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Il 2021 del Club Milano: nuovo impianto a Pero, nuovi soci nel management

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«Il 2021 segnerà per noi un nuovo inizio». Stefano Merli non nasconde il suo entusiasmo: lui che assieme ad Andrea Badini ha fondato e visto nascere il progetto Club Milano nel 2017 sente vicino il coronamento della prima parte del programma biancorosso. «Alla ripresa avremo un centro sportivo paragonabile a quelli di molte squadre di Serie B. L’impianto di Pero (sarà condiviso con la squadra locale, ndr) è nato dal grande impegno di Sportland (Merli è socio di Sportland insieme ad Andrea Badini) e dalla lungimiranza di un comune accorto e capace come quello di Pero. Sarà la nostra casa e saprà dare i giusti spazi alle nostre ambizioni. Ci saranno uno stadio di calcio a 11 omologato per la Serie D con tribuna da 1000 posti oltre al settore ospiti con accesso separato, un campo a 11 e due a 5, un palazzetto per il futsal, meeting room, un’area portieri, percorso running, campi da padel e beach volley, palestra, centro fisioterapia, uffici. Inoltre, manterremo il nostro campo storico a sud di Milano, il Carassai di via Sant’Abbondio, e aggiungeremo un campo a nord per il nostro Settore Giovanile. Sostanzialmente le attività del Club Milano si svolgeranno su ben 3 centri sportivi». Nuovi impianti, ma anche nuovi soci: «Noi soci storici del Club manterremo una solida maggioranza, ma potremo contare sul sostegno di un gruppo di imprenditori milanesi che hanno sposato la nostra causa. Le trattative pre-matrimonio sono state lunghe: abbiamo scelto di comune accordo di conoscerci bene, di ponderare bene ogni mossa futura e concordare ogni mossa. Alla fine, però, abbiamo raggiunto un accordo proficuo per il Club. A capo di questo nuovo gruppo imprenditoriale c’è Marco Villa, che oltre ad essere l’AD di una multinazionale tedesca è un uomo di una cultura sportiva e manageriale davvero rara. Per essere chiari fin da subito, i nuovi soci alzeranno l’asticella della qualità del club, lavorando sul valore del nostro brand e permettendoci di essere protagonisti in D». La Serie D rimane l’obiettivo fisso nella testa di Merli. Dopo averla rincorsa nell’estate 2020, ci riproverà alla ripresa del calcio giocato: «Lo scorso anno abbiamo presentato il ricorso per il ripescaggio. Abbiamo ricevuto la risposta negativa molto in là con i tempi e ad agosto abbiamo dovuto accelerare i tempi per allestire una rosa pronta per l’Eccellenza. Nonostante tutto abbiamo ottenuto 4 vittorie in 6 apparizioni ufficiali. Siamo contenti e orgogliosi dei primi risultati ottenuti: hanno confermato la bontà del nostro programma sportivo che punta sulla qualità dei tecnici e dei giovani. Mister Scalise è un allenatore UEFA A, un assoluto valore aggiunto: per noi, per fare calcio in un certo modo, bisogna fare 5 allenamenti pomeridiani a settimana. Siamo dilettanti, ma ci avviciniamo per struttura, mentalità e idee ai professionisti. Vogliamo sempre avere una rosa di Under 23 di talento, costellata di due-tre giocatori over di livello». Proprio sul tema giovani Club Milano si pone come punto di arrivo per i giocatori del Settore Giovanile ma anche del Cimiano, realtà d’élite sul territorio milanese e storica fucina di calciatori professionisti. Senza dimenticare l’affiliazione con Piacenza, club con cui è in corso uno scambio bidirezionale di profili interessanti, e la partnership con Vighignolo e Corsico. «Abbiamo tutto per fare bene», chiude Merli, «uno degli impianti sportivi più completi e funzionali di Milano, un grande presidente come Marrone, una struttura senza precedenti e tanti professionisti come Lorusso, Mandelli e Rufo che fin qui hanno già ottenuto grandi risultati». [caption id="attachment_259589" align="aligncenter" width="900"] Club Milano: la prima squadra Club Milano: la prima squadra[/caption] Guido Marrone, saggezza e carica: «Possiamo sognare in grande». «È il nostro presidentissimo: è un uomo di grande saggezza, che sa essere in ogni momento il primo motivatore di questa macchina. Senza esagerare, lo definisco una figura fondamentale per il nostro scacchiere». Stefano Merli ha parlato così di Guido Marrone. Il Presidente del Club non ha mai nascosto il suo orgoglio per questa carica: «È un ruolo bellissimo. Ogni giorno vivo un’esperienza bellissima, che mi dà stimoli e ambizioni. Non sono impreparato, perché