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Protocollo Figc - C'è un nuovo Eldorado: è il Piemonte. In Lombardia le società sono sul piede di guerra

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I nostri lettori più attenti si ricorderanno di quando alcune società scrissero al presidente del Comitato regionale Piemonte Valle d’Aosta Christian Mossino, una lunga lettera in cui si sollecitava il comitato a chiudere anzitempo la stagione perché la salute aveva la priorità. Sono passati quasi sei mesi e ci si prepara ad una nuova stagione sportiva. Ad inizio agosto l’ultimo di una lunga serie di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha dato praticamente il via all’attività del calcio giovanile e dilettantistico consentendo l’accesso agli spalti da parte degli spettatori e, due giorni dopo, è arrivato puntuale il protocollo della Federazione Italiana Gioco Calcio che dettava le linee guida per l’attività stessa. Un preambolo necessario e indispensabile per introdurre un argomento che in queste prime pagine abbiamo voluto trattare seguendo proprio quelle che sono le obiezioni delle società. Appunto, le obiezioni delle società. E quindi abbiamo provato a capire come le piemontesi si stanno approcciando a questo inizio di stagione e, tranne rari casi, ripetiamo, rari, in Piemonte abbiamo l’impressione di vivere in un paradiso. Le comunicazioni che ci arrivano dai vari uffici stampa, per altro cogliamo l’occasione per ringraziare i giovani colleghi, sono tutti festosi. «Abbiamo preso tizio, caio e sempronio, ci raduniamo il giorno tale, siete invitati alla presentazione». Altri: «Prosegue il raduno, gli allenamenti, ecco le prime parole dell’allenatore, siete invitati all’amichevole, pardon, allenamento congiunto, che si terrà il tal giorno alla tal ora presso l’impianto di». Insomma, a leggere, e a sentire anche direttamente le società, problemi non ce ne sono, ci prepariamo alla stagione, andrà tutto bene. E la cosa che più ci ha stupito sta nel fatto che le società che si erano elette a paladine della difesa della salute, e noi su alcuni aspetti eravamo anche d’accordo, ora non abbiano emesso un comunicato, una nota. Niente. Perché? Questo è il momento di alzare le barricate e dimostrare che le vostre richieste erano legittime e non, come sosteneva qualcuno, che in realtà volevate chiudere la stagione solo per salvaguardare la vostra classifica. Occasione persa. Poi, va detto, esistono anche realtà virtuose come il Canelli e nelle pagine che seguono ne parliamo, ma siamo di fronte a una eccellenza. E non ci riferiamo alla categoria. L’unica protesta che abbiamo ricevuto, in Piemonte, è la mancanza dei gironi di Seconda categoria che al momento in cui stiamo andando in stampa non sono ancora stati pubblicati. Al tal proposito, tenete d’occhio qualche altro giornale che proprio oggi, lunedì 24 agosto, potrebbe averli in “esclusiva”. D’altronde, come molti di voi sanno, noi non rientriamo in quella cerchia ristretta, facciamo sempre troppe domande scomode e diciamo sempre quello che pensiamo. Questo perché, crediamo, è il confronto, anche fuori dai denti, che serve alla causa del nostro calcio. E in Lombardia? Un clima da guerra civile. Le società minacciano di non ripartire, altre accusano il comitato regionale di averle prima fatte iscrivere e poi di aver diffuso un protocollo inapplicabile, altre ancora di non pensarci proprio a iscrivere le squadre di settore giovanile. E come dargli torto? Noi però da queste colonne, così come abbiamo già fatto attraverso il sito Internet, vogliamo essere chiari: se per ripartenza le società intendono che tutto deve essere fatto come se non ci fosse mai stata l’emergenza, perché questo è stato detto in alcune call, allora siamo fuori dal mondo. Non si può fare per un motivo molto semplice e cioè dobbiamo veramente preservare la salute delle persone. Noi poi non siamo né medici né scienziati e men che meno crediamo di avere la verità in tasca. Anzi. Abbiamo molti dubbi. Ma sul fatto che da qui in poi non sarà più come prima è certo. Ecco perché, fin da questo numero, diciamo che al momento non esistono le condizioni per ripartire in sicurezza. Protocollo. Alcune delle cose scritte sono di fondamentale importanza. Anzi, in certi passaggi è persino timido ma questo perché? Semplice, la Federcalcio non vuole mettere le mani al portafogli. Qualcuno ci spieghi com’è possibile far fare i raduni senza avere prima un test sierologico che mi dica se sono positivo. Non dico un tampone, che richiede tempi lungi e che semmai verrà dopo, ma un test che richiede pochi minuti sì. Qualcuno obietta che tu puoi essere negativo ma poi la sera vai a fare l’aperitivo ai navigli e il giorno dopo ti presenti all’allenamento positivo. Tutto vero. Ma qui dobbiamo anche cercare di mettere in campo un’opera di prevenzione che va aldilà del test. Dobbiamo capire che per questa stagione le difficoltà saranno queste, che dobbiamo modificare i nostri comportamenti, ma dobbiamo mettere le società nella condizione di fare prevenzione e con cinquecento euro le possibilità che una società si metta in regola è pari a zero. Nelle pagine che seguono abbiamo, con l’aiuto degli esperti, esaminato il Decreto e il Protocollo. Vi sono passaggi dove è impossibile che le società si mettano in regola e proprio per questo motivo non possiamo pensare che i presidenti debbano rischiare sulla loro pelle un eventuale procedimento penale e civile. Vero è che dobbiamo anche metterci nei panni di un genitore che ti consegna un figlio sano e come minimo vuole che torni a casa sano. E’ assurdo tutto questo? No. E attenzione cari presidenti, perché a pagina otto raccontiamo di una recente folle sentenza che vi deve mettere bene in guardia, perché oggi un genitore vi porta in tribunale perché non permettete al loro figlio di iscriversi presso la vostra società, avete capito bene sì, figuriamoci cosa potrebbe succedere se si prende il Covid che, diciamolo, avrebbe anche tutte le ragioni di questo mondo. Per ripartire servono risorse: screening, attrezzature, personale formato.
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