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Il ciclo all'Inter di Armando Madonna si chiude a un passo dalla finale: il mancato Scudetto pesa come un macigno, ora sotto con i 2003

I baby nerazzurri dicono addio al sogno iridato dopo una stagione, nonostante alti e bassi, che li ha visti costantemente nei primi posti

Armando Madonna

Armando Madonna, all'Inter da tre stagioni, destinato a lasciare Milano

Sono passati solamente cinque giorni dalla semifinale rocambolesca di Sassuolo, ma in casa Inter il focus è inevitabilmente proiettato verso quello che sarà il futuro. Certamente un dovere inevitabile, anche se gli strascichi del gol di Manfredi a tempo scaduto nei tempo supplementari non saranno facili da smaltire. Una sconfitta come quella di domenica scorsa contro l'Empoli, in qualsiasi modo la si voglia guardare, è destinata infatti a rimanere impressa prepotentemente nei ricordi di tutti. Dai baby nerazzurri alla dirigenza di viale della Liberazione, passando per gli appassionati e da colui che ha amalgamato e cresciuto la rosa dell'Inter: Armando Madonna.

La stagione. La Primavera dell'Inter: un gioiellino ricco di talenti creato dal tecnico bergamasco a sua immagine e somiglianza. Il 3-5-2 racchiude centro sé una mentalità precisa, diventando in fretta un marchio di fabbrica. Nelle prime uscite stagionali la difesa a tre è un mantra: nell'esordio contro la Samp (in campo anche Sebastiano Esposito) in avanti che spazio alla fantasia con Oristanio dietro Seba e Satriano, nella seconda si torna al 3-5-2 più ordinato e prudente. È però la terza uscita stagionale contro l'Ascoli che rappresenta la svolta, con il passaggio al 4-3-1-2 confermato poi nella gara contro il Toro alla ripartenza di gennaio. Il fantasista titolare è Oristanio, con Mirarchi seconda scelta e Iliev scelto a sorpresa in quattro occasioni,su tutte il trionfo per 3-1 contro la Lazio. Modulo definitivo? tutt'altro. Il 18 aprile, in occasione della trasferta di Genova contro il Grifone, Madonna torna sui suoi passi: si passa al 3-5-2, il quale sarà il modulo per le restanti partite. All'Inter tale soluzione permette si di non subire troppo (soli 27 gol durante la regular season), di contro lascia poco spazio alla qualità offensiva. Se l'assenza causa Covid di Oristanio - durata tra positività e tempi di rientro più di due mesi - ha avuto il suo peso, Madonna si è affidato al centravanti per eccellenza: Martin Satriano. 14 gol stagionali per il centravanti uruguaiano, miglior marcatore per distacco rispetto agli altri attaccanti nerazzurri. Note liete sono arrivate anche dal solito Sangalli, Vezzoni e Stankovic, mentre a Kinkoue e Fonseca non è riuscito il definitivo salto di qualità. A Bonfanti è stato lasciato forse troppo poco spazio, mentre Casadei (mvp stagionale) e Zanotti (rivelazione più lieta) sono state scoperte al miele. Dopo una regular season conclusa a quota 57 punti (primo posto condiviso con Sampdoria e Juventus), i nerazzurri sono arrivati a giocarsi la semifinale contro un'Empoli decisamente più in forma, nonostante alla squadra di Buscé siano serviti 120 minuti per avere la meglio.

L'avventura di Madonna. Cos'abbia pensato il tecnico bergamasco nella notte dopo l'eliminazione non ci è dato saperlo, tuttavia possiamo immaginare le emozioni contrastanti vissute durante i 120 minuti di fuoco contro l'Empoli. Vere e proprie montagne russe: dalla rabbia per il gol ingenuamente concesso a Lipari passando per l'estasi al pari di Zanotti e al vantaggio di Vezzoni. Dal secondo tempo in poi sarà subentrata sicuramente la paura: il pari di Asllani è il preludio, il gol a tempo scaduto di Manfredi rappresenta la doccia gelata. Tre anni in nerazzurro conclusi con un epilogo probabilmente ingiusto per il lavoro fatto, dentro e fuori dal campo. Certo è che la mancata vittoria dello Scudetto pesa come un macigno nell'esperienza nerazzurra del tecnico bergamasco. L'occasione più ghiotta di salire sul tetto d'Italia e conquistare il decimo titolo della storia nerazzurra arriva nel 2019, al primo anno alla guida della Primavera. La finale contro l'Atalanta vede tuttavia trionfare la Dea, che si ripete anche l'anno successivo vincendo quasi a tavolino dopo un campionato condizionato dallo stop causa emergenza sanitaria. Ormai è chiaro da settimane: Armando Madonna lascerà l'Inter a fine stagione. Al suo posto è pronto Christian Chivu, reduce anch'esso da una semifinale persa contro il Genoa nella final four del campionato di Under 18. 

Il futuro. Sotto ora con Chivu e i classe 2003. Si riparte innanzitutto da quattro certezze: lo stesso Christian Chivu, Cesare Casadei, Mattia Zanotti e William Rovida. Il primo sarà probabilmente il protagonista di un salto importante, arrivando su una panchina il cui valore non ha bisogno di presentazioni. Se così fosse, la carriera da allenatore dell'ex calciatore dell'Inter decollerebbe in maniera verticale. Rimane comunque una scelta sulla carta azzeccata per due ragioni principali: in primis conosce l'ambiente, al quale è stato legato da calciatore prima a tecnico. Dopodiché ha dimostrato di essere una figura vecchio stampo: un tecnico di campo, che entra nella testa dei calciatori sapendo perfettamente cosa passa per la loro testa. La semifinale persa contro il Genoa, soprattutto per le modalità, è una sconfitta soprattutto sua. Tuttavia gli si può perdonare una partita sbagliata, soprattutto se l'errore nasce da una mentalità vincente, basata su un calcio propositivo. Il secondo e il terzo non hanno bisogno di presentazioni. Se Casadei è diventato in fretta punto fermo della Primavera - con la quale ha segnato ben dieci gol tra regular season e Tim Cup -, a Zanotti è servito più tempo. Complice anche la lungodegenza di Persyn, nel girone di ritorno l'esterno classe 2003 si è preso di forza la titolarità, dimostrando partita dopo partita una crescita esponenziale. Il terzo è la più classica delle "future star". Sette le presenze da sotto età, non facendo quasi mai rimpiangere Stankovic. Anzi, sono state diverse le prestazioni sontuose: su tutte quella offerta contro la Juventus, conclusa 0-0 grazie a un rigore parato a tempo scaduto proprio dal portiere classe 2003. Le certezze sono quattro ma potrebbero benissimo essere molte di più: da Iliev e Fabbian (già con minuti in Primavera), passando per Fontanarosa, Jurgens e Peschetola (tutti e tre inseriti nel finale dell'ottavo di finale di Tim Cup contro il Crotone). Insomma, l'Inter ci potrà (e dovrà) provare a conquistare il decimo la prossima stagione.

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