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Il caso

Incredibile alle Maldive, club finge attacco di dissenteria per perdere a tavolino ed evitare la retrocessione

Un match mai giocato per un presunto virus fulminante: ma il 2-0 d'ufficio basta alla società per non perdere la categoria

Incredibile alle Maldive, club finge attacco di dissenteria per perdere a tavolino ed evitare la retrocessione

Allo stadio, i fogli con le formazioni sono già nelle mani dell’arbitro. Mancano pochi minuti al fischio d’inizio. Da una parte il New Radiant, dall’altra il Club Green Streets: è l’ultima curva di una stagione maldiviana sospesa tra aritmetica e nervi. Poi, la scena spiazza tutti: in campo non arriva il numero minimo di calciatori del Green Streets. La partita non si gioca. La giustificazione ufficiale parla di un improvviso attacco di gastroenterite collettiva; il risultato è il più pesante degli ossimori sportivi: una “sconfitta utile”, il 2-0 a tavolino, che però “pesa” meno di un eventuale tracollo sul campo. Il giorno dopo, la classifica della Dhiraagu Dhivehi Premier League è immutabile: si salva il Green Streets, retrocede il Club Valencia. E comincia lo scandalo.

Un finale scritto dal regolamento: perché il 2-0 a tavolino è stato decisivo

Nel massimo campionato delle Maldive il regolamento prevede che il forfait comporti una sconfitta per 2-0. È una norma comune in molti tornei, ma qui ha avuto l’effetto di un colpo di scena: ai fini della salvezza contava la differenza reti. Per il Valencia, che il giorno prima aveva fatto il proprio dovere battendo gli Eagles 2-0 e raggiungendo il Green Streets a pari punti, l’ultimo spiraglio era che i rivali perdessero con un passivo “pesante”. E così il 2-0 d’ufficio ha blindato il Green Streets sopra il Valencia per differenza reti. La sequenza degli eventi aiuta a fissare le coordinate: il Club Valencia vince 2-0 contro gli Eagles nella serata di mercoledì; la sera successiva il Green Streets non riesce a presentare un numero sufficiente di giocatori per affrontare il New Radiant. La FAM (la Football Association of Maldives) applica la norma: 2-0 a tavolino per il New Radiant. Classifica cristallizzata, sorpasso negato al Valencia.

Le accuse: «Così si manipola un campionato»

La reazione del Club Valencia è immediata e durissima: in un comunicato il club denuncia che la condotta del Green Streets ha “determinato deliberatamente l’esito della gara” e annuncia l’invio di un dossier alla FAM e il ricorso agli organi superiori, AFC e FIFA. «Decidere da soli il risultato significa alterare l’esito della partita»: non è una sfumatura lessicale, è un atto d’accusa che sfiora il terreno del match-fixing pur senza portare (al momento) prove di combine. Dal canto suo, il Green Streets respinge ogni addebito: parla di “voci senza fondamento”, di un virus gastrointestinale che avrebbe messo fuori causa troppi giocatori per poter scendere in campo, e invita media e pubblico ad attendere le verifiche. La società sottolinea anche di essersi presentata allo stadio con dirigenti e calciatori, a testimonianza – secondo la loro tesi – della volontà iniziale di giocare.

La decisione della FAM: multa e blocco del mercato, ma niente penalità

La palla passa alla Commissione Disciplinare della FAM. Il verdetto è una via di mezzo che non spegne le polemiche: al Green Streets viene comminata una multa di 50.000 rufiyaa maldiviane (MVR) e il divieto di effettuare trasferimenti nella prossima finestra di mercato. Nessuna penalizzazione di punti, nessuna inversione del risultato, nessuna ripetizione della gara. Ai più, un segnale di sanzione formale che non tocca la sostanza sportiva: il club resta in massima serie, il Valencia retrocede per differenza reti. Previsto un margine di 7 giorni per eventuale appello. La reazione del Valencia alla sanzione è ancor più aspra: il club la definisce “inadeguata e illogica”, sostiene che un blocco del mercato a maggio/giugno sia poco punitivo e denuncia di non essere stato messo nelle condizioni di appellare una decisione che, a suo dire, riconosce l’offesa grave ma evita le sanzioni sostanziali (come la deduzione di punti o la retrocessione d’ufficio). Il caso, annuncia, verrà “condiviso” con FIFA e AFC.

Le parole dei protagonisti

La posizione del Green Streets: «Il club nega tutte le accuse di aver intenzionalmente abbandonato la gara. Non c’è alcuna prova», recita la nota. E ancora: il virus avrebbe impedito di raggiungere il numero minimo di calciatori disponibili. La controreplica del Valencia: «Punizione sproporzionata e tardiva e decisione presa cedendo a mani forti», con l’effetto – accusano – di evitare punti di penalità o un declassamento che in casi di manipolazione sono frequenti nel calcio internazionale. Sul tavolo, la volontà di insistere con FIFA e AFC. La FAM: commina 50.000 MVR di multa, blocco del mercato nella prossima sessione, e un monito esplicito: alla recidiva, scatteranno misure più severe. Resta in piedi la facoltà d’appello entro 7 giorni. La classifica non cambia.

Tra diritto sportivo e buon senso: cosa può succedere adesso

Il Valencia può proporre reclamo agli organi federali maldiviani e, in via sussidiaria, ricorrere in AFC e FIFA invocando principi di integrità delle competizioni. Non è semplice: in assenza di prove documentali di combine (messaggi, flussi anomali di scommesse, testimonianze interne) è arduo trasformare la percezione di “astuzia antisportiva” in illecito disciplinare tipico del match-fixing. Ma la giurisprudenza internazionale contempla anche la categoria della “mancata lealtà sportiva” e dell’“influenza indebita sul risultato” quando un club compie atti che esulano dalla normale condotta professionale e orientano la classifica oltre il lecito. La sfida per chi giudicherà il caso sarà dimostrare il nesso intenzionale tra la scelta (o l’evento sanitario) e l’utilità competitiva perseguita. Il Green Streets potrà, al contrario, sostenere la forza maggiore (emergenza medica), documentare referti e comunicazioni interne, e sottolineare che ha subito una sanzione (multa e blocco trasferimenti), segno che la FAM ha comunque riconosciuto una violazione formale senza ravvisare la manipolazione dell’esito sportivo. Resta però una domanda di sistema: è opportuno che la sconfitta a tavolino sia fissata sempre e comunque a 2-0? Oppure – specie nei finali di stagione – si dovrebbero ipotizzare criteri che non permettano a un forfait di diventare un vantaggio competitivo?

    Oltre lo scandalo: ricucire credibilità

    Se c’è una vittima collaterale, è la credibilità di una competizione che negli ultimi anni ha provato ad alzare l’asticella tecnica e organizzativa. La FAM dovrà dimostrare di saper governare il dopo: trasparenza dell’istruttoria, pubblicazione dei criteri valutativi, chiarezza sul perché si è scelta una sanzione e non un’altra, disponibilità a rimettere mano alle regole che hanno prodotto il paradosso. È una sfida di governance: più delle multe, conta l’architettura che previene i conflitti d’interesse e mette al centro la lealtà competitiva. Per i club, la lezione è altrettanto nitida: il confine tra astuzia e slealtà non è solo giuridico, è reputazionale. In un calcio iperconnesso, ciò che “si può fare” non coincide sempre con ciò che “si deve fare”. Il caso Green Streets–Valencia ricorderà a lungo che la differenza reti è una cifra fredda; la fiducia dei tifosi, molto meno.

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