oramai è da tanti anni che sono in questo mondo. Tuttavia credo di aver ancora tanto da imparare, perché sono circondato da persone di altissimi profilo, che possono trasmettere tanto a tutte le componenti del Club, me compreso». Alla base della gestione della società c’è un legame solidissimo con la proprietà Sportland: «Ho un ottimo rapporto con Andrea (Badini) e Stefano (Merli). Sono una piacevole scoperta: ho trovato delle brave persone, con cui avere un confronto produttivo. Hanno un’umanità e una dedizione che non sono da dilettanti: questo dà lustro al progetto club Milano. Non c’è improvvisazione: ci sono idee mirate». In un progetto nuovo e innovativo come quello biancorosso Marrone ha il compito per nulla banale di dare un contributo di esperienza: «Sono nel calcio da tantissimi anni. Ho cominciato da genitore e poi ho intrapreso un percorso che mi ha portato a diventare dirigente, vice presidente e presidente. Quanto fatto in Barona mi può essere sicuramente utile, perché il passato è sempre una risorsa importante per ogni attività gestionale. Dal punto di vista personale mi fa piacere aver fatto la gavetta: da una realtà di quartiere ora mi ritrovo in un club che ha ambizioni regionali e nazionali. Per me non è una professione, ma una passione: sento di poter trasmettere il mio entusiasmo a tutti i ragazzi, allenatori e collaboratori». Gran parte dell’entusiasmo è dovuto al nuovo impianto di Pero: «I lavori sono prossimi ad essere terminati. Sono stato lì due volte: sono rimasto entusiasta. Senza esagerare posso dire che è un centro di primissimo livello in Lombardia. È stato fatto uno sforzo mostruoso da parte della proprietà. Chiunque entrerà lì, sentirà il profumo e il sapore del calcio. È fantastico, magico». Sull’eventuale ripresa post-Covid 19, invece, Marrone non si sbilancia: «Sinceramente non me la sento di fare una previsione, perché finirei per creare confusione. Noi ci faremo trovare pronti non appena riceveremo l’ok dal Governo e dagli organi competenti. Questa pandemia va affrontata con serietà. Purtroppo ha bloccato anche la nostra crescita calcistica nella stagione 2020/21. Per quanto riguarda la Prima Squadra ho visto un gruppo coalizzato, ben guidato, giovane ma voglioso e preparato. Speriamo di riprenderci presto le emozioni lasciate per strada. Ripongo grande fiducia in Manuel Scalise, che fin da subito mi ha dato l’impressione di essere un grande professionista e un grande allenatore. Quando sarà al momento di tornare in campo, continueremo a lavorare con e sui giovani, che sono la nostra base e la nostra linfa. La Scuola Calcio dovrà riprendere l’energia recuperata tra settembre e ottobre grazie alla carica dei bimbi biancorossi». Gli obiettivi del Club Milano? «Ragiono sempre da presidente ma anche da tifoso: puntiamo in alto. Stiamo con i piedi per terra, ma sogniamo in grande». Valorizzare il brand: gestione manageriale del club. Da tempo c’era in me una voglia latente di impegnarmi in un mondo che mi appassiona, di dedicarmi a un progetto che ha un forte impatto sociale». Si presenta così Marco Villa, nuovo vice presidente del Club Milano. Non si tratta, però, di un investimento “classico”, bensì di una sfida che trasforma una società in un’azienda vera e propria. Villa (CEO di Rittal SpA, ndr), infatti, rappresenta un gruppo di imprenditori milanesi che entrano nel Club per portare un contributo di novità, di mentalità manageriale. Di questo gruppo fa parte anche l’avvocato Simone Facchinetti (Studio Legale Facchinetti, ndr): «Il recente passato e il presente hanno dimostrato che l’attuale modello di business del calcio e dello sport in generale è estremamente fragile. Il Covid 19 ha stravolto tutte le regole del “vecchio sistema”. Servono idee e competenze nuove: partendo da questa situazione storica inedita e complicata va creato un progetto che possa svincolarsi dall’incertezza del momento. Per questo gli asset principali diventano infrastrutture e giovani. In Club Milano abbiamo trovato piena sintonia con la nostra proposta e la nostra filosofia». Dopo mesi di conoscenza e trattativa è arrivata l’ufficialità, scritta nero su bianco: «Avremo un ruolo di completamento delle ottime capacità manageriali già presenti nel Club», rivela Facchinetti. «Nell’organigramma ci inseriremo nella Vice-Presidenza. Sostanzialmente col nostro ingresso verranno istituite delle nuove aree, dei nuovi dipartimenti, che porranno