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Cascine Vica story, seconda puntata: la capitana Valle e la 'forestiera' Tavalazzi, Iannuzzelli fa rima con Tardelli

Il Cascine Vica della stagione 1997-98

Il Cascine Vica della stagione 1997-98

Gli artefici di quella straordinaria squadra sono stati molteplici, da Bruna Blanc Pozzi al tecnico Ezio De Ley, ma soprattutto una squadra fatta da ottime giocatrici, grandi donne e professioniste, anche se nell’ultimo caso non lo erano. Questa è la seconda puntata di uno speciale uscito a fine gennaio scorso, in cui abbiamo raccontato, attraverso le voci delle protagoniste, la straordinaria annata 1997/98 che portò il Cascine Vica a giocarsi lo spareggio per lo Scudetto contro il Modena. Per chi se lo fosse perso è doveroso fare un piccolo percorso a tappe. Il Cascine Vica parte dalla Serie C, dal gruppo di ragazze che prima militava nel Real Torino. La squadra ottiene due promozioni in due anni. Alla prima stagione in Serie A le aquile blu si salvano, alla seconda arrivano settime e alla terza sfiorano l’impresa. Tutto sotto la presidenza di Bruna Blanc. Nel 1997 la società gestisce la struttura Laura Vicuna a Rivalta, dove le ragazze alloggiano anche. Il tecnico De Ley lascia spazio a Sergio Blanc. Il Cascine Vica in quel campionato vince 25 partite, ne pareggia 4 e ne perde solamente una proprio contro il Modena. La squadra di Carolina Morace & Co. perde contro il Milan inaspettatamente e le aquile blu la agganciano in testa nel finale di stagione. Si arriva allo spareggio dell’8 giugno 1998 a Pavia ma i gol di Carolina Morace e Patrizia Panìco condannano il Cascine Vica al secondo posto. Di quella squadra facevano parte giocatrici del calibro di Rita Guarino, Damiana Deiana, Daniela Tavalazzi, Fabiana Correra, Monica Di Bernardo, Isa Costanzo e Maria Rosaria Iannuzzelli. Nell’estate 1998 Bruna Blanc lasciò il timone e quella magica squadra sparì per sempre. Rimane però vivissimo nelle parole delle protagoniste il ricordo di stagioni indimenticabili: lo squadrone che tremare l’Italia fa. In principio fu il Real Torino. Prima dell’impresa sfiorata, prima della stagione dei record e dello spareggio contro il Modena, i primi passi del calcio femminile a Cascine Vica sono da ricercare nello scioglimento di quella precedente squadra. Nessuno meglio di Ilaria Valle può raccontare quei momenti, la capitana che ha visto le aquile blu partire dalla Serie C e arrivare al punto nazionale più alto. «Si può dire che il polo femminile lì sia nato grazie a De Ley, quando ci hanno accorpate alla squadra maschile e al Cascine Vica è andato tutto il blocco del Real Torino - racconta la capitana che quei posti li può vedere ancora da vicino dalla sua Carmagnola -. Con me c’erano Scaroni, Abrate, Bruscaini e Siccardi. Poi siamo salite in B con qualche innesto, mi ricordo che erano arrivate delle ragazze da Cuneo. Siamo riuscite a fare il doppio salto ed il primo anno di Serie A non è stato facile, ci siamo salvate ma non eravamo così organizzate. Poi il secondo anno è andato meglio, man mano si sono aggiunte Iannuzzelli, poi Guarino e Costanzo». Laura Valle, da buon capitano e buon difensore ricorda con particolare affetto proprio le compagne di reparto della straordinaria stagione 1997/98: «Avevo legato molto con Revello, lei era molto intelligente anche in campo. In difesa giocavamo a tre dietro, lei era il libero diciamo. C’era Tavalazzi anche andava sulla prima punta e io sulla seconda». Il Cascine Vica era anche e sopratutto Bruna Blanc: «Bruna era un buon dirigente - racconta Laura Valle -, credeva molto in quello che faceva. Ezio De Ley era portato, ci spiegava bene le cose, leggeva le partite, si vede che era uno che ne capiva. Per me era uno dei migliori nel panorama piemontese». L’ha citata Laura Valle, una delle giocatrici più rappresentative di quella straordinaria squadra era Daniela Tavalazzi. Proprio l’estate prima di approdare al Cascine Vica aveva fatto parte della Nazionale italiana agli Europei del 1997, sarà protagonista anche a quelli del 2001 così come ai Mondiali del 1999. Attualmente Daniela Tavalazzi siede sulla panchina dell’Under 17 Femminile del Bologna dopo essere stata per un decennio anche la responsabile di tutta l’area femminile rossoblù. Uno dei primi aneddoti divertenti su quella stagione lo svela proprio lei: «Mi ricordo che la Blanc aveva organizzato una sfilata per cercare sponsorizzazioni. Eravamo 5 o 6 interpreti a sfilare in una serata con jeans, a piedi nudi e una t-shirt