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S.C. Juvenilia Fiammamonza: il ricordo di Piero Cazzaniga, fondatore che credeva nelle future generazioni

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L’ultimo saluto a Piero Cazzaniga, pilastro della Juvenilia scomparso il 10 maggio, è avvenuto due giorni dopo, presso la Chiesa di Regina Pacis; ma è riduttivo affermare che il suo ricordo, e soprattutto ciò che ha fatto durante la sua lunga vita, è ancora vivo tra tutti i membri del club, oltre che dei tifosi. Fondatore della società nel lontano 1965, insieme ad Armando Pirola e Giampaolo Crippa, suo è il merito di averla cresciuta e sviluppata, dal basso e con umiltà come solo lui sapeva fare. I tre partivano, in quei primi anni, con poche squadre ma tantissimo lavoro da portare avanti per costruire un sogno; lavoro di gestione della Juvenilia a trecentosessantagradi, che Piero svolgeva con passione e dedizione: dagli allenamenti al magazzino, alle occupazioni più umili come lavare le maglie dei giocatori, gestire e distribuire il materiale sportivo. È stato solo grazie alla sua tenacia, e dei suoi compagni di avventura, che la società ora dal triplice colore si è sviluppata nel suo organigramma ma soprattutto nella sua filiera, arrivando a formare tutte le categorie del calcio dilettantistico giovanile. Un percorso in prima linea durato almeno venticinque anni, come fondatore, come dirigente e come allenatore; e anche in questo ruolo Piero si era preso grandi soddisfazioni, diventando il primo tecnico a conquistare la promozione della Prima Squadra in Seconda Categoria. Con il passare degli anni, e la crescente complessità della realtà da lui creata insieme ad Armando e Giampaolo, è rimasto membro del consiglio direttivo; e seppure il suo ruolo ha perso l’aspetto tecnico e organizzativo, egli ha continuato per anni a guardare vigile, da quell’angolo della segreteria in via Pellico in cui era solito posizionarsi, il succedersi dei vari presidenti fino all’attuale Roberto Mazzo, uno “dei suoi”. Sì perché il più grande messaggio e obiettivo che Piero voleva trasmettere, ed è riuscito con grande successo a portare a termine, era proprio il passaggio di consegne generazionale: «Lui pensava che le generazioni precedenti avessero il compito di assicurare alle successive gli stessi diritti alla felicità che solo il calcio sa regalare gratuiamente»; questo il ricordo commosso del direttore generale Luca Banfi, prima giocatore e poi grande amico del fondatore. «Questa è anche la ragione per cui era così compiaciuto che quella squadra, quel gruppo che aveva visto crescere e salire di livello, potesse prendere in mano le redini della società». Era un grande lavoratore, e tutti all’interno della Juvenilia riconoscono il suo aver messo a disposizione di intere generazioni di ragazzi la sua generosità, la sua abnegazione e la sua disponibilità, riuscendo a trasmettere a tutti la sua grande passione per il calcio. «Dal punto di vista umano era sicuramente una persona schiva, riservata e di poche parole, ma di tantissimi fatti e di un grande cuore» ricorda ancora Banfi; «per quelli che non lo conoscevano poteva sembrare una persona rude, mentre invece lui era fortemente affezionato a quella che era una sua creatura». Un uomo brillante, dalle battute carismatiche ma che amava agire nel silenzio, e che allo stesso modo se ne è andato: «Lui era Juvenilia, Juvenilia era lui, e il “Pellico” era la sua casa». Commosso anche il ringraziamento della famiglia di Piero, che si è stretta alla società nell’ultimo saluto alla sua colonna portante: «Siamo davvero commossi e sorpresi per il grande numero di persone intervenute che, nonostante l' emergenza sanitaria, hanno voluto dare una fortissima dimostrazione di stima e affetto nei confronti di Pierino».
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