il focus sui rapporti con le istituzioni, sul marketing, sulla valorizzazione del brand». Il termine “brand” torna e ritorna con insistenza. Fin dal primo giorno della sua storia il Club Milano ha cercato una forte identità con la città di Milano. Il nome, i colori e il logo: tutto è stato ideato per diventare “il club della città”. Ora è giunto il momento di avviare un processo aziendale che intensifichi questa identificazione. «Dare valore al brand è un punto fondamentale, in linea con la nostra mission che mira ad alzare il livello dentro e fuori dal campo. I prossimi 6 anni saranno importantissimi per il calcio e per lo sport in generale: vivremo una serie di eventi che culmineranno nelle Olimpiadi Invernali del 2026 Milano-Cortina. Saranno tanti i momenti importanti: noi cercheremo di inserirci in questo scenario, proponendoci come realtà emergente e attrattiva per Milano e non solo. Le nostre ambizioni ci spingono a guardare al fan engagement, agli esports, ad affiliazioni in Italia (come quella che abbiamo già in essere con il Piacenza) e all’estero. Fa tutto parte del nuovo modello di business flessibile, in cui confluiscono, in una sorta di melting pot tecnici, competenze e idee». Villa e Facchinetti negli scorsi mesi hanno avuto anche dei primi contatti con il campo, assistendo dalla tribuna alle gare della Prima Squadra: «Noi non interverremo nelle decisioni dell’area sportiva, quindi in questo caso posso dare il mio parere da “tifoso”», commenta Villa. «La squadra di mister Scalise mi è piaciuta molto: sono tutti giovanissimi, ma sono riusciti a creare in poco tempo un gruppo affiatato e coeso. Ho apprezzato l’idea tattica data dal tecnico: vedere un gioco così propositivo in Eccellenza non è una cosa comune. Siamo una squadra piacevole e divertente da vedere. Apprezzo questa mentalità perché rispecchia la nostra attività fuori dal rettangolo verde: il coraggio è il minimo comune denominatore, così come l’educazione». L’etica del club biancorosso è stata sicuramente una delle caratteristiche più apprezzate dai nuovi soci: «Un progetto che pone come obiettivo la valorizzazione dei giovani non può prescindere dall’educazione. Quando abbiamo approvato il nostro piano aziendale pluriennale abbiamo individuato e fissato quattro parole chiave: management, visione, educazione e innovazione». La storia biancorossa si appresta a scrivere una nuova pagina, segnata oltre che dall’ingresso dei nuovi soci dal nuovo impianto sportivo. Il nuovissimo Pero Sports Center sarà la casa del Club Milano, offrendo i giusti spazi alle ambizioni societarie. La struttura sarà polifunzionale, ideale per un club che ha un piano di sviluppo innovativo. Quali sono le prossime mosse per essere pronti a indossare questa nuova veste inedita alla ripresa? Facchinetti: «Lavoriamo fin da subito per crescere. Il primo passo è darsi un’organizzazione efficiente dal punto di vista manageriale, che diventi esempio per il calcio dilettantistico e possa valorizzare il brand. Infine, ci teniamo a specificare che non verrà mai meno la componente del divertimento, che quando si parla di calcio e sport deve ricoprire sempre un ruolo da protagonista principale dalla Scuola Calcio alla Prima Squadra». Villa: «Creiamo immediatamente una struttura aziendale unica e senza precedenti per una società di calcio dilettantistico. Dal punto di vista sportivo credo che la soluzione giusta sia proseguire sulla via intrapresa da mister Scalise: il club vuole essere riconosciuto dall’esterno come una formazione di personalità, qualità e ritmo alto. Nella mia esperienza nel mondo del calcio ho notato che c’è un gap tra Juniores, Berretti o Primavera e Prima Squadra. Un giovane che esce dall’Under 19 può non essere pronto. L’attuale sistema organizzativo non prevede “una seconda possibilità” e favorisce l’aumento del tasso di abbandono. Nella nostra testa Club Milano può colmare questo vuoto e raccogliere tanti giovani interessanti che hanno semplicemente bisogno di fare degli ulteriori step di crescita. È solo una questione di tempo, non di doti tecniche. Creando una squadra di calciatori Under 23, possiamo diventare un serbatoio di ragazzi di talento, che in Club Milano possono trovare un ambiente ideale per fare calcio, praticamente il massimo del dilettantismo, e un bel trampolino per il calcio degli adulti e magari, speriamo, dei professionisti».
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