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L'intervista

Gol made in Brasile: il ragazzo che sa stupire anche sotto età

23 gol in totale nella sua stagione per l'attaccante classe 2006 e arrivato in Italia solamente due anni fa dopo l'esperienza all'Internacional

Joao Pedro Kirsch Giroletti Atletico Alcione Under 16

Kirsch Giroletti ha siglato ben 23 reti fra Under 16 e 17 con la maglia dell'Atletico Alcione

Nella sfrenata rincorsa dell'Atletico Alcione verso la vetta, c'è la firma indelebile di Joao Pedro Kirsch Giroletti.

L'attaccante classe 2006, di origini brasiliane, sta stupendo tutti dopo il suo arrivo in Italia qualche anno fa: «All'inizio giocavo in Brasile, all'Internacional, mentre quando due anni fa sono venuto in Italia non ho avuto dubbi nella mia scelta di venire qui. Mi sono perfettamente integrato sia con l'ambiente che con tutti i membri della squadra, dirigenti e allenatori compresi. Abbiamo tutti un grande rapporto e questo credo faccia molta differenza».

Joao ha il gol nel sangue, ben 16 segnati finora e quinto nella classifica marcatori, guidata da Nuth Palmieri del Real Trezzano, 23 le reti per lui, e un ruolo cruciale nel 4-3-3 di Manini: «Sono abituato ad agire come prima punta e l'allenatore mi dice sempre di venire a prendere il pallone e giocare con la squadra. Poi, ovviamente, essendo un giocatore dalle caratteristiche offensive, seguo l'azione e mi catapulto immediatamente in area di rigore per poter segnare alla prima occasione. L'importante è che sia sempre ben posizionato per poter trarre il massimo da ogni situazione in cui, o mi trovo a tentare la conclusione, o più semplicemente col pallone tra i piedi. Il trucco è non arrendersi mai, crederci sempre e comunque».

Un calciatore già di grande maturità e che strizza l'occhio, spesso, all'Under 17: «Dall'inizio della stagione, ogni volta che noi 2006 non scendiamo in campo, vengo chiamato per giocare con i ragazzi più grandi, con cui mi trovo nello stesso modo a mio agio, tanto che mi è già capitato di andare in gol. È una grande soddisfazione, perché significa che sto lavorando bene, sia tecnicamente che su me stesso come persona».

Una grande personalità, ma anche una benvoluta umiltà: «Credo di avere sia una buona tecnica nel tiro che un'ottima capacità di dribblare l'uomo, ma sono perfettamente consapevole di dover migliorare ancora in diversi aspetti. Uno su tutti è la propensione a giocare di più con la squadra, scaricando un po più spesso il pallone ai miei compagni, soprattutto quando sono piazzati meglio di me. È questo che mi ripete sempre il tecnico Manini, su cui mi ci devo soffermare per ringraziarlo di cuore. Al mio arrivo ha dimostrato di credere in me sin dai primi istanti e, quando mi sono infortunato, mi chiamava al telefono tutti i giorni per sapere come stavo e questo mi ha fatto molto piacere». E dopo un inizio in sordina: «Rispetto ai primi mesi abbiamo cambiato mentalità, ci conosciamo tutti da molto tempo e questo ha aiutato. Ora che lottiamo con il Leone XIII per il primo posto, faremo di tutto per vincere il campionato».

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