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Bonola, l'allenatore Paolo Lungarotti: «Importante sapere instaurare un dialogo con la squadra»

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Attualmente è l'allenatore della Prima Squadra del Bonola, ma Paolo Lungarotti vanta esperienze sulle panchine delle giovanili in società come la Macallesi, l'Ausonia, il Baggio Secondo e, in parallelo alla sua esperienza in Terza Categoria, sta seguendo anche i piccoli Primi Calci classe 2014/2015, sempre per la società gialloverde. Il tecnico si è soffermato inizialmente su questo suo incarico, visto che si tratta di una nuova sfida che ha deciso di accogliere, però, a braccia aperte: «Prima di accettare mi sono informato tramite alcune conoscenze su come affrontare questo nuovo mondo. E mi hanno fatto capire subito che, con bambini così piccoli, vanno fatte sostanzialmente due cose: prima di tutto allenamenti molto dinamici e rapidi, che non richiedano un grande sforzo delle energie cognitive, perché deve essere tutto un gioco, con competizione, ma comunque un gioco, in modo tale che i bambini possano riuscire a divertirsi; in seconda istanza, il lavoro più importante va fatto con i genitori, che devono cercare di non caricare di aspettative i loro figli, in modo tale che il percorso calcistico possa avvenire in maniera più tranquilla e sana possibile». Come ha poi continuato a spiegare il tecnico, è proprio su questa ricerca di un ambiente piacevole che ha sempre basato il suo lavoro: «Anche quando ho allenato ragazzi più grandi, ho cercato sempre di instaurare un dialogo con loro, per far capire a tutti quanti che il rispetto è la cosa più importante. Se non c'è quello non si va da nessuna parte e, infatti, non ho avuto problemi in passato a sospendere degli allenamenti perché alcuni elementi erano di disturbo. Non è una cosa bella da fare, ma se non capiscono la lezione i diretti interessati, sicuramente il gruppo inizierà a stancarsi di rimetterci e allora gestirà la cosa in prima persona. Credo sia comunque un modo per maturare e fare esperienza». Lungarotti ha poi sottolineato che l'allenatore del settore giovanile ha una precisa responsabilità nei confronti dei giovani con cui ha a che fare, che esula dai risultati sportivi, perché è cosa buona insegnare sempre il rispetto e cercare di trasmettere una serie di valori importanti. «A 15 anni i ragazzi si possono ancora inquadrare, più si va avanti più diventa difficile», ha aggiunto. Lungarotti, che vanta anche un passato da calciatore, in particolare con la maglia del Tribiano Calcio (tra le cui fila ha militato, nel ruolo dell'attuale trequartista, dalla Seconda Categoria all'Eccellenza, rendendosi protagonista dell'annata della promozione in Prima Categoria con ben 15 gol), ha poi spiegato la sua visione tattica del calcio: «Mi piace molto che le mie squadre giochino con il 4-2-3-1, prediligendo il gioco sulle fasce e chiedendo molta corsa e anche capacità di impostazione ai centrocampisti bassi. In questo tipo di gioco è fondamentale anche la punta centrale, che deve reggere l'urto dei difensori ed essere al contempo in grado di aprire gli spazi per i centrocampisti che gli giocano subito dietro. Non è un qualcosa che possono fare tutti, bisogna avere precise caratteristiche. Per esempio, qui al Bonola, di comune accordo con il mio collega Mario Carulli, abbiamo optato per un sistema differente, proprio perché le qualità degli effettivi non lo permettevano. Voglio però dire che questi ragazzi non meritano la categoria in cui sono e dovrebbero essere più in alto, perché sono tutti molto bravi, alcuni vantando esperienze anche più blasonate». Parlando del Bonola, Lungarotti si è soffermato sull'inizio di stagione, che non è stato all'altezza delle aspettative perché un po' di sfortuna e alcuni episodi non hanno permesso ai gialloverdi di conquistare tutti i punti che forse avrebbero meritato. Semmai la stagione dovesse riprendere, però, le idee sono molto chiare: «I risultati sportivi ci servono perché devono andare a contribuire all'obiettivo societario, ossia rendere il Bonola una società affascinante e che possa essere appetibile. Vogliamo che una nostra chiamata per i giocatori sia un motivo d'orgoglio. Per ottenere tutto questo dobbiamo dare il massimo sul campo e mostrarci sempre competitivi». Il tecnico ha poi speso due parole anche sugli scenari che si dipaneranno da qui alle prossime settimane e i prossimi mesi, con i discorsi su una possibile ripresa che continuano a tenere banco: «Secondo me non ci sarà una ripresa. Non siamo tutti quanti in sicurezza, quindi non capisco cosa ci sia da pensare. Forse è giusto che non si riprenda, ma vedo tante contraddizioni in giro: molte persone vanno in giro ancora senza mascherina o non si rispetta il distanziamento, mentre nei centri sportivi le situazioni erano totalmente sotto controllo e non ci sono stati molti casi di infetti. Vedremo cosa succederà».
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