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Protocollo Figc, il dg del Villa Cassano scrive una lettera al Comitato Regionale Lombardia

tognola cassano
Le società stanno per riprendere (o in alcuni casi hanno ripreso e magari sospeso immediatamente causa un contagiato, come sarebbe avvenuto per un club del Girone A di Eccellenza Lombarda nei giorni scorsi) e a creare preoccupazioni è il protocollo emanato dalla Figc nei giorni scorsi. Il direttore generale del Villa Cassano, Sandro Tognola, ha deciso di esprimere le sue preoccupazioni in questa lettera indirizzata al Comitato Regionale Lombardia. In premessa vorrei sottolineare che non c’è alcun intento polemico in questo mio scritto, al contrario vorrei solo proporre delle riflessioni e delle domande che io stesso mi sono posto e alle quali non ho saputo dare risposte convincenti.  Immagino che le stesse domande se le siano poste decine di dirigenti di Società dilettantistiche che, come  al solito, si adopereranno per fare del loro meglio per cercare di conciliare sicurezza e ripresa delle  attività in condizione di estrema difficoltà. Prima domanda: Chiacchierando con amici impegnati con compagini di serie C mi sento dire “Lunedì si inizia  con test  sierologico e tampone che poi ripeteremo a breve”. E i dilettanti? E i ragazzi del Settore Giovanile? Seconda domanda: Le norme contenute nel Protocollo emanato dalla F.I.G.C. per ciò che concerne la ripresa degli allenamenti  sono giustamente severe (tranne che per la materia della precedente domanda) e presuppongono  un’organizzazione ferrea nonché un non trascurabile impegno economico da parte delle Società  (sanificazioni, igienizzazioni, autocertificazioni, predisposizione dei presidi individuali ecc. E le squadre che si allenano sono tante e negli stessi spazi). Riusciranno le Società a mantenere alta la  guardia per un periodo presumibilmente abbastanza lungo o saremo costretti dalle circostanze a rifugiarci  nel solito pressapochismo “all’italiana”? Terza domanda: Se possibile, le norme sono ancora più stringenti per quanto riguarda l’inizio dell’attività agonistica,  cioè le partite; l’aspetto più evidente è quello del distanziamento: fra le squadre, fra squadre e i  direttori di gara, fra gli stessi compagni di squadra. Ora sarebbe pura ipocrisia nascondere che  moltissime strutture e segnatamente gli spogliatoi di queste sono spesso angusti (a partire da quelli di  Cassano) poiché concepiti e realizzati in epoche in cui le “rose” delle squadre erano composte da 14 o 15  giocatori al massimo e che già in tempi precedenti la pandemia imponevano un utilizzo scaglionato. Ma c’è di più, spesso soprattutto nei campionati del Settore Giovanile, gli incontri si susseguono a  pochissima distanza di tempo, non riesco quindi ad immaginare come potrà essere possibile conciliare  sicurezza, distanziamento ed efficienza organizzativa.  Taccio poi il problema del pubblico fra prenotazioni ed assegnazione del posto…

Quarta domanda (certamente la più importante): Nel malaugurato, ma ahinoi possibile caso che si verificassero delle positività al coronavirus di atleti di una o più squadre, secondo le regole, dovremmo porre tutti gli altri componenti “rosa” e staff in quarantena fiduciaria. Che ne sarebbe quindi dei campionati? Non voglio aggiungere altro ma mi permetto di suggerire a tutti, molta…. molta prudenza.

Sandro Tognola (Union Villa Cassano)

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