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Serie C

Per il club la situazione è critica, ma il presidente contrattacca: «Non saremo esclusi, anzi, ci ridaranno indietro i punti»

Dentro carte, date e scenari della battaglia legale che può cambiare le sorti del campionato e il cammino della società granata

TRAPANI SERIE C - VALERIO ANTONINI

TRAPANI SERIE C - Il presidente Valerio Antonini non getta affatto la spugna dopo le penalizzazioni ricevute

Una notifica sul telefono, un post su Facebook e la città che trattiene il fiato. In una mattina d’inverno, mentre in via Sicilia i bar parlano solo di classifica e deferimenti, Valerio Antonini rompe il silenzio dei timori: «Il Trapani non rischia l’esclusione dal campionato. Anzi, dobbiamo riavere indietro 11 punti. E succederà nelle prossime settimane». Un’affermazione netta, destinata a spaccare l’ansia in due: da una parte l’ottimismo del patron, dall’altra i verdetti della giustizia sportiva che, fin qui, non hanno fatto sconti. E in mezzo, un fatto nuovo che rimette tutto sul tavolo: la sospensione cautelare, ottenuta davanti alla giustizia tributaria, dell’atto dell’Agenzia delle Entrate al centro della prima, pesante penalizzazione.

COSA HA DETTO ANTONINI E PERCHÈ ORA
Il presidente granata ha scelto i social per mandare due messaggi alla piazza: smentire seccamente le voci di «esclusione imminente» dalla Serie C e ribadire la sua linea difensiva, secondo cui la società sarebbe «vittima di un errore» e meriterebbe la restituzione di 11 punti. A innescare l’uscita pubblica, oltre al clima, è stato un passaggio giudiziario che la proprietà considera dirimente: la Corte di Giustizia Tributaria di Primo Grado di Trapani ha accolto l’istanza cautelare del club, sospendendo l’efficacia dell’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate e fissando l’udienza di merito per l’8 maggio 2026. Una decisione che il club ha subito legato all’intenzione di presentare un reclamo d’urgenza in FIGC per ottenere la restituzione degli 11 punti oggi contestati.

DOVE SIAMO ARRIVATI: IL PESO DEI -15 E LA DATA CERCHIATA IN ROSSO
Ad oggi, la stagione del Trapani racconta un doppio colpo in classifica: 1) gli originari -8 punti (stagione 2025-202026) confermati dalla Corte Federale d’Appello il 20 giugno 2025, dopo la sentenza del Tribunale Federale Nazionale legata all’uso di crediti d’imposta poi giudicati «inesistenti»; 2) la successiva penalizzazione di -7 punti inflitta l’8 gennaio 2026 in primo grado per presunte violazioni amministrative sul pagamento di stipendi ed emolumenti. Totale: -15. A complicare la mappa, il nuovo procedimento federale rinviato al 9 marzo 2026: un’udienza dal potenziale impatto pesantissimo, perché in caso di ulteriore sanzione potrebbe riaprirsi il capitolo «esclusione» a campionato in corso. È questa la data che ha generato allarme tra i tifosi, e alla quale il presidente ha risposto assicurando che l’ipotesi non è sul tavolo.

PERCHÈ LA SITUAZIONE TRIBUTARIA CONTA
Nel cuore del primo fascicolo c’è la vicenda dei cosiddetti «crediti d’imposta inesistenti» utilizzati in compensazione per coprire debiti IRPEF e INPS in scadenza tra fine 2024 e primavera 2025. È su quel pilastro che la giustizia sportiva ha poggiato il primo -8: TFN a maggio 2025, conferma in CFA a giugno e, più avanti, sigillo del Collegio di Garanzia del CONI. Oggi, però, la giustizia tributaria ha «sospeso» l’atto dell’Agenzia delle Entrate: in linguaggio processuale, significa che fino all’udienza di merito dell’8 maggio 2026 quell’atto non produce effetti esecutivi. Per il club è un «punto a favore» che, a suo dire, spazza via le basi della penalità; per la FIGC, la cornice resta quella delle regole federali, dove contano non solo i tributi dovuti, ma la regolarità dei versamenti alle scadenze regolamentari. La partita, dunque, è aperta ma non ancora risolta.

LE PAROLE E I NUMERI DELLA SOCIETÀ
Nelle ultime settimane la comunicazione ufficiale del club ha prodotto due messaggi-chiave: 1) «Nessuna correlazione tra il nuovo deferimento e i pagamenti delle scadenze federali del 16 ottobre e 16 dicembre; versati complessivamente 1,8 milioni di euro», ha scritto il Trapani in una nota del 3 gennaio 2026. 2) «Negli ultimi mesi ho versato due milioni. Nessun debito INPS o IRPEF» ha rivendicato Antonini in un lungo post del 29 dicembre 2025. Sono affermazioni che riflettono la linea difensiva: i conti correnti sarebbero «in ordine» e le pendenze con il Fisco in via di definizione. Resta il fatto che, sul versante sportivo, i giudici hanno già cristallizzato un quadro di irregolarità, e per ribaltarlo serviranno atti e motivazioni convincenti nei nuovi gradi.

COSA HA GIÀ DECISO LA GIUSTIZIA SPORTIVA
Il percorso sin qui è lineare nelle date e severo negli esiti: 1) 29 maggio 2025: il TFN infligge -8 e inibisce per 6 mesi i dirigenti Valerio Antonini e Vito Giacalone. 2) 20 giugno 2025: la CFA respinge il reclamo, confermando la sanzione. 3) 24 novembre 2025: il Collegio di Garanzia del CONI conferma definitivamente il -8 per la stagione 2025-2026. Questo tris di decisioni rappresenta l’ossatura contro cui oggi si infrange la richiesta di «restituzione» dei punti: la sospensione tributaria non cancella automaticamente i verdetti sportivi, ma può offrire argomenti nuovi per un reclamo d’urgenza in FIGC. Qui si gioca la scommessa del club: dimostrare che il presupposto fiscale era viziato, dunque la sanzione sportiva non regge.

IL SECONDO FILONE
Il -7 dell’8 gennaio 2026 nasce invece da un fascicolo diverso: presunti inadempimenti sui pagamenti di stipendi ed emolumenti (scadenza federale del 16 ottobre 2025). Qui la posizione della Procura federale è stata dura, tanto da ipotizzare ulteriori sanzioni già a inizio gennaio 2026 con un deferimento che contestava recidiva e responsabilità anche dei dirigenti. La società ha replicato sostenendo di aver ottemperato alle scadenze, ma il primo grado ha comunque colpito. Su questo troncone è atteso il verdetto della Corte Federale d’Appello, lo stesso sul quale Antonini ha promesso il «riscatto» dei 7 (o 11) punti.

LA DATA DEL 9 MARZO 2026
Il rinvio dell’udienza al 9 marzo 2026 tiene accesa la spia rossa. Sulla carta, in caso di nuova penalizzazione cumulata e di inadempimenti reiterati, il Codice di Giustizia Sportiva può condurre anche a provvedimenti estremi. È la prospettiva che ha alimentato «voci» incontrollate di esclusione; ed è proprio qui che il presidente ha scelto di mettere il timbro: «Il Trapani non rischia l’esclusione». Una rassicurazione che, per trasformarsi in certezza, deve passare attraverso adempimenti puntuali e atti difensivi efficaci nelle prossime settimane.

COSA PUÒ SUCCEDERE: 3 SCENARI
1) Accoglimento del reclamo d’urgenza in FIGC e restituzione (totale o parziale) dei punti contestati. È l’orizzonte ottimistico evocato da Antonini: poggia sulla sospensione dell’atto dell’Agenzia delle Entrate e su documentazione di pagamenti ritenuta risolutiva dalla difesa. Ma richiede che i giudici sportivi considerino la novità «decisiva» rispetto ai verdetti già passati. 2) Conferma delle penalizzazioni. In questo caso, il Trapani resterebbe zavorrato da -15 (o da un valore prossimo) e dovrebbe correre in campo più che nelle aule, con margini ridotti. Resta in coda la spada di Damocle del 9 marzo 2026. 3) Via giudiziaria esterna. La società ha già battuto le strade del CONI e del TAR (per la parte amministrativa). Se il canale sportivo non si muoverà, è plausibile che il club cerchi ulteriori correttivi nelle sedi amministrative e, in ultima istanza, giurisdizionali ordinarie. Ma i tempi, in tal caso, difficilmente coinciderebbero con quelli del campionato.

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