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La vergogna di Borgaro Torinese: si fa cassa sui ragazzi che giocano a calcio

sceriffi borgaro

Il futuro assistente civico, quello che dal suo balcone si è appuntato la stella di cartone da sceriffo, chiama e la legge arriva prontamente per mostrare la sua forza nei confronti di una ventina di quindicenni che hanno commesso un crimine pericoloso: stavano dando quattro calci a un pallone all'interno di un campo sportivo comunale. Siamo a Borgaro Torinese, località di poco più di diecimila abitanti alle porte di Torino retta da un amministrazione di centro-sinistra, e domenica 7 giugno c'è stata la vergogna delle multe al gruppo di ragazzini che si sono ritrovati sul campo di calcio per svagarsi con un pallone. Vergogna sì, e ci sarebbero anche da usare altri termini per quanto avvenuto, a partire dal patriota da balcone che ha allertato le forze dell'Ordine che, in questi mesi, sembrano più concentrate su chi va in giro senza mascherina o prova a svagarsi e non su chi si macchia di ben altri reati. Effetti di una situazione che ha penetrato i cervelli di molti, solo che in quei “molti” ci sono anche i rappresentanti istituzionali che, magari per farsi notare, sembrano fare a gara a chi scrive le ordinanze più bizzarre per vincere il concorso “Sceriffo d'Italia”. A Borgaro, l'ordinanza del 3 giugno ha aperto tutto tranne il campo di calcio di Via Italia, prevedendo sanzioni da 400 a 3.000 euro per i contravventori: chissà perché si è scelto di seguire quanto previsto dall'articolo 4 del Decreto Legge del 25 marzo 2020 e non quanto previsto dall'articolo 650 del Codice Penale (inosservanza di un provvedimento di pubblica autorità) che prevede una sanzione pecuniaria massima di 206 euro. Si voleva fare cassa? A pensar male… Dopo quasi tre mesi rinchiusi in casa, bombardati costantemente dagli stregoni di sventura della scienza, i ragazzi hanno sentito il bisogno di tornare alla normalità, ritrovandosi all'aria aperta per correre dietro a un pallone in uno spazio preposto quale è un campo sportivo. E l'hanno fatto il 7 giugno, oltre un mese dopo il termine della reclusione forzata a cui ci hanno imposto Governo, scienziati, matematici, task-force e tutto l'inutile carrozzone di burocrati che in questi mesi ha “annullato” l'esistenza di milioni di italiani. Quel gruppo di ragazzi che si è ritrovato per giocare una "partita" non ha violato alcuna legge dello Stato (che dal 18 maggio ha “sbloccato” le attività ludiche) ma un'ordinanza pensata per reprimere l'aggregazione e il sano divertimento. Quindi in un campo i ragazzi non possono starci ma possono occupare il loro tempo con attività poco salutari: non possono giocare a pallone ma sono liberi, magari, di alzare il gomito. Tutta questa vicenda, purtroppo non è l'unica, si sarebbe potuta concludere con una classica paternale ai ragazzi, rimproverando loro non il voler stare all'aria aperta e svagarsi dietro a un pallone ma – se proprio si voleva trovare un pretesto – per la rimozione del nastro che “chiudeva” il campo. I “criminali del pallone” pagheranno la multa ma non avranno nulla di cui vergognarsi, cosa che invece dovrebbero fare altri. A partire dal delatore da balcone e da chi non ha dimostrato alcun buonsenso.


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