Cerca

Vibe Ronchese: in casa gialloverde si parla spagnolo con il ritorno di Claudio Misani per un nuovo progetto formativo

ClaudioMisaniVibeRonchese
Il nome è quello di un predestinato per quello che riguarda il calcio giovanile provinciale di Monza e Brianza. Claudio Misani infatti, come ogni prodigio che si rispetti, ha iniziato da giovanissimo la sua carriera da tecnico. A soli 16 anni approda al Bellusco in qualità di vice allenatore per poi vedersi affidata la prima panchina da primo allenatore pochi anni dopo sempre con i rossoblù. Da qui il passaggio in Vibe Ronchese con il magnifico gruppo dei 2000 che tanto fece bene in categoria e che segnò l'inizio di una grande avventura. Misani infatti, dopo l'esperienza con i gialloverdi, decide di esplorare il calcio fuori dall'Italia trovando la via che lo ha portato in Spagna. Qui inizia il suo cammino al Santfeliuenc FC, dove allenerà per un anno prima di passare all'Escola Gava alla guida della formazione "cadete" e "cadeteE". Da qui il grande ritorno a casa, fresco di esperienza, del patentino Uefa A e nuove metodologie da applicare alla realtà di Ronco Briantino. [caption id="attachment_277677" align="aligncenter" width="900"] Claudio Misani, in alto a sinistra, con i ragazzi dell'Escola Gava[/caption] Facile partire chiedendoti com'è stata l'esperienza in Spagna che immagino sia un ricordo indelebile nel tuo percorso da allenatore. «È stata senza dubbio una grande esperienza: come tutte le cose della vita ci sono stati alti e bassi però sicuramente sono stati 4 anni bellissimi e formativi. La cosa che più impressionato, oltre ad essere la grande differenza con il nostro calcio, è la struttura dei campionati. Li fin dai piccoli infatti (7-8 anni), ci sono le classifiche. Mentre i ragazzi tra gli 8 e i 9 anni non solo hanno le classifiche ma anche promozioni e retrocessioni. Il calcio è subito molto competitivo in questo senso. È un meccanismo che a noi può apparire strano, ma è un qualcosa che poi va a premiare le società che lavorano bene e ti permette di vedere la tua formazione Pulcini giocare in un campionato con Barcelona, Espanyol e anche per il bambino è motivante come cosa. Da noi il Bellusco non potrà mai giocare in un campionato contro Milan e Inter. Poi però c'è l'eccesso in negativo: infatti qui è pratica normale, e quasi accettata mi viene da dire, il fatto di prendere ragazzi da altre squadre in "silenzio". In Spagna i vincoli sono annuali e ai ragazzi è permesso cambiare squadra anche nel corso della stagione, però quando i dirigenti chiamano i ragazzi di altre società nessuno poi li denuncia e in un certo senso è quasi una pratica normale da loro. La differenza grande sta nelle metodologie di lavoro e nei tecnici stessi, tutti patentati obbligatoriamente, e questo magari non vorrà dire niente, però ti garantisce di avere tecnici preparati per ogni squadra ed in generale la formazione media è molto più alta rispetto ai tecnici italiani». Quali differenze hai notato invece sul piano tecnico? È vero il fenomeno secondo il quale in Spagna si guardi più alla tecnica che alla fisicità? «Secondo me non è tanto vera come affermazione perché anche in Spagna si cercano i ragazzi forti fisicamente. La differenza sta nel fatto che se non sei eccellente sul piano fisico, ma tecnicamente sei superiore e sai giocare, il Barcelona ti tiene a prescindere. Magari l'Espanyol invece non fa lo stesso discorso e c'è una selezione in base al fisico. Poi se prendi le formazioni dei ragazzi più grandi di Barcelona, Atletico o Real Madrid anche li trovi ragazzi che fisicamente sono imponenti e a vederli ti mettono timore. Qui però se c'è il talento viene coltivato, a prescindere dalla stazza, e non viene abbandonato. Anche da noi, specie in questo momento storico, si preserva il talento, prima invece è vero che si tendeva a trascurarlo. Spero però che le cose siano cambiate davvero, se no siamo di nuovo al punto di partenza». Ora il ritorno in casa Vibe dove ti occuperai di un progetto formativo che toccherà tutte le categorie del settore giovanile. Di cosa si tratta e come nasce? «L'idea che ho proposto alla Vibe è quello di sfruttare al meglio questi due mesi di attività, andando a lavorare con tutti i gruppi dai 2010 a salire. La proposta è quella di tre sedute d'allenamento per lavorare su forza, resistenza e velocità e provare a capire da subito le differenze tra le varie categorie per riuscire ad uniformarle. È un lavoro di conoscenza e di approccio per me importante dopo 4 stagioni in un calcio diverso come quello spagnolo. L'idea è però quella di prendere il mio bagaglio di conoscenze ed esperienze accumulate in queste stagioni e proporle come qualcosa di più in Vibe, cosi da avere un qualcosa in più di cui discutere e su cui confrontarsi. Questo ci permetterà di continuare quel lavoro di formazione interna che tanto fa bene a società come la nostra. Qui si lavora già tanto in quell'ottica di formazione continua e confronto; la dirigenza appena ha potuto mi ha contattato e sono contento di avere questa opportunità». Quanto durerà questo progetto e soprattutto, ora che sei qui, quale sarà il tuo futuro? Hai già qualche possibile panchina che ti aspetta? «Questo progetto appunto finisce a Giugno, continueranno però appuntamenti di formazione e di continui confronti perché solo cosi si può crescere e migliorarsi. Ora l'obbiettivo è quello di far conoscere un nuovo metodo di lavoro ai tecnici e ai ragazzi che possa essere un'opportunità per vedere qualcosa di nuovo e dal quale prendere magari spunto ed accrescere le proprie competenze. Resterò però in Vibe perché mi è stata affidata la panchina dei 2007. Avrò anche aspetti in società da curare e ci saranno poi sicuramente altri progetti ma è tutto in via di definizione. Ora pensiamo a sfruttare al meglio questo tempo che ci rimane e sperare che da Settembre si possa tornare ad una sorta di normalità».
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400