bianca. Ci dovettero insegnare a sfilare, fu un episodio molto divertente che ricordo con piacere». Già, perché l’ultimo anno, quello più bello, quello dello spareggio, fu anche costellato da non pochi problemi finanziari: «C’era la possibilità del trasferimento già a dicembre, per me e per Damiana Deiana che venivamo da fuori non era facile. Ma abbiamo deciso di rimanere, ho girato tante squadre ma quell’anno lì ricordo un clima che derivava dalla magia di essere riuscite a creare un gruppo unito». Quel Cascine Vica era infatti un unione tra più esperienze, più gruppi che avevano trovato insieme un’amalgama perfetta: «C’era il gruppo storico - prosegue Daniela Tavalazzi -, formato da Correra, Costanzo, Iannuzzelli e Guarino. Poi c’eravamo io o Deiana che venivamo da fuori e poi c’erano quelle che a livello tecnico erano più indietro e noi avevamo anche la responsabilità di supportarle e farle crescere». Un’altra grande particolarità di quell’ultimo anno era il luogo dove tutto si svolgeva. Nel 1997 le aquile blu si erano spostate da Cascine Vica a Rivalta di Torino, più precisamente all’oasi Laura Vicuna dove le ragazze oltre ad aver fatto tutta la preparazione, alloggiavano. «Sembrava di essere in un convento, era una struttura atipica, insolita. Per il Bologna mi è capitato di andare a cercare strutture più idonee per il femminile, non è così semplice. Era tutta nostra, la Blanc credo l’avesse presa in gestione. Per noi era un punto di appoggio, dove stare tutte insieme. Me la ricordo come una cosa molto suggestiva per me che arrivavo da 400 km, mi ricordo le montagne intorno. Anche quando andavamo ad allenarci al parco de La Mandria era particolare». Una stagione fatta di momenti idilliaci e di tanti sacrifici: «E dopo la bravura sta in quello che la società è stata capace di trasmettere nonostante le difficoltà. Mi ricordo una riunione tutte insieme per decidere come andare avanti, eravamo una squadra unita, ci univa la passione, il calcio, la squadra, il gruppo». Anche lo spareggio contro il Modena, Daniela Tavalazzi lo ricorda molto bene: «Un aneddoto che non è uscito è anche che non ci è stato fischiato un rigore su Rita. La Morace aveva un altro appeal, anche sull’arbitro che conosceva. Giocare contro di lei era motivo di impegno e concentrazione per me che l’ho marcata tante volte. Poi però quel Modena era davvero fortissimo, oltre a lei c’era la Panìco e quello è stato un po’ l’anno del passaggio delle consegne, c’erano Ciardi, Antonini. È stato un anno per me molto importante a livello di emozioni anche personali, abbiamo migliorato l’attenzione, la tattica, la tecnica, poi era una gioia giocare in quel gruppo, un sorriso continuo». La particolarità dell’esperienza di Daniela Tavalazzi sta anche nella settimana divisa: «Io ho sempre lavorato con Isokinetic a Bologna, mi sono occupata della riabilitazioni di Beppe Signori e Roberto Baggio. Per cui dal lunedì al mercoledì stavo a Bologna e dal giovedì salivo su e mi aggregavo alle compagne. Ho fatto così in tutte le mie esperienze». Altra grande protagonista di quell’esperienza è certamente Maria Rosaria ‘Titta’ Iannuzzelli, come l’hanno definita al Cascine ed anche al Toro poi, una giocatrice alla Tardelli: «In 25 anni di calcio gli anni del Cascine Vica e i due al Toro con Padovan sono quelli che ricordo con più piacere. Il Cascine mi ha chiamata che ero in B, abbiamo ottenuto subito buoni risultati. Un’esperienza positiva con la Blanc che aveva creato un bel gruppo. Ho un bellissimo ricordo perché non in tutte le squadre in cui ho giocato mi sono trovata perfettamente. Siamo uscite da quello spareggio a testa alta, per noi era già una vittoria essere arrivate fino a lì. Eravamo ragazze che non avevano un nome importante, ma avevamo tanta voglia di fare bene, eravamo un gruppo unito. Nelle altre squadre si giocava per soldi, nel Cascine Vica si giocava per passione, questa è una cosa che mi è rimasta impressa. Poi c’era uno staff molto preparato, dall’allenatore Blanc al preparatore atletico Frisullo. Avevamo un attacco fenomenale con Guarino e Costanzo, poi il portiere e la difesa non erano da poco. Avevamo un bel gioco, fluido, facevamo pochi errori. Ho sempre avuto un buon rapporto con Guarino perché siamo poi state insieme anche alla Reggiana e alloggiavamo insieme. Ricordo con piacere anche il ritiro al Laura Vicuna, ci è servito per unirci ancora di più come squadra. Non era facile perché quasi tutte noi lavoravamo pure».
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