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Parola ad Andrea Rogora: «Creare un ottimo rapporto coi ragazzi è fondamentale»

AndreaRogora
Fare l’allenatore di calcio non è facile. Con certezza lo studio e le abilitazioni teoriche sono essenziali, ma molto della bravura e del successo di un tecnico dipende dall’esperienza sul campo. Andrea Rogora, giovanissimo volto del panorama calcistico del milanese, ha le carte in regola e la voglia di dire la sua come allenatore. Appena ventenne, Rogora ha ancora un curriculum breve, ma che già può vantare esperienze notevoli: «Ho iniziato a giocare a calcio a 6 anni grazie a mio padre e mio fratello, entrambi interni al mondo della Calvairate. Dopo molte stagioni con questa maglia, ho vissuto un’esperienza ad Opera dove, appena maggiorenne, mi hanno chiesto di fare l’allenatore dei ragazzini. In contemporanea però avevo ricevuto la stessa offerta dalla Calvairate e, anche per ragioni affettive, ho deciso di accettarla. La prima squadra che ho allenato è stata quella dei ragazzini del 2012, che ho seguito per due stagioni e da cui ho imparato molto, nonostante fosse un mondo nuovo per me. Successivamente ho seguito nuovamente una squadra di scuola calcio ad Opera fino a quando l’anno scorso ho accettato la proposta dell’Accademia Sandonatese di seguire gli Under 14. Sapevo che era una sfida impegnativa per un giovanissimo come me, ma ero motivato e deciso a far bene. La mia esperienza sulla panchina è durata mezza stagione, fino a quando lo scoppio della pandemia nel marzo 2020 ha bloccato tutto. Nonostante il poco tempo trascorso insieme, ho ricordi davvero felici con i ragazzi». Rogora ha maturato una sua personale filosofia di gioco, che il giovane racconta così: «Con i bambini della scuola calcio quello che mi sta più a cuore è trasmettere la voglia di fare calcio. Il momento dell’allenamento risulta così essenziale per imparare a mettere la giusta grinta. La partita è poi la ciliegina, il coronamento del lavoro fatto in settimana. Coi ragazzi dell’agonismo le cose cambiano. Giocando a 11, bisogna prestare più attenzione all’aspetto tattico. Nella mia esperienza all’Accademia ho schierato il modulo 4-3-3, poiché era lo schema giusto per i giocatori della mia rosa, ma la cosa più importante è trovare lo stile di gioco più adatto ai propri ragazzi. Concludendo, quello che per me è davvero fondamentale è si crei subito un ottimo rapporto, sia tra i giocatori sia con l'allenatore. Lo spirito di squadra permette di mettere la giusta grinta in campo e questa è una spinta fondamentale». Fermo da un anno, Rogora ha grandi piani per il futuro e tanta voglia di fare bene: «Adesso la mia testa è presa dallo studio e dall'esame di maturità che devo sostenere. Dopo le superiori voglio continuare il mio percorso studiando Scienze Motorie all'Università e conseguendo il prima possibile i patentini di abilitazione UEFA. Dopo questa pausa dal campo, ho tanta voglia di rimettermi in pista e realizzare il mio sogno di fare dello sport il mio lavoro».
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