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Villa: L'interminabile percorso in bianconero di Massimo Scotti, un amore nato sul campo e continuato in panchina in Scuola Calcio

L'esperienza del tecnico che da trentacinque anni segue Pulcini ed Esordienti sul campo di Via Ussi prosegue contro ogni difficoltà

Villa

La formazione bianconera degli Esordienti 2009 in posa sul campo, assieme a Massimo Scotti e gli altri collaboratori

È lungo trentacinque anni il percorso di Massimo Scotti sulle panchine della Scuola Calcio del Villa; ancor più lungo se si pensa alla sua pregressa carriera, quando, su quello stesso campo, scendeva come giocatore. «Ho giocato tra attacco e centrocampo fino ai 26 anni, quando poi è venuta fuori questa problematica della fibrillazione atriale», racconta «Ho giocato anche all'Iris e in Promozione a Cologno, prima di rientrare al Villa; lì, visto che me la cavavo bene tecnicamente, mi hanno poi chiesto di iniziare a seguire i più piccoli per insegnargli i fondamentali: così è iniziato il mio percorso come allenatore».

Dal 1986, quand'è stato chiamato dall'ex Direttore Sportivo e Vice Presidente della società bianconera Natalino Caleffi, scomparso qualche anno fa, Scotti ha visto la realtà calcistica cambiare, così come moltissimi ragazzi, pieni d'entusiasmo e speranza negli occhi, solcare i campi con l'incontenibile voglia di giocare a pallone: «È stato Caleffi a chiedermi di provare in panchina: io partivo da zero, però poi mi sono subito appassionato», e prosegue «L'ambiente mi è sempre piaciuto molto, perché c'era tanto volontariato – è così che nasce la società – e si faceva di tutto per tenere in piedi la realtà nella quale eravamo, con impegno, rispetto reciproco e la conoscenza di tutti. È cambiato, certo, anche perché adesso abbiamo anche tanti ragazzi che si approcciano molto giovani alla panchina, cominciando ad allenare anche a vent'anni; questo è un vantaggio, perché per certi aspetti iniziano prima a maturare esperienza, sono anche più atletici e dal punto di vista emotivo e relazionale si avvicinano più facilmente ai ragazzi». Rispetto ai tanti piccoli calciatori visti, allenati, sostenuti in questi anni – tra i quali anche Parravicini, che esordì in Serie A nella stagione 2005-06 col Treviso – riflette oggi: «C'era, forse, più fame di pallone, nel senso che tra oratorio, parchetto e strada, campo c'era continuità e giocavano costantemente».

Adesso, dalla panchina dei suoi Esordienti classe 2009, le difficoltà sono altre: nella maggior parte dei casi, purtroppo, legate alla situazione pandemica ancora in corso, e non solo. Due anni di fermo, un problema di salute grave che l'ha tenuto lontano per molto, e nonostante questo la spinta a proseguire: «Ci siamo visti poco e quindi ho potuto seguirli in maniera poco costante, e poi la ripresa è stata particolarmente dura per me», spiega Scotti «Ci sono Sabadini, che è un ragazzo del '99 che ho allenato nei Pulcini, che mi aiuta, così come il Responsabile, Giacomo Gatto. Quest'anno l'andamento della squadra non è dei migliori, perché abbiamo difficoltà soprattutto sul lato della velocità – la soffriamo parecchio – e poi ci sono società davvero preparate, contro le quali è stato difficile scontrarsi. La cosa positiva, però, è che i ragazzi non se la prendono praticamente mai, perché a loro interessa giocare e divertirsi, e questa è certamente la cosa più importante». «Li incito sempre ad impegnarsi, a non demordere», conclude «Spero possano continuare a giocare e a divertirsi».

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