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Gerenzanese Under 15, alla scoperta dei segreti della regina di Como con Massimo Ghioldi e Guido Gorla

Gerenzanese U15
Nel G irone B provinciale dell'Under 15 di Como c’è una squadra che, prima della pausa, stava procedendo a vele spiegate verso la conquista del titolo: la Geranzanese. Il ruolino di marcia della squadra di Ghioldi riportava: 15 vittorie in altrettante partite disputate, 103 gol segnati e 0 subiti. Ai nostri microfoni si sono avvicendati, cercando di spiegare i segreti di questa società, prima Massimo Ghioldi e poi il Direttore Sportivo Guido Gorla. Massimo Ghioldi svolge il doppio ruolo di allenatore dell’Under 15 e di Responsabile dell’Attività di Base, nel corso dell’intervista ha raccontato i suoi segreti e la sua visione riguardo la gestione del gruppo e di questo momento delicato. Quali esperienza pregresse l’hanno portata a rivestire questo doppio ruolo? «È da molto tempo che c’è un rapporto fiduciario tra me e la società, essendo già da 23 anni responsabile dell’attività di base. Siccome l’obiettivo per questi ragazzi era la vittoria del campionato e la conquista dei regionali hanno scelto me per il ruolo di allenatore dell’Under 15. In passato ho svolto il doppio ruolo di allenatore degli Esordienti e responsabile della pre-agonistica a Legnano, ho lavorato anche per la FIGC, comitato di Legnano, gestendo l’attività di base, in Pro Lissone ho allenato la Juniores nazionale e, prima di spostarmi a Gerenzano, ho allenato anche alla Caronnese». Come sta vivendo la quarantena? «Si fa fatica a star lontano dal campo. Nonostante sia un responsabile, già in condizioni normali non riesco a stare solo dietro la scrivania, figuriamoci ora. La lontananza dal campo si sente, ma sto sfruttando questo momento per aggiornarmi. Grazie alle tecnologie seguo diversi corsi di aggiornamento, per me prima di essere un lavoro è una grande passione». Come gestisce il doppio ruolo di allenatore - dirigente? «La mia società ha come obiettivo la formazione calcistica dei ragazzi. La zona riesce sempre a fornirci elementi qualitativamente validi su cui lavorare ogni anno. Quasi tutte le risorse della proprietà vengono utilizzate per ingaggiare allenatori validi per il settore giovanile, in modo che lo sviluppo dei ragazzi sia portata avanti nella maniera migliore possibile. Ho la fortuna di vedere tutti dalla scuola calcio. C’è sempre un rapporto fitto tra me, i ragazzi e gli allenatori, siccome spesso sono sul campo insieme a loro. Riprendere ad allenare non è stato un trauma, perché sono tutti volti conosciuti da diverso tempo. Il problema più grande del mio ruolo è che spesso arriviamo all’agonismo con i gruppi ridimensionati, perché non avendo categorie regionali le sirene di altre società, si fanno intense e ci sottraggono, nei modi conosciuti in questo ambiente, i migliori giocatori. I 2005, anche grazie ai genitori, siamo riusciti a tenerli uniti». Come può influire questa pausa sulla psicologia e sul fisico dei suoi ragazzi? «Per quanto riguarda l’attività di base la loro crescita dipende solamente dal movimento, questa pausa può portargli qualche problema a livello coordinativo e motorio. Anche per la mia squadra potranno esserci delle ricadute. È un’età di passaggio, ci sono ragazzi più sviluppati e altri meno. Questo lungo periodo di stop può creare problemi fisici alla ripresa. Già in condizioni normali sono aumentate le patologie della crescita, che in passato erano quasi nulle, principalmente a causa della maggior sedentarietà di oggi rispetto a quella del passato. Ora, che sono fermi del tutto e per molto tempo, se non si ripartirà con i ritmi giusti, questi problemi possono aumentare. L’aspetto psicologico è da valutare, perché probabilmente stanno vivendo questa situazione con un po’ di timore. In questi casi peserà anche il pensiero e l’atteggiamento dei genitori riguardo al far mischiare i propri figli a scuola o in campo. Da parte nostra ci sarà un approccio controllato per garantire la sicurezza in tutti gli aspetti. Noi in società ci avvaliamo dell’aiuto di una psicologa che ci sarà di grande aiuto. Io, comunque, credo nella forza dei ragazzi che con la gioia di giocare potranno tornare alla normalità». Come si è sviluppata la sua squadra, che sta dominando il campionato? «Questo gruppo si diverta insieme dalla scuola calcio e si è sempre attestato su ottimi livelli. Ha avuto guide sempre di primo livello, uno su tutti Giuseppe Commisso, che ora allena in Serie D. Tutti gli allenatori gli hanno permesso di sviluppare, oltre ad un ottima base tecnica, anche quegli aspetti che permettono di diventare calciatori migliori. Sono sempre spiccati in ogni campionato che hanno disputato, quindi per me è stato semplice prendere le redini di questa squadra. Ho cercato di spingere di più sotto l’aspetto calcio, dando più organizzazione ai vari reparti, ma la base di tutto è l’ottima materia prima che avevo tra le mani. Ad essere sincero, mi aspettavo una squadra competitiva ma non così dominante, siccome a parer mio in questo girone c’erano almeno quattro squadre sul nostro livello». Ci ha parlato di giocatori che si trasferiscono in altre squadre, avendoli da quando erano piccoli qual è il suo stato d’animo quando si allontanano? «Quando uno dei miei ragazzi va in una società professionistica per me è una vittoria più grande di un trofeo. Il rammarico sovviene quando i ragazzi vengono contattati privatamente e convinti con promesse, anche ai loro genitori, da società di un livello di poco superiore al nostro. Quando i ragazzi si spostano portati via da società che sai che magari non avranno la tua stessa cura e con metodi che non condivido, allora sì, si diventa un po’ tristi». Come vi tenete in contatto in questo periodo? «Data l’età, faccio fatica a capire tutti i meccanismi comunicativi legati alla tecnologia di questa generazione. Ho la fortuna di avere due dirigenti molto disponibili, che quotidianamente creano e trovano modi per coinvolgere i ragazzi. Ho fatto video con circuiti di allenamento che faccio arrivare attraverso loro alla squadra. Ogni tanto li sento privatamente, ma non sono nelle loro chat di gruppo. Il mio vice, che è giovane, riesce a fare video chat per gli allenamenti e per fare quattro chiacchiere. Diciamo che sono un direttore d’orchestra, fornisco idee che qualcun altro mette in pratica. Il mio credo è di stare sempre un passo indietro, perché ritengo che gli allenatori troppo amici siano quelli che poi non tirano fuori il massimo dai ragazzi. Questi si abituano troppo a presenze forti e non crescono in autonomia ma legati alla figura, anche per questo penso che bisogni cambiare spesso la guida tecnica». Guiderà anche nell’Under 16 i suoi ragazzi? «Solitamente la società cambia gli allenatori ogni due anni e li riassegna a un altro gruppo. In questo momento i piani della società sono in stand-by perché stiamo aspettando di sapere quali saranno le scelte della FIGC. Il rammarico non sarebbe tanto legato alla stagione troncata e il non poterli più allenare, ma sovverrebbe nel momento in cui non ci venissero riconosciuti i meriti del nostro lavoro che va avanti da anni.» Come si dovrebbe tenere conto di questa stagione? «Al primo posto va messa la salute di tutti quanti e quindi non si può tornare a giocare. Riguardo al valore da dare ai risultati acquisiti, probabilmente perché sono parte in causa, penso che non cancellerei tutto quello che è stato fatto fino ad ora. Ci sono tante società che hanno fatto sforzi economici importanti e anche per loro non sarebbe giusto annullare tutto. Sono sicuro che, essendo tutte persone competenti, la federazione non vanificherà i meriti di chi ha lavorato bene. Noi possiamo solo aspettare e vedere che succede». [caption id="attachment_213516" align="aligncenter" width="900"] Ghioldi Massimo Ghioldi Massimo[/caption] Guido Gorla, dopo tanti passati all’interno del calcio, ricopre il ruolo di Direttore Sportivo all’interno della società da due anni, gestendo tutte le categorie agonistiche. Dalle sue parole sono emerse le volontà della società e i progetti futuri della stessa. Quali sono i vostri progetti? «Siamo una società che punta veramente sui giovani. La bontà del nostro lavoro è avvalorata dal riconoscimento conferitoci dalla federazione che ci ha reso “scuola calcio elitè”. Siamo l’unica squadra con questo titolo, insieme alla Castellanzese, della zona. Il nostro progetto consiste nell’investire quasi la totalità delle nostre risorse sul reperimento di allenatori di spessore per il settore giovanile. Abbiamo un ottimo numero di tesserati che ci permette di avere un settore giovanile completo. La nostra Under 19, prima della pausa, era prima ed è completamente composta da giocatori cresciuti nelle nostre fila. La prima squadra milita in seconda categoria. Non prevediamo pagamenti per loro, ma vogliamo solo persone che giocano per passione e amore del calcio». Su quali strutture fate affidamento? «Il comune ci aiuta abbastanza, per fortuna nelle piccole realtà c’è ancora la voglia di aiutare le società sportive. Utilizziamo un centro sportivo dotato di un campo a undici con tribuna coperta, due campi da calcetto scoperti e uno coperto; inoltre abbiamo un campo a nove che a breve diventerà sintetico. La nostra convenzione è stata appena rinnovata per otto anni. Al di fuori del centro sportivo usufruiamo di un campo d’allenamento a undici». Vista la crisi che sta colpendo le società, come vi state comportando sul piano economico? «Per il momento abbiamo provveduto a pagare fino al mese di febbraio, che è l’ultimo mese in cui si sono svolte le attività. Essendo rimborsi spese, senza spese non vi è rimborso. Sono comunque tutti allenatori che svolgono altri lavori e non sono professionisti». In che modo si dovrebbe muovere la federazione per aiutarvi? «Vado in controtendenza. Ho sentito nelle ultime settimane nelle riunioni tutti lamentarsi e chiedere dei soldi. Tutti faranno la loro parte, ma i problemi sono talmente tanti che non si può pretendere che il calcio giovanile sia la priorità. Dal canto nostro avremo sicuramente qualche problema, ma non in maniera eccessiva perché siamo abituati a lavorare in sicurezza e senza prenderci rischi eccessivi. Per nostra fortuna la struttura ci viene concessa gratuitamente, ovviamente dovremmo ridimensionare qualche cosa ma non sono molto preoccupato dell’aspetto economico. Le mie principali paure sono relativa all’incertezza della ripresa e l’impossibilità di programmazione che questa comporta. Va tenuto in conto anche l’aspetto umano legato alle paure che i genitori potrebbero avere nel rimandare i propri figli a unirsi con altri bambini». Quali problemi a livello sportivo comporta questa incertezza? «Per quanto riguarda la prima squadra non ho grandi problemi, perché grazie al livello dell’Under 19 posso colmare le eventuali partenze. Il problema si pone con i più piccoli, che essendo molto dipendenti dai genitori potrebbero non iscriversi e quindi lasciarmi con delle grandi carenze a livello numerico nelle rispettive rose. Ora purtroppo non si può risolvere, perché neanche si sa se riapriranno le scuole, figuriamoci se ora sanno dirti se i loro figli giocheranno ancora o staranno fermi per un po’ di tempo». È d’accordo con la sospensione? Che valore si dovrebbe dare alla stagione non conclusa? «La mia proposta inoltrata a Baretti, sia in maniera ufficiale con una lettera sia a voce, è la seguente: promuovere le prime in classifica alla sospensione e bloccare le retrocessioni. Probabilmente ci saranno campionati con un numero maggiore di squadre, ma penso sia il modo per creare meno scontento possibile. Ovviamente sulla sospensione dei campionati sono pienamente d’accordo, non penso che si possa chiedere a persone che stanno soffrendo o lavorando, per esempio nel settore sanitario, di presentarsi al campo. Andando in là con il tempo vengono altri problemi, come la maturità per gli Under 19 o anche solo le temperature molto alte che ci saranno durante l’estate». Ha un messaggio rivolto ai ragazzi? «Io nella mia vita ho svolto un lavoro molto lontano dal calcio, ma sono sempre stato attirato da questo mondo perché è la mia passione più grande. La mia speranza è che si ritorni, in un futuro prossimo, a essere guidati da questo sentimento, perché ormai nel calcio si parla solo di soldi e non più di persone, che siano esse bambini o uomini. Per fortuna mi trovo in una società che ha un’anima ed è guidata da un ottimo presidente, Flavio Leardini, che lavora con passione e soprattutto riesce sempre a mantenere sempre le promesse». [caption id="attachment_213515" align="aligncenter" width="900"] Gorla Guido Gorla Guido[/caption]
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