia di investire è una cosa positiva. Avere a che fare con le solite realtà, con società che nascono e poi spariscono non porta a nulla.
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