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L'intervista

Dalla D con Dionisi alla vittoria della Coppa: «Ho iniziato a giocare a 4 anni per emulare i grandicelli»

La mamma e un ex allenatore le due persone speciali: «La prima mi scarrozzava a Sesto, il secondo mi ha responsabilizzato»

Di Luccio Manara

ECCELLENZA MANARA: Alessandro Di Luccio, festeggiato dagli ex compagni del Galbiate, con cui ha vinto la Coppa Lombardia di Prima Categoria

La nuova Luciano Manara punta sulle doti da fromboliere di Alessandro Di Luccio, che nell'ultimo anno ha timbrato in 19 occasioni con la maglia del Galbiate 1974, sodalizio cui ha regalato il salto in Promozione alzando la Coppa Lombardia di Prima Categoria. Un successo storico non solo per la società, ma per tutto il territorio lecchese, che nello stesso anno ha visto arrivare in fondo alla competizione anche la ColicoDerviese, sconfitta però nella categoria superiore. Per l'attaccante, invece, si parla di un doppio salto di livello, anche se i ricordi non possono che andare in primis sull'ultima straordinaria stagione. «Essendo sicuri del secondo posto dietro un vero e proprio rullo compressore quale il Calolziocorte, ci siamo concentrati sulla finale che ho sbloccato per fortuna nelle prime battute: dopo un primo tentativo in semirovesciata, ho risolto di sinistro il successivo batti e ribatti con un guizzo sottomisura. - racconta l'attaccante - Il raddoppio di Longoni ha chiuso i conti sempre nella prima frazione: è stata una manifestazione equilibrata e vincerla ci ha permesso di salire di categoria evitando i playoff; ricordo con soddisfazione la punizione vincente contro il Monvico nei quarti, dopo le vittorie di misura nelle gare contro Missaglia e Biassono, e la semifinale contro la Garibaldina, che ci ha accolto in un ambiente caloroso».

CARATTERISTICHE E COMPAGNI

Guizzi vincenti per quello che non nasce come un bomber d'area: «Sono un attaccante esterno, una seconda punta che può adattarsi a prima: la mia dote principale è attaccare la profondità e infilarmi tra le linee. È Chiesa, un bianconero come me, il giocatore cui ruberei la capacità di puntare e spesso saltare il marcatore diretto: nessuno sul rettangolo verde ha invece il gusto del gioco che disseminava Ronaldinho. Devo migliorare nel colpo di testa: ho però rinunciato ai rigori, essendo stato tutt'altro che glaciale nelle ultime esecuzioni». Qualità che adesso saranno al servizio dei Bersaglieri di Abaterusso per un'avventura che Di Luccio descrive così: «La Luciano Manara punta a mantenere l'Eccellenza e a sviluppare quel bacino che ha saputo strutturare a livello giovanile. Siamo stati inseriti in un girone competitivo, non fosse altro per le tre retrocesse: Brianza Olginatese, Leon e Tritium. In questa categoria è necessario adattarsi al ritmo della corsa e alla qualità delle geometrie, bisogna pensare velocemente e sbagliare il meno possibile. Eccezion fatta per i giovani, saranno Bovis, Valtulina e Conti i miei compagni di reparto nel 3-5-2 di Abaterusso».

MONTEVECCHIA NEL CUORE

Lo sbarco a Barzanò segna inoltre un'altra tappa del viaggio di Di Luccio nel mondo lecchese, iniziato però nelle giovanili della Pro Sesto. «La passione è nata a 4 anni, quando volevo emulare i grandicelli e sgambettare sul campo di Montevecchia. - racconta l'attaccante - Equamente distribuite le giovanili tra Pro Sesto e Olginatese, ho avuto la soddisfazione maggiore in maglia bianconera esordendo in Prima Squadra nel 2013 e calcando un triennio i campi della Serie D; ricordo 70 minuti disputati contro il Monza in Coppa Italia, perdemmo 2-1. Ci allenava Alessio Dionisi, che aveva appena appeso gli scarpini al chiodo e che mi sono potuto gustare poche partite: fu esonerato dopo i primi passi falsi». Dopo la D il ritorno a casa in quella Montevecchia considerabile un po' come la sua Itaca: «Alla pari di mamma Stefania, che mi ha scarrozzato agli allenamenti ai tempi di Sesto. - aggiunge Di Luccio, che poi conclude - Ho il dovere di ringraziare Andrea Esposito, che mi ha rilanciato e responsabilizzato a Montevecchia da allenatore e portato con sé a Galbiate da ds: adesso sono meno impulsivo in campo e la gestione delle scelte è meno condizionata dal nervosismo. Ho ricambiato con la promozione dalla Terza alla Seconda, mettendo 28 gol a referto: quel periodo è stato un contraddistinto dalla voglia di divertirsi e di stare con gli amici».

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