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L'intervista

Il problema al cuore e il ritorno: la storia di Raul Colombo

Il classe 2006 del Vighignolo ha siglato tre gol dopo che gli è stata diagnosticata la Sindrome di Wolff Parkinson White

Raul Colombo Vighignolo Under 16

L'intervento al cuore, il rientro in campo tra dubbi e incertezze, il ritorno al gol e al sorriso. Gli ultimi mesi di Raul Colombo non sono stati di certo banali, ma la sua forza d'animo e il sostegno dei suoi cari e del Vighignolo sono stati importantissimi, sin da quando lo scorso novembre gli è stata diagnosticata la Sindrome di Wolff Parkinson White, un disturbo all'elettricità del cuore, causato dagli stessi muscoli accessori cardiaci: «Quando ho ricevuto la notizia mi è come se mi fosse crollato il mondo addosso, ho avuto un crollo emotivo. In quel periodo non stavo giocando per nulla bene e avevo tanta voglia di rifarmi, ma mi è stato detto che era il momento giusto per operarmi. Era un problema che avevo sempre avuto ma che sino a quel momento non si era mai manifestato, quindi si è deciso per l'operazione. Fortunatamente, grazie alla prevenzione, è andato tutto per il verso giusto».

Il classe 2006, dopo il problema riscontrato durante una visita medica di routine, è stato immediatamente sospeso dall'attività dal medico del Vighignolo, la Dott.ssa Barbara Gottardi. Dopo tre mesi, tra preparazione per l'intervento e recupero post operatorio, Raul è tornato in campo ad inizio febbraio, spinto anche e soprattutto dal sostegno ricevuto dalla società. «Non smetterò mai di ringraziare il club e tutti i miei compagni, che mi sono stati sempre vicini e mi hanno accompagnato in tutto e per tutto nel mio ritorno in campo. É grazie a loro se in questo momento ho ritrovato la forma migliore per poter giocare».

UN RIENTRO EMOZIONANTE

Trequartista di ruolo, è tornato al gol con un calcio di punizione nella gara vinta 3-0 contro il Corbetta, per poi realizzare addirittura una doppietta nel pareggio di qualche giorno fa contro il Bonola: «Ho chiesto all'allenatore di poter tirare la punizione e sono stato accontentato, quando ho preso il pallone per sistemarmelo ho notato subito che la barriera non era ben posizionata e così ho deciso di tirare sul primo palo. Ho calciato fortissimo e il pallone è rimbalzato davanti al portiere finendo in porta, penso di essere stato sia bravo che fortunato. Appena ho visto il pallone entrare in rete ho avuto un lungo attimo di commozione, avevo il magone e per poco non sono scoppiato a piangere. In quel momento ho sentito tutto il calore dei miei compagni che sono subito corsi ad abbracciarmi, è stato molto importante perchè da quando sono rientrato non mi sentivo bene con me stesso e tornavo a casa sempre deluso, ma in quel momento ero la persona più felice del mondo. Un grande ringraziamento lo devo rivolgere al dirigente Ivan Colombo, che dopo la partita mi ha detto che continuando su quella strada avrei presto ottenuto i risultati che meritavo».

DENTRO AL CAMPO

Spazio anche al lato tecnico di Colombo, che interpreta il classico ruolo di falso nueve nel 4-4-2 biancazzurro: «Giocando nel duo d'attacco insieme al mio compagno Luigi Gagliani, tendo ad alternarmi con lui anche nei movimenti in campo, uno di noi viene in contro a ricevere il pallone e l'altro scatta in profondità. Se vogliamo andare nel dettaglio devo dire che mi riesce molto più spesso di fare un assist piuttosto che un gol, ma ritengo di avere comunque un buon feeling quando sono davanti alla porta avversaria. Spesso mi capita anche di essere convocato con l'Under 17, con cui gioco in posizione più esterna, ma sempre riuscendo a trovare la giusta intesa».

Il Vighignolo è attualmente sesto in classifica, con un andamento più o meno costante anche se non troppo positivo. Colombo, però, al suo ritorno ha trovato un gruppo totalmente trasformato: «Al mio rientro ho notato subito dei profondi cambiamenti nella squadra, ho visto un gruppo molto più unito e una compattezza che prima non si avvertivano, e un gioco molto più veloce e dinamico. L'impressione è stata talmente buona che avevo paura di non restare al passo, ma ora che sto bene non ho intenzione di fermarmi».

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