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L'intervista

Città di Opera: al via l'era Pedrinelli: «Il cambiamento parte dai piani alti, vorrei rafforzare il senso di appartenenza»

Il nuovo presidente della società gialloblù a ruota libera sui nuovi piani, con le idee ben chiare su come far funzionare le cose: chiarezza e voglia di fare

Jacopo Pedrinelli Presidente Città di Opera

Il nuovo numero uno del Città di Opera, Jacopo Pedrinelli: tanta voglia di fare nelle sue parole

Tira aria di novità al Città di Opera con il nuovo presidente Jacopo Pedrinelli: «Il mio obiettivo è quello di cambiare molto perché ci piacerebbe adottare un metodo di comunicazione diverso rispetto a quello del corso precedente. La nostra parola chiave sarà: chiarezza». L’impegno a lui richiesto sarà ben maggiore rispetto alla normalità visto e considerato che sarà a capo di una polisportiva che comprende sei società sportive riunite dal Comune di Opera qualche anno fa con l’obiettivo di realizzare una vera e proprio organizzazione sportiva: «Sarà difficile inizialmente ma non sono spaventato. D’altronde, per 15 anni sono stato responsabile del basket. Poi mi sono occupato della gestione dei campi estivi offerti dalla nostra struttura. Infine nel 2016 sono diventato General Manager e la vecchia dirigenza mi ha chiesto di occuparmi dell'organizzazione generale. Sono abituato e mi sento pronto per questo tipo di sfide».

Il presidente Pedrinelli, per fare ciò, potrà contare su un gruppo di ragazzi giovani con tanta voglia di lavorare e di sporcarsi le mani: «Per migliorare il cambiamento deve iniziare dai piani alti. Per questo il Consiglio Amministrativo si riunirà una volta alla settimana perché gli obiettivi che il mio staff vogliamo raggiungere sono ambiziosi». Effettivamente, a Pedrinelli stanno a cuore due questioni fondamentali, ossia la salute finanziaria che vuole risanare attraverso iniziative e proposte sportive e l’unità all’interno della struttura: «Vorrei essere a capo di una società unica dove l’allenatore di calcio incontra per strada quello di basket e si abbracciano ricordandosi di appartenere alla stessa grande famiglia». Sicuramente sarà necessario dare l’esempio in prima persona partecipando attivamente alla vita della polisportiva, andando a rinforzare quel senso di appartenenza che, a detta del presidente, è venuto a mancare nell'ultimo periodo.

Davanti all'idea di un nuovo possibile stop, Pedrinelli ha già in realtà pensato a una soluzione: «La preoccupazione c’è, anche perché sono pessimista di natura e quindi tendo sempre a prepararmi al peggio. Secondo me non siamo ancora usciti totalmente da questa situazione di emergenza sanitaria. In caso di un nuovo fermo delle attività, l’unica cosa che potremo fare sarà tenere alto il contatto con gli atleti e le famiglie attraverso lezioni online». A tutto ciò si aggiunge la mancata ristrutturazione dei campi da calcio, tema sul quale Pedrinelli comunque non si fa cogliere impreparato: «Gli allenamenti saranno fatti nei campi laterali mentre almeno all’inizio le partite dovranno essere giocate fuori casa. Faremo di tutto per iniziare l’attività visto che è già stata ferma abbastanza a causa della pandemia». Così facendo Pedrinelli spera contenere i danni sempre applicando le disposizioni date quest’anno che hanno colpito maggiormente il calcio, considerata dal nuovo presidente la sezione più problematica di tutta la polisportiva: «A febbraio molti dei responsabili calcio non erano d’accordo con molte decisioni. Ciò ha generato tensioni all’interno della polisportiva e la vecchia dirigenza si è trovata costretta a cambiare il management a capo di questo sport. Sono quindi arrivate due nuove persone che hanno avuto l’incarico di ricostruire questo settore partendo dal buono che c’era».

Non a caso, il presidente ha deciso di riconfermare tutti gli allenatori nonostante la loro giovane età e la poca esperienza. Il nuovo numero uno sembra essere pronto ad affrontare questa nuova avventura e nonostante sia sostenuto dalla maggioranza degli atleti, genitori e staff le critiche non sono comunque mancate: «Mi piacerebbe dare vita ad un calcio legato fortemente a dei valori ben precisi. Questi valori però non sempre sono stati condivisi da tutti i genitori e allenatori. Sinceramente preferisco lavorare con poche persone che credono in noi, invece che dover avere a che fare con chi magari non è convinto di ciò che facciamo e destabilizza l'ambiente». Le premesse per il nuovo corso del Città di Opera sembrano buone, adesso non resta che lasciar tempo al nuovo organizzativo per raggiungere i propri obiettivi.

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