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Il difensore più forte si rompe il crociato nel momento più importante: Atalanta, che perdita!

Stagione finita per Manuel Maffessoli, centrale classe 2007 della Dea: «Ma tornerò più forte prima»

Atalanta Primavera, il colpo che non ti aspetti: Maffessoli KO per il crociato. Una caduta che può insegnare a rialzarsi

Manuel Maffessoli (foto figc.it)

L’eco dello spogliatoio è quasi vuoto quando arriva la notifica sul telefono: un post asciutto, privo di fronzoli, firmato da un diciottenne che scrive come un veterano. «La mia stagione finisce qui». Sotto, tre parole che pesano: lesione del legamento crociato anteriore. È così che Manuel Maffessoli, difensore dell’Atalanta Primavera, annuncia ai social lo stop più temuto. Nessun giro di parole, solo il cuore del problema e una promessa implicita: ripartire. Gli accertamenti lo confermano: stagione finita. L’annuncio, pubblicato sul suo profilo Instagram, congela una crescita interessante e obbliga la Dea a ridisegnare equilibri e gerarchie nel reparto arretrato.

Un profilo che stava salendo di giri

Nato il 18 aprile 2007, Maffessoli è un difensore centrale di scuola nerazzurra, piede destro, già nel giro delle selezioni Under giovanili italiane e utilizzato da Giovanni Bosi tra Primavera 1 e UEFA Youth League in questa stagione. Numero di maglia “3” in ambito europeo, ha assaggiato il contesto internazionale con la Youth League, esperienza che ne ha irrobustito personalità, letture difensive e duelli. Nel sistema dell’Atalanta, che continua a essere una delle migliori officine per la formazione dei giovani in Italia, i centrali come lui vengono educati a difendere in avanti, ad aggredire l’uomo e a gestire metri alle spalle. Una scuola che negli ultimi anni ha collezionato riconoscimenti e piazzamenti di alto livello anche fuori classifica, come testimoniano i premi individuali assegnati a staff e giocatori nel 2024. I numeri di Maffessoli quest'anno: in campionato 20 presenze, 2 gol e 1800 minuti giocati; in Coppa Italia 2 presenze; in Youth League 5 presenze e 269 minuti giocati.

L’infortunio: che cosa sappiamo

La diagnosi è chiara: lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio. Nel suo messaggio, Maffessoli ha scelto toni pacati ma ambiziosi, sottolineando come lo stop «faccia parte del percorso» e dichiarandosi pronto a un cammino fatto di riabilitazione, pazienza e determinazione. È un linguaggio che rispecchia la cultura del club di Zingonia: accettare la realtà clinica, programmare con rigore, tornare con più strumenti di prima. Nell’era in cui i social amplificano tutto, il post di Maffessoli è un piccolo manifesto di professionalità: niente allarmismi, nessun protagonismo. La sostanza è tutta lì - diagnosi, fine della stagione 2025/26, orientamento al lavoro - con quell’ultima riga «Ci vediamo presto in campo…» che tiene accesa una lampadina in uno spogliatoio che avrà bisogno di nuova energia.

Che cosa cambia per l’Atalanta Primavera

Sul piano tattico, l’assenza di un centrale strutturato come Maffessoli costringe Bosi a ribilanciare il pacchetto difensivo. La Dea, reduce da un 1-1 esterno col Sassuolo, è nel vivo del campionato e dovrà gestire febbraio-marzo con rotazioni più corte nel cuore della linea. In attesa del Genoa, programmazione e minutaggi andranno centellinati, con particolare attenzione ai duelli aerei e alle palle inattive difensive, settori in cui il classe 2007 stava offrendo solidità. Tra l'altro, stessa sorte era toccata a Sebastiano Araboni, centrocampista classe 2008 dell'Under 18 che l'Atalanta aveva pescato due anni fa dai Dilettanti della Virtus Ciserano Bergamo: anche a lui, come a Manuel, va un grandissimo "in bocca al lupo".

I tempi di recupero: la scienza e la prudenza

Nel calcio d’élite, il ritorno in campo dopo la ricostruzione del crociato anteriore è diventato un processo sempre più individualizzato. Le consensus conference internazionali indicano criteri rigorosi: recupero completo del range di movimento, forza e simmetria muscolare tra gli arti, controllo neuromuscolare, test funzionali e - aspetto spesso sottovalutato - prontezza psicologica. Per atleti molto giovani e sport a cambi di direzione come il calcio, è frequente l’indicazione di associare procedure come la tenodesi extra-articolare laterale in casi selezionati per ridurre la lassità rotazionale e il rischio di recidiva. Le revisioni sistematiche sugli atleti del calcio riportano una media di rientro intorno agli 8 mesi dopo ricostruzione, ma i dati si accompagnano a un monito: rientrare troppo presto incrementa significativamente il rischio di re-infortunio. Alcuni lavori suggeriscono che ogni mese di attesa in più, fino ai 9–12 mesi, riduca il rischio di una seconda lesione; altri, con approccio ancora più conservativo, invitano a considerare un orizzonte di 18–24 mesi per gli atleti più giovani e per una piena normalizzazione dei parametri neuromuscolari. La chiave è non forzare i tempi e rispettare obiettivi misurabili.

Che cosa significa “stagione finita” in pratica

Fase acuta: gestione del dolore e del versamento, recupero del range articolare e della estensione completaScelta chirurgica: nella maggior parte dei casi, per un calciatore di 18 anni si opta per una ricostruzione del LCA con autotrapianto (tendine rotuleo, semitendinoso/gracile o quadricipitale) e, in casi selezionati, integrazione con tenodesi extra-articolare per contenere la rotazione tibiale. Riabilitazione progressiva: controllo del carico, ritorno graduale a corsa lineare e lavori neuromuscolari, poi agilità, cambi di direzione, duelli e salti sotto monitoraggio. Criteri di ritorno: non il calendario, ma i test. Soglie di simmetria e qualità del movimento che, quando raggiunte e confermate nel tempo, aprono al rientro. Molti protocolli moderni posizionano il ritorno competitivo non prima di 9–12 mesi, con approcci più prudenti che valutano fino a 18–24 mesi nei profili a rischio elevato.

Storie che insegnano: il rientro è possibile, ma va protetto

Gli esempi del grande calcio ricordano che un crociato non è una sentenza: il ritorno è realistico per la maggioranza degli atleti, pur con variabilità nelle prestazioni post-infortunio. Le meta-analisi su calciatori professionisti indicano che circa il 70% torna a giocare, poco più della metà al livello precedente; il prezzo, spesso, è un periodo iniziale di adattamento sul piano fisico e decisionale. Ecco perché la parola chiave resta prevenzione della recidiva: non avere fretta, consolidare la forza, allenare il gesto tecnico in condizioni di fatica e con stimoli cognitivi simili alla partita.

La chiosa necessaria

Non c’è nulla di retorico nell’augurare “forza” a Manuel Maffessoli. C’è semmai il riconoscimento di un ragazzo che, davanti al primo vero snodo della carriera, ha pescato le parole giuste: realismo, lavoro, determinazione. Il resto, come sempre in casa Atalanta, lo farà il metodo. E quando il calendario segnerà la prossima stagione, il rientro non sarà un semplice ritorno: sarà un nuovo inizio costruito centimetro dopo centimetro